La graffiti art nello Yemen ha un nome, Murad Subay. E 102 volti

Interviste

Forse non tutti se lo ricordano ma, accanto a Tunisia, Egitto e Libia anche lo Yemen ha preso parte, tra 2010 e 2011, alle sommosse popolari delle contemporanee proteste nel mondo arabo scoppiate in diversi Stati del Maghreb e del Vicino Oriente. Qui, infatti, l’instabilità della vita politica del Paese ha portato, dagli anni Novanta, a due conflitti simultanei: da una parte le cellule di al-Qāʿida stanziate nelle province di Shabwa, Marif e Jawf, contro le quali lo Yemen combatte sostenuto dagli Stati Uniti; dall’altra le milizie sciite zaidite Houti, tribù separatiste finanziate dalla Repubblica islamica dell’Iran, contro il governo centrale di San’a’, rappresentato dalla figura del presidente ‘Ali’ Abd Allah Saleh, al potere da 33 anni. Proprio questi ultimi, gli zaiditi del nord dello Yemen, si uniscono sul finire del 2010 alle proteste in corso in tutto il Paese contro il regime del presidente, chiedendo la sua deposizione e profonde riforme politiche dettate da una povertà dilagante. Da questo momento ha inizio un’escalation di guerra, scandita da morti e feriti, che dai primi mesi del 2011 prosegue tutt’ora, nonostante le elezioni di febbraio 2012. Il 21 febbraio 2012, infatti, il popolo yemenita ha votato alle prime elezioni presidenziali dopo la fine della dittatura di ‘Ali’ Abd Allah Saleh: il candidato vincente (perché unico) è stato Abd Rabbuh Mansour al-Hadi, vicepresidente dello Yemen nei precedenti 17 anni. Hadi sarebbe dovuto essere l’uomo della transizione del paese, secondo quanto previsto dall’accordo firmato tra Saleh e il Consiglio di Cooperazione del Golfo nel novembre 2011. Nel ruolo di guida del paese fino alle prossime elezioni legislative e presidenziali (che si sarebbero dovute tenere quest’anno) avrebbe dovuto consultare i vari movimenti politici per eleggere un’assemblea costituente che scrivesse una nuova costituzione. Ma l’uccisione, il 22 novembre 2012, di Abdul Karim Jebdan, parlamentare e delegato alla conferenza di Dialogo Nazionale, è stato un chiaro segno della mancato raggiungimento della pace nello Yemen.

E proprio l’anelito alla pace ha spinto il giovanissimo Murad Subay, classe 1987, a portare per primo nello Yemen la pratica della graffiti art, aggiudicandosi così l’appellativo del Banksy yemenita. Tre le sue campagne artistiche che hanno dato voce ai muri della capitale San’a’, tutte all’insegna della richiesta di pace nel proprio Paese. Colour The Walls Of Your Street è del marzo 2012: in tale occasione Murad ha incoraggiato i cittadini yemeniti, specialmente i più giovani, a colorare i muri danneggiati dal conflitto civile scoppiato nello Yemen nel 2011. The Walls Remember Their Faces è del 2012: sui muri delle strade della capitale Subay e il suo gruppo di artisti disegnarono col metodo degli stancil in bianco e nero i ritratti di 102 persone scomparse negli anni precedenti, quasi tutte per ragioni politiche; l’iniziativa, raccontò lo stesso Subay, portò all’identificazione di uno dei desparecidos yemeniti. Quest’anno, infine, è stata la volta della sua terza campagna intitolata 12 Hours: in essa ha illustrato le dodici principali sfide politiche che si affacciano sull’orizzonte yemenita.

Non è un caso, insomma, se lo scorso 14 novembre, nel corso della sesta edizione della Conferenza Mondiale Science for Peace, ideata dalla Fondazione Veronesi, Muard sia stato insignito del premio Art for Peace Award: tale scelta, infatti, è stata motivata dagli organizzatori “per il forte impegno che la sua arte rivela a favore dei diritti della popolazione civile contro gli attacchi terroristici”. Dopo quella data Murad, non certo l’inarrivabile “street-artist-star” che ci si aspetterebbe in Occidente, ha amichevolmente risposto a una serie di domande che gli ho fatto riguardo la sua vita, la sua carriera, il suo futuro.

Chi sei? Cosa fai nella vita?

Il mio nome è Murad Mohsen Subay, sono stato un atleta per sette anni: cintura nera di judo, sono arrivato terzo nel campionato juniores della repubblica yemenita, e secondo nei campionati militari; sono inoltre cintura blu in Tae Kwon Do. Ho iniziato a dipingere dal 2001, mentre nel 2012 ho iniziato le mie campagne di graffiti.

Quando hai iniziato ad avvicinarti alla graffiti art? Perché?

Come ho detto prima ho iniziato nel 2012, dopo che si sono verificati conflitti tra le milizie nella capitale.

Perché hai preferito la graffiti art alla letteratura per narrare gli scontri in Yemen?

Già, è una buona domanda: poichè non ho le doti di uno scrittore e non ho nemmeno frequentato un corso di Belle Arti, non ho avuto scelta. In realtà nelle città di Aden e Hodeidah abbiamo un piccolo centro di studi sull’arte, ma quel tipo di scuola non soddisfa le mie aspirazioni.

Perché i cittadini yemeniti hanno deciso di seguirti nella tua prima campagna, Colour The Walls Of Your Street?

Beh, è stato un periodo di guerra e la speranza era che la Rivoluzione perdesse perché le forze anti-rivoluzionarie potessero vincere era forte. Il senso di danno a ciò che è nostro: questo è ciò che mi ha portato a lanciare le campagne d’arte per le strade e questo è il motivo per cui i cittadini hanno partecipato. I muri sono oggi le nostre voci.

Cosa dicono Governo e persone anziane del tuo lavoro?

Si tratta di una domanda che ha bisogno di una lunga risposta. Ho lanciato una seconda campagna dal titolo The Walls Remember Their Faces per disegnare i volti di persone scomparse: essa non ha trovato il supporto di quei potenti che non amavano aprire il “file” del problema dei desaparecidos, tanto che la campagna Mural Faces è stata più volte insabbiata. Ma questo ha portato la comunità e le famiglie degli scomparsi a partecipare alla campagna contro le operazioni dedite all’oblio. Il nostro lavoro ha dato talmente fastidio da essere discusso durante il Congresso dello Yemen da un comitato che ha indagato proprio su questo caso, e, grazie alla petizione di Amnesty International contro il crimine della sparizione forzata, il governo ha firmato un accordo proprio in tal senso.

Qual è il tuo masterpiece preferito? Perché?

Grazie che tu abbia pensato che io abbia un qualche masterpiece..ma è difficile scegliere.

Qual è la tua tecnica preferita?

Qualunque cosa si possa fare con un pennello.

Chi sono i tuoi mentori riguardo la graffiti art?

Non ho avuto un insegnante, tutto ciò che ho fatto l’ho imparato a casa e questo non è sufficiente, quindi sto cercando una borsa di studio all’estero, magari in Belle Arti.

Com’è andata la premiazione di Art For Peace Award?

Una sola parola: “meraviglioso”.

Continuerai a fare graffiti in futuro? Se sì, dove?

Certo: c’è un’idea alla quale sto lavorando, ma non dirò nulla finchè non arriverà il momento giusto.

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