Il vile gesto di chi deturpa (per la seconda volta)

In Italia

Spiace chiudere l’anno con una notizia che non avrei voluto dare. È il caso dello sfregio, il secondo dopo il primo restauro del mese scorso, che il bel murales Niguarda antifascista ha subito lo scorso 29 dicembre a opera di nazifascisti reticenti e ignoranti.

Che poi, potrebbero essere definiti diversamente dei nazifascisti? Cancellare la parola “anti” per lasciare la scritta “Niguarda fascista”, applicare svastiche e inneggiare al punk  su un’opera che oggi ricorda le gesta eroiche di ieri, è un’operazione anacronistica e scorretta: un po’ come se qualche sprovveduto scrivesse “Viva Napoleone!” su El tres de Mayo de 1808 en Madrid di Francisco Goya o se qualche illogico nostalgico apponesse falce e martello sul palazzo dell’Haus der Kunst di Paul Ludwig Troost.

Significherebbe (e, nel caso niguardese, significa) che non si è capito nulla né della Storia né della Storia dell’Arte: da una parte è innegabile il valore della Resistenza contro un’ideologia che tutt’oggi è un reato previsto dalla Legge; d’altro canto chiunque si occupi di arte sa bene quanta fatica, tempo ma soprattutto denaro impieghi la realizzazione di un’opera: dal momento della stesura del colore alla sua tutela e valorizzazione, una tela, un legno, una scultura o un pezzo sono testimoni dell’ingegno umano in una ben precisa realtà storica, e il rispetto verso questo tipo di attività deve essere scevro da ragioni politiche o partitiche, a maggior ragione quando il pezzo in questione si trova per strada e non alla temperatura controllata di un museo, sotto lo sguardo vigile di telecamere e guardie.

Vile e codardo, insomma, è anche questo secondo gesto, cui la sezione Martiri niguardesi dell’Anpi Milano così risponde: “I fascisti, e chi per loro, che intendono alzare la testa sappiano che il murales verrà ripristinato a breve, che Niguarda antifascista vigilerà. Milano, Città Medaglia d’Oro alla Resistenza, è già stata umiliata abbastanza da manifestazioni, ricorrenze o raduni in questi ultimi anni: bisogna evitare che questi esseri possano rovinare anche un murales. A nessuno sarà permesso di modificare la storia”. D’accordo con loro è Martin, writer della crew Volks Writerz che ha realizzato il pezzo: “La sostanza non cambia da prima: dei fascio/nazisti hanno imbrattato il muro in un gesto che denota il loro proverbiale coraggio. A breve lo ripristineremo”.

A loro va tutta la mia solidarietà, sperando che il 2015 possa fornire anche agli ignoranti autori del gesto vandalico gli strumenti per comprendere la Storia in tutte le sue forme, compresa quella artistica.

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