Lo strano caso dell’eutanasia artistica di Blu

Nel Mondo

È stata argutamente definita “eutanasia artistica” la pratica con cui Blu, writer italiano attivo in tutto il mondo, ha cancellato, nella notte tra giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, due dei suoi masterpieces a Berlino, Chain e Brothers: una pratica contraria al lavoro del writer, ma oggi più che mai specchio dei cambiamenti urbanistico-abitativi cui tante zone del mondo sono, volenti o nolenti, sottoposte.

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Come tanti di loro, Blu inizia la sua carriera impugnando bombolette spray a Bologna dove, nel 1999, realizza i suoi primi lavori nel centro storico (nelle zone adiacenti all’Accademia di Belle Arti) e in periferia (negli spazi occupati del centro sociale Livello 57); ma a partire dal 2001 le opere di Blu iniziano ad essere eseguite con la tecnica del pasteup: le figure sono precedentemente realizzate su carta con vernici a tempera e successivamente attaccate alla parete con l’uso di rulli montati su bastoni telescopici, pratica questa che consente di ingrandire smisuratamente la superficie pittorica creando un maggior coinvolgimento da parte del pubblico. Con questa nuova tecnica l’artista si fa conoscere in tutto il mondo: da Città del Messico a Praga, da Betlemme a New York, Blu esporta la sua realtà di umanoidi e animali fantastici fino al tempio europeo della graffiti art, Berlino. Qui tra 2007 e 2008 realizza infatti tre gigantesche opere nel quartiere di Kreuzberg: Pink Man, raffigurante il busto di un uomo – cadavere composto di tanti corpi umani nudi e spaventati, e i suddetti ChainBrothers: il primo lavoro raffigura un uomo che, nell’atto di aggiustarsi la cravatta, mostra due orologi Rolex d’oro collegati dalla catena, d’oro anch’essa, delle manette; il  secondo lavoro, proprio accanto al primo, mostra due figure mascherate che mentre con la mano sinistra si tolgono vicendevolmente la maschera, con la mano destra incrociano le dita a formare l’uno la “W” di “West” e l’altro la “E” di “East”: il riferimento alla divisione del Muro è immediato.

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Proprio queste due ultime opere sono diventate un vero cult per la città tanto che, quando l’edificio pittato da Blu era stato lo scorso ottobre messo in pericolo dalla ristrutturazione prevista dal progetto di gentrificazione dell’investitore immobiliare Artur Süsskind, la popolazione locale, guidata dal residente Jascha Herr, era riuscita a raccogliere oltre 8000 firme e a presentarle al sindaco del distretto Monika Herrman (Verdi), all’investitore Süsskind e all’Assessore alla Cultura Tim Renner, chiedendo che l’opera di Blu venisse trasformata in un monumento e così protetta dalla sua distruzione. Ma 250 appartamenti, un Kindergarten, un supermercato e una terrazza affacciata sul fiume fanno gola anche ai politici più “Verdi” e la risposta della portavoce del Dipartimento per lo Sviluppo Urbano Petra Rohland, sulle pagine del Tagesspiegel, fu che “La street art è ancora troppo giovane per essere considerata un monumento”. E così, con una scelta paragonabile solo a quella di Seneca in fuga dai sicari mandati da Nerone, Blu ha preso la decisione più drastica, il suicidio artistico: “Visti i cambiamenti vissuti dall’area circostante, abbiamo percepito che fosse il momento di cancellare entrambi i murales” ha così rivendicato l’atto lo stesso writer in un post, dal titolo “Quando il dito indica la luna”, apparso in questi giorni sul suo sito. Risultato: al momento le due gigantografie appaiono coperte da una colata di vernice nera, applicata nottetempo da Blu.

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