Un murales antifascista per una Niguarda antifascista

In Italia

Il pezzo non lascia spazio a interpretazioni ulteriori: racconta un quartiere di Milano, Niguarda, e il suo essere di parte, antifascista. Ecco perché Niguarda antifascista, apparso a inizio novembre in via Graziano Imperatore a Milano, è un vero murales partigiano, militante, che mi rende orgogliosa di vivere in questa zona nona nonostante i recenti sviluppi di matrice fascista che lo hanno danneggiato, non solo nell’estetica ma soprattutto nello spirito.

La sua nascita deve molto all’impegno del direttivo della sezione Martiri Niguardesi dell’Anpi (via Hermada 8): tra di loro c’è Angelo Longhi, “antifascista dal 28 maggio 1974”, col quale ho scambiato due chiacchiere. Mi spiega che la proposta è arrivata da Jonathan, il più giovane del direttivo, e approvata all’unanimità; poi, una lunga trafila prima della realizzazione: “Abbiamo cercato un muro vicino a dove era stata uccisa una staffetta partigiana – mi spiega Angelo – e quando abbiamo scoperto che era di proprietà comunale abbiamo presentato al Consiglio di Zona Nove la regolare richiesta di autorizzazione. Che non solo ci è stata concessa, ma alla quale è stato anche aggiunto un patrocinio che si somma ai soldi versati degli iscritti”. Da qui ha inizio il lavoro, svolto dai Volks Writerz: un’opera lunga 100 metri che racconta la storia di Niguarda, ma che non è l’unica nella zona. Prima di lei, infatti, era già stato realizzato un murales sull’antifascismo, che resistette per un decennio, disegnato in piazza Gran Paradiso dietro al monumento ai caduti. “È stato per noi come un passaggio di consegne – mi dice Angelo – tra quello fatto dai nostri padri al nostro”.

Ed eccoci a Niguarda antifascista. Sullo sfondo rosso sanguigno che sfuma nei toni del giallo svettano le lettere capitali che formano le due parole bianche con contorni rossi; sulla sua sinistra ci sono due donne in bicicletta: sono Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, e Stellina Vecchio, entrambe giovani iscritte al Pci ed entrambe staffette che il pomeriggio del 24 aprile 1945, in sella alle loro bici, stavano portando l’ordine del Cln agli operai delle fabbriche del nord Milano per autorizzare l’insurrezione e lo sciopero generale. Ma proprio lì dove c’è ora il murales, all’altezza dell’Ospedale Maggiore, quel giorno incappano in un camion tedesco guidato dai soldati della Wehrmacht in fuga da un plotone di partigiani asserragliati dietro una barricata, quella che si vede sulla sinistra del murales: e dal camion i nazifascisti sparano ad entrambe. Stellina rimane illesa, Gina muore pochi minuti dopo dietro a un portone in via Graziano Imperatore 38: poco più che trentenne, era incinta del sesto mese di un marito in carcere a San Vittore in quanto oppositore del regime. Stellina Vecchio, invece, ci ha lasciati il 25 settembre 2011. “Con quest’opera – commenta Angelo – noi le ricordiamo entrambe, riconoscenti di quanto hanno fatto”. Dietro le due donne, poi, c’è la sagoma della fabbrica Falck: essa rappresenta le grandi fabbriche del nord Milano dove lavoravano in quel tempo diverse migliaia di operai: i nostri padri. Per riuscire a piegarli i nazisti ne deportarono 800 nei campi di sterminio: i loro nomi sono oggi scolpiti nelle pietre della memoria sulla collinetta in cima al Parco Nord.

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Ma nella notte dello scorso 20 novembre un gruppo di vandali (probabilmente fascisti), “che – aggiunge Angelo – non ha avuto neanche il coraggio di firmarsi”, ha deturpato il murales, gettandovi sopra uova piene di vernice colorata, colata in basso verso la strada. Il direttivo della sezione Martiri Niguardesi dell’Anpi, dopo aver sporto denuncia, ha deciso di rimboccarsi le maniche: dopo averne annunciato il restauro ha infatti deciso, in vista del settantesimo anniversario della Liberazione, di realizzare un secondo murales su un muro privato che hanno già individuato; a questo proposito invitano tutti i cittadini a suggerire idee e proposte, ma soprattutto ad aderire a una raccolta fondi attraverso una sottoscrizione popolare con biglietti da 2 euro ciascuno per il pregresso restauro e la nuova realizzazione.

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