Ora e sempre Volks Writerz!

Interviste

L’America degli anni Cinquanta li aveva rinominati pop artists: erano quegli artisti che, in seguito al boom economico di cui gli Usa furono grandi forieri, facevano arte popular e, quindi, pop. Oggi l’economia ha preso una piega ben diversa, ma il popolo rimane sempre il grande protagonista di un altro genere artistico, quello dei graffiti, che proprio al popolo urla in una lingua gigante, bidimensionale e molto colorata. Del popolo (e come il popolo) parlano i VolksWriterz, crew milanese che vanta una storia aerografica costellata di battaglie sociali e impegno antagonista; sono stati loro, per esempio, i grandi autori del murales Niguarda antifascista, ma il loro segno è dovunque, in Italia, ci sia una casa popolare, un quartiere periferico, un centro sociale, una ferrovia, un’università. Scopriamo la loro attività militante grazie e Martin, membro del gruppo e writer pure lui.

Chi siete? Quanti anni avete? Qual è la vostra professione?
VolksWriterz a differenza di quella che è la forma classica della crew di writers o street artists è una crew ‘aperta’. Se storicamente le crew rappresentano l’unione di diverse persone sotto una stessa sigla, unione che nasce e si basa sulla frequentazione e il dipingere insieme per un tempo più o meno lungo, fino ad esserci l’accettazione del nuovo elemento all’interno del gruppo noi abbiamo scelto di creare qualcosa che scardinasse questa logica alla base. VolksWriter è chi partecipa e realizza un’azione con gli altri, che si tratti di chi mette il colore di fondo del muro, chi riempie le lettere o chi realizza i figurativi: è quindi l’evento e l’iniziativa che definiscono chi è un membro della crea. E in questo senso a maggior ragione il senso e il contenuto che sta alla base di tale iniziativa: per noi da sempre un contenuto militante e antagonista.
Nell’arco degli anni naturalmente si è venuto a creare un gruppo di persone più definito a cui fare riferimento per organizzare le diverse azioni o iniziative che consiste in 7/8 persone, ma come ti dicevo il senso stesso dell’esistenza di questa esperienza è nella condivisione, nella contaminazione e nella socializzazione del dipingere come strumento di comunicazione antagonista. L’età varia dalla ventina ai 40 anni e può variare di situazione in situazione, così come le professioni, in particolare in un periodo di forte precarietà come questo.

Quando e perchè vi avvicinate ai graffiti?
La maggior parte della vecchia guardia tra di noi ha iniziato a dipingere a inizio/metà degli anni 90 durante l’adolescenza, così come chi si è aggiunto in seguito ha sempre iniziato in quel periodo della sua vita anche se qualche anno dopo. I motivi che ci hanno spinto a dipingere sono molteplici, da quel senso di riappropriazione più o meno cosciente che rappresenta fare bombino illegale sui muri o sui treni, alla realizzazione di un percorso di crescita personale e interiore, fino all’essere stati in grado di sviluppare ed elaborare un nuovo approccio con il media graffiti/street art che avvicinasse questo tipo di percorso a quello classico del murassimo, mettendo quindi i contenuti e il messaggio davanti al resto. In secondo luogo perché è un fantastico strumento di condivisione e contaminazione con altre persone, perché è divertente ed eccitante, e perché rappresenta un modo tra gli altri per ritagliarsi spazi di libertà in una società che tende a castrare questo tipo di bisogni.

Mi raccontate come lavorate? Dalla bozza al pezzo su muro, qual è la vostra “scaletta” pratica?
Dipende dalla situazione… ci può essere un progetto particolarmente elaborato per qualche iniziativa, come si può fare una murata in freestyle, quindi improvvisando. Non c’è uno schema preciso che seguiamo. Solitamente valutiamo quello che vogliamo comunicare, ci confrontiamo su quale possa essere il modo più incisivo per farlo, raccogliamo immagini o una precisa iconografia e poi decidiamo di riproporre il tutto secondo il nostro gusto e il nostro stile sul muro.

Quali sono i lavori con cui vi siete fatto conoscere e quali vi piacciono di più?
Tra i lavori più importanti che abbiamo realizzato ci sono sicuramente il murales per Dax sulla darsena, il muro centrale del Leoncavallo, e altri muri dedicati a partigiani e compagni caduti in diverse città italiane.

Da cosa nasce la vostra opera “Niguarda antifascista”?

Il progetto di Niguarda è il frutto di un lungo lavoro da parte dell’ANPI di zona per ottenere l’autorizzazione a dipingere il muro che sta all’entrata del quartiere vecchio durato circa due anni. Una volta ottenuto il patrocinio del Consiglio di Zona abbiamo realizzato questo grande murales che onora e ricorda il sacrificio di tutti i caduti durante la lotta di liberazione dal nazifascismo, e in particolare di Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, che venne uccisa dai tedeschi in fuga il 24 aprile, giorno antecedente all’insurrezione in cui venne liberato il quartiere di Niguarda. Onorare e preservare la memoria della lotta di liberazione partigiana è sempre stato uno dei maggiori obbiettivi per noi VolksWriterz, e da questo punto di vista siamo molto felici di aver contribuito a realizzare questo lavoro a Niguarda.

Quando è stato imbrattato e cosa farete per rimediare?
Il murales è stato imbrattato alcuni giorni fa e provvederemo al più presto a sistemarlo e a ripulirlo da questo gesto vigliacco e senza onore.

C’è qualche writer che considerate il vostro maestro? Se sì, chi è e perchè?Siamo in tanti ed ognuno ha i suoi gusti, il suo stile e la sua sensibilità, sarebbe difficile scegliere un solo ‘maestro’. Posso dirti che i nostri riferimenti vanno dal murassimo messicano di inizio secolo a quello nordirlandese, dai grandi pionieri del writing americano alle nuove tendenze che si esprimono attraverso le diverse correnti di street art, privilegiando naturalmente chi prende una posizione e comunica qualcosa di intelligente e possibilmente antagonista.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Continuare a dipingere come abbiamo sempre fatto fino ad oggi, coerenti con l’attitudine che ha sempre caratterizzato il nostro agire.

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