A Parigi l’informazione si fa (anche) sui muri

Nel Mondo

Nella Parigi dalla libertà di stampa mutilata, a fianco degli otto uccisi nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, altri giornalisti da qualche tempo lottano per un’informazione libera e alla portata di tutti. Come il direttore Stephan “Charb” Charbonnier, come i vignettisti Jean “Cabu” Cabut, Georges Wolinski, Bernard “Tignous” Verlhac, Michelle Renaud, Philippe Honorè, Mustapha Ourad e come l’economista Bernard “Oncle Bernard” Maris (senza dimenticare i due poliziotti e l’addetto alla portineria uccisi e gli altri 11 feriti nella mattinata del 7 gennaio 2015), anche i fotogiornalisti freelance Pierre Terdjman e Benjamin Girette hanno deciso di far sentire la loro voce.

Stanchi di vedersi rifiutare la pubblicazione delle proprie fotografie a causa della crisi dell’editoria e preoccupati per la crescente indifferenza dell’opinione pubblica nei confronti dei temi della guerra, a febbraio 2014 Terdjman, 34enne fresco del suo ultimo viaggio nella Repubblica Centrafricana, e Girette, suo collega, hanno così deciso di fondare il collettivo #Dysturb: il suo obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza di ciò che sta accendo nel mondo attraverso la più grande rete sociale esistente, la strada. Proprio qui, infatti, il collettivo ha già postato sui wall, veri muri pubblici, quelle stesse foto che, ingigantite, non sono state accettate dai giornali: il loro tasto Incolla è vera colla a base d’acqua per un uso non vandalico dei muri, i loro credits una didascalia della foto con tanto di nome e cognome dell’autore per evitare il più possibile lo scontro con le forze dell’ordine.

Un modo alternativo di fare street art che, tuttavia, non produce nulla che sia già stato artisticamente pensato e realizzato nel passato prossimo: “Sono secoli che si applica la tecnica del fly-posting, in pubblicità come nel mondo dell’arte”, ammette Pierre Terdjman in un’intervista al Time. E anche in fotografia il fotografo francese JR si è fatto conoscere al grande pubblico con il progetto Face2Face, col quale ha applicato sul muro della striscia di Gaza i ritratti di palestinesi e israeliani. “JR sta facendo un ottimo lavoro – ha detto Terjdman – ma quello che stiamo facendo è diverso: noi stiamo cercando di portare la notizia alla gente”.

Finora, la città di Parigi ha dimostrato di approvare questo tipo di informazione “disturbante”, tanto da portare il collettivo a esportare il proprio lavoro in altre città: dopo Lione, Perpignan e Sarajevo, i fotogiornalisti si sono spinti, lo scorso ottobre, fino a New York. Qui hanno ricordato l’amica e collega Camille Lepage, uccisa a 26 anni durante un servizio nella Repubblica Centrafricana, incollando i suoi lavori per le strade della città. Chissà che, in un futuro non troppo lontano, #Dysturb possa rendere omaggio anche ai colleghi di Charlie Hedbo, rei di avere commesso lo stesso crimine di cui si macchiano quotidianamente in giornalisti: informare.

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