Spray rosso per la RedVolution della Campari

In Italia

A noi del sesto bienno della Scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano è stata offerta, lo scorso 19 novembre, una bella possibilità: visitare la città che ci ospita, Sesto San Giovanni, con la guida di un uomo che la conosce meglio delle sue tasche, l’ex sindaco Giorgio Oldrini. Con una persona che stimo e ammiro abbiamo così girato per le strade di una città a cui sono molto affezionata: a Carroponte e Spazio Mil Oldrini ci ha così illustrato il recupero industriale effettuato e la loro trasformazione in parco archeologico, all’archivio Sacchi ci ha raccontato l’aneddoto dell’incontro tra Giovannino Sacchi e Pier Luigi Nervi, in piazza Abramo Oldrini ci ha parlato delle rivendicazioni sindacali alla Breda. Poteva andarmi meglio?

Effettivamente sì: la mia fame di cultura d’impresa, già saziata a sufficienza da questi racconti, ha trovato il boccon divino nell’ultima visita, quella effettuata al quartiere della Campari. Questo è stato di recente uno dei centri di sviluppo del progetto, tutto sestese, “Tutta mia questa città – Ripensare lo spazio urbano: Sesto una città per donne e uomini”: riqualificare e progettare l’urbe sono state le sue parole chiave, l’intento quello di rendere Sesto una città più bella, più vivibile e più sicura. Per farlo, l’amministrazione locale ha puntato tutto su due idee cardini: la prima, quella di ripensare la città e i suoi spazi a partire dalla considerazione che sono abitati e vissuti da donne e uomini, differenti per genere, età, condizione sociale, provenienza; la seconda, considerare la vivibilità, la gradevolezza e il decoro della città come il punto di arrivo di azioni condivise tra cittadini, finanziatori e amministrazione. Da qui è partito il progetto, scaglionato in tre momenti: da una prima osservazione del contesto cittadino con individuazione di criticità e di interventi specifici attraverso percorsi di partecipazione aperta a tutta tutti, è seguito un secondo momento di richiesta di collaborazione e partnership ai soggetti economici. Per ultima è giunta l’attuazione degli interventi precedentemente accordati.

Tra questi, a mio parare, spicca per impatto sulla città, calibro degli artisti partecipanti e rispetto dimostrato dalla cittadinanza il progetto RedVolution 2.0, eseguito sul muro di cinta della Campari all’angolo tra viale Casiraghi e via Sacchetti. Non solo uno dei tanti eventi inseriti nel progetto “Tutta mia questa città”, ma anche un modo per festeggiare i 110 anni di questo storico edificio in peno stile Campari: protagonisti sono infatti stati 11 writers e artisti contemporanei che, sullo sfondo del tipico colore rosso del bitter prodotto nello stabilimento dal 1904, hanno raccontato la sua storia in 11 decadi di riferimento.  Il risultato finale è stato un murales di 110 metri lineari che ripercorre la storia dell’arte italiana attraverso i suoi protagonisti e i suoi eventi principali: dai ruggenti anni Venti dell’artista contemporanea Nais che ripropone Marcello Dudovich, al Futurismo di Depero interpretato dagli stencil artist Orticanoodles; dall’Italia del dopoguerra tradotta in poesia da Ivan, all’esplosione Pop degli anni sessanta con Bruno Munari riletto in chiave street art da Pao, fino alle atmosfere sognanti di Fellini, ritratto in iper-realismo da Neve, ai colori accesi di Milton Glaser e alla dinamicità di fine secolo portata su muro da Tawa, per concludere con la decade 2004-2014 rappresentata da Ugo Nespolo secondo la reinterpretazione del Geometric Bang. Al loro fianco hanno lavorato anche Boris Veliz, Imen e Seacreative.

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