Vignette per murales, la satira di Rouge

Interviste

Cosa hanno in comune una vignetta satirica con un pezzo su muro? Tecnica di realizzazione, supporto e dimensioni ci porterebbero a pensare un bel nulla, ma il disegnatore milanese Simone Rossoni in arte Rouge (alla francese, RUƷ) ha compiuto il miracolo, ingigantendo le sue vignette fino a farle diventare dei veri murales. I soggetti sono ovunque gli stessi: che sia su un foglio A4 o su un muro 5x3mt sono i vermi, “perfetti simboli delle brutture di una società che striscia”, i protagonisti che hanno dato vita al progetto “Vermi di Rouge”, nato una decina di anni fa.

Come tanti altri disegnatori, italiani e non, anche Rouge ha in questi giorni fatto sentire la sua voce in merito ai fatti dello scorso 7 gennaio: pungente, a questo proposito, è la vignetta che pizzica due vermi, Corano incombente, a commentare “E adesso che siamo tutti d’accordo con la libertà di satira riprendiamo con le vignette “sul” Corano”. Rouge non ha dubbi: “Nessuno deve fermarsi o spaventarsi. La questione riguarda tutti quelli che credono nella libertà d’espressione, a qualsiasi titolo”, concetto ribadito durante l’incontro dello scorso 18 gennaio, quando, nell’aula consiliare del comune di Settimo Milanese, Rouge e l’amico artista Paolo Castaldi hanno partecipato, disegnando, all’incontro “Islam ≠ terrorismo. Dalle primavere arabe alla libertà di satira” con Lia Quartapelle (deputato Pd), Ali Abu Shwaima (presidente del Centro Islamico di Milano) e Rassmea Salah (consigliere a Bresso).

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Ma il suo tocco satirico Rouge lo conserva anche per l’altro genere artistico, quello dei murales: sì, perché non tutti sanno che la prima vera passione di Simone Rossoni è la street art, nella quale ha militato per anni a fianco di altri nomi, prestigiosi nel panorama milanese, quali Sonda e Nais. Ecco la nostra chiacchierata.

Cosa fai nella vita?

Diciamo che non sono un artista professionista: nella vita faccio altro. Le vignette e la street art le conservo per il mio tempo libero: certo, di tempo libero ne ho pochissimo e quando è veramente libero mi annoio un sacco, per cui mi tengo sempre impegnato con qualcosa. Ecco, potrei dire che vignette e street art sono a tutti gli effetti il mio secondo lavoro. Ho iniziato tuttavia facendo writing da ragazzo. Vent’anni fa non si parlava ancora di street art ma solo di writing: disegnavo puppets ma non facevo lettering e andavo in giro con Sonda e Nais. Poi ognuno ha preso la sua strada, io mi sono fermato per 5 anni e dopo questa pausa ho iniziato con le vignette.

Ma quindi ti consideri più vignettista o più writer?

Ragionando sui numeri sono più vignettista, perché, per ovvie ragioni logistiche, ho realizzato molte più vignette che murales. Tuttavia lavorare su muro mi piace di più: mi piace l’interazione col pubblico a tutti i livelli, durante la realizzazione, quando vengono, ti chiedono cosa stai facendo, ti propongono il loro aiuto, ma anche a lavoro finito. Per riassumere posso dire che sono un disegnatore.

Che risposta paracula!

Vero, ma non è un problema da sottovalutare: si rischia di non essere considerati nei singoli ambiti, perché per i vignettisti cono il writer e viceversa.

Penso alla grande scritta “Eternit”, che hai realizzato sul polo industriale di Rho: è un’opera che ti ha creato problemi?

Le lamentele ci sono state e gli obiettivi delle critiche sono stati due. Il primo è il genere da me usato: un pezzo su muro (e che muro!) è invadente, vistoso e la grafica può non piacere. L’altro è il contenuto: le T finali di Eternit si trasformano in tanti croci.

I tuoi pezzi sono evidentemente schierati: come si coniuga questo con la satira?

Fare satira non significa per forza essere super partes: fare satira significa non avere un padrone, non fare parte di alcun schieramento. Sarebbe assurdo non avere un’idea. Certo, ho realizzato “ritocchi” ai manifesti elettorali della destra, ma non mi sono mai tirato indietro a criticare il Pd: è capitato che anche Rifondazione comunista mi invitasse a qualche suo evento e io, per tutta risposta, ho fatto qualche vignetta contro. Mi piace fare una critica dall’interno, insomma, nonostante le mie opere facciano trapelare una sorta di “dichiarazione di voto”.

Come lavori?

Normalmente faccio un bozzetto del pezzo e poi lo ripropongo, ingigantito, su muro. Ma se il muro è di dimensioni troppo grandi parto dal muro: sopralluoghi e misurazioni sono necessari, poi realizzo il bozzetto e alla fine lo metto su muro usando strumenti di lavoro estensibili.

Usi molto la carta: perché non lo spray?

Avevo manualità con lo spray, eh, ma ora lo odio: l’ho usato per talmente tanto tempo che il suo odore forte mi è rimasto nel naso. Ora lo uso solo se devo fare dei pezzi con altri writers. Il lavoro su carta mi è più congeniale e mi permette di sperimentare tecniche sempre diverse, a partire da quella del poster che realizzo con Pus.

Quali lavori ti piacciono di più?

Ce ne sono due. Il primo è la rielaborazione del “Quarto Stato” realizzata con Giorgio Acquilecchia, fumettista che, in questo progetto, ha lavorato su colore e profondità. Il secondo è la rielaborazione delle “teste composte” di Arcimboldo realizzata con Pao. Mi piace molto lavorare con altri artisti: ti dà spunti in più, ti arricchisce.

Hai progetti futuri?

Sì, si tratta di due pezzi che mi sono stati commissionati da due spazi sociali di Milano: per il primo i ragazzi si sono affidati al mio estro e mi hanno dato carta bianca, mentre nel secondo caso ho chiesto loro cosa preferissero e mi è stato dato un tema. Sarò sincero: li sto tenendo tanto perché ci tengo tanto, non voglio dare loro un lavoro di cui non sono pienamente convinto solo per accorciare i tempi.

È stato un piacere chiacchierare con te. Devo confessarti che tra i miei scarabocchi ci sono anche delle brutte copie dei tuoi lavori, che solo qualche tempo fa ho scoperto essere i “Vermi di Rouge”..

Sul mio sito sto raccogliendo gli omaggi che, in giro per l’Italia, amici e fan stanno facendo al mio progetto: mandami anche i tuoi, sono curioso!

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