#vecchiascuola Atomo e la sua storia incredibile: “Eravamo ribelli di professione”

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Si chiude con Atomo, volto storico della politica meneghina, la carrellata di articoli in vista della serata di Vecchia Scuola. Volutamente di parte, amante dei fumetti, grande amico di Shah e Swarz, Atomo ha spauto stregarmi con i suoi racconti di lotta, di eccessi e di ribellione. Ma tutto nel nome di un ideale, anche estetico.

#vecchiascuola Shah, la writer dei centri sociali: “Qui nessuna discriminazione di genere”

Interviste

Come ultimo appuntamento con la carrellata di articoli su Vecchia Scuola, in attesa della presentazione di questa sera, avevo inizialmente pensato a un pezzo unico che contenesse le testimonianze di due big della scena milanese dei centri sociali: Shah e Atomo. Solo dopo averli intervistati mi sono resa conto che, nonostante l’amore fraterno che li unisce, trattenerli entrambi in un unico articolo sarebbe stato riduttivo: quanti racconti avrei dovuto tagliare? Quanti ragionamenti avrei dovuto mozzare? Non se ne parla proprio.

#vecchiascuola La storia di Flycat: “L’Hip Hop ci ha salvati”

Interviste

“Eravamo arrabbiati, anche sgarbati, ma ci stava. Era quella cosa  che ci teneva vivi e che, personalmente, mi ha salvato” . È così che Flycat mi racconta la sua avventura nel mondo dell’Hip Hop milanese. Storia di vita e di arte, di amicizia e di famiglie (anche non naturali), nata con la breakdance prima e cresciuta con il Writing poi, figlia di una cultura per immagini che veniva direttamente dagli States. E così è stato, almeno per Flycat. Ma attenzione a non rimanerne abbagliati: non è tutto ora ciò che luccica.

Arte sui treni merci, in Germania arriva la mostra “Freight Train Works”

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Treni nazionali, regionali, locali: in Italia fare bombing su questi mezzi di trasporto è un grande classico. Ma come la mettiamo, invece, con i treni merci, quelli grandi e spogli, le cui carrozze sono spesso allineate a formare una carovana di container che si spostano su rotaia? In Italia non è così usuale pittarci sopra, ma a raccontare la storia di questa particolare nicchia in tutto il mondo ci pensa la mostra “Freight Train Works”, organizzata da Urban Script Continues dell’artista Jans Besser.

#vecchiascuola Studio e ricerca, la storia degli MCA con Rendo, Graffio e Play

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Studio, ricerca, dettaglio. Mai una volta sui treni, mai una compagnia losca (o almeno, non particolarmente). “Voi non siete veri writer, uscite i tatuaggi!”. Seduti al tavolo di un fast food ci scherziamo su, ma la verità è che ho imparato tantissimo dagli MCA, i primi protagonisti del nostro racconto di “Vecchia Scuola”. Perché Rendo, Play e Graffio sono così: curiosi, a tratti posati, veri “topi da biblioteca” del movimento. Hanno studiato e ristudiato, in barba a una moda che li voleva un po’ teppistelli, un po’ vestiti male, un po’, diremmo oggi, yolo. E proprio di quello studio e di quella ricerca hanno fatto la loro forza, raggiungendo livelli stilistici altissimi e contribuendo a scrivere la storia del movimento tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Ecco che cosa ci siamo detti.

#vecchiascuola KayOne racconta i primi 10 anni di Writing e Hip Hop a Milano

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“Sì, lo so, la vecchia scuola è quella americana. Ma che ci posso fare se io di quella roba me ne sono innamorato, e come me anche tanti altri a Milano?”. Non gli si può dire proprio nulla a KayOne, Marco Mantovani all’anagrafe, che dopo 7 anni di ricerche, tra foto, stralci di giornale, aneddoti e molto altro, ha dato vita a “Vecchia Scuola”, edito da Drago, quella che lui stesso ha definito “la mia tesi di dottorato” sui primi 10 anni (dal 1984 al 1994) del movimento Hip Hop a Milano. 464 pagine di pura storia, che KayOne presenterà per la prima volta al grande pubblico il prossimo 20 luglio a Base.

Dal social al sociale. La storia bella e tutta palermitana di Street Art Factory

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Se l’avessi saputo per tempo ne avrei certamente scritto prima. Ma Street Art Factory è così: per scelta dei suoi ideatori il progetto non stato è pubblicizzato, non in modo massiccio, “perché è in fase di semi attivazione. Vogliamo testare la validità del modello che stiamo portando avanti prima di sbandierarlo in giro: il nostro obiettivo è renderlo auto sostenibile”. Mi pare che questo motivo sia abbastanza valido per perdonare Mauro Filippi, project manager di Street Art Factory, per non averne fatto parola prima.