Banlieue o centro città, l’arte è sempre “di strada”

Nel Mondo

Bastano due parole per evocarci gli scenari di due sistemi sociali (apparentemente) agli antipodi: banlieue e Parigi. Località periferica la prima, centralissima capitale della moda la seconda. Criminalità e clandestinità la prima, belle donne impellicciate e ricchi banchieri la seconda. Bassa qualità della vita ed economia precaria la prima, lusso e benessere la seconda. Ne siamo davvero sicuri? Certo riesce difficile pensare che uno sfarzoso negozio Louis Vuitton possa trasferirsi in zone abitate da chi non può permettersi di acquistarne le borse, ma è possibile che si debba sempre fare di tutta l’erba un fascio? Forse conviene accantonare i pregiudizi e iniziare a ragionare con la mente aperta di chi viaggia, di chi vuole comprendere e raccontare, anche attraverso l’arte.

Ed ecco che a mostrarci il risvolto della medaglia belle banlieue francesi ci pensano l’Institut français Milano e l’Associazione ArtGallery che, con la mostra collettiva “Banlieue”, sfatano alcuni miti duri a morire. Dallo scorso 5 febbraio al 6 marzo, al palazzo delle Stelline di Milano, la banlieue si spoglia di tutti gli stereotipi per entrare nei panni di un luogo simbolo della ricchezza insita nelle differenze e del valore della convivialità: a questo scopo sono state raccolte opere di artisti italiani e francesi contemporanei, rappresentanti delle varie discipline espressive e tecniche artistiche, che assieme raccontano le periferie e le relative traduzioni formali verso la storia, la cronaca, la contemporaneità. Il duo di street artists francesi, Ador&Sémor, per esempio, s’ispira alle periferie parigine, a quelle banlieue che bruciavano nel 2005 e che sono rappresentate da segni marcati, graffiti suggestivi e ritmi underground. Il loro sguardo coglie con una vena ironica e a tratti beffarda, istanti di vita, tra gioia e lacrime, tra sogno e realtà, uomini e donne che abitano un universo urbano difficile. Il linguaggio vigoroso e personale di Ador&Sémor dialoga con l’estetica dark e pop di Michele Guidarini, un mix di penne, pennini, pennarelli, spray e collage, che gioca con le forme e le icone della vita quotidiana, per esprimere il disagio delle periferie e contrapporre amore e morte, tristezza ed euforia, dramma e comicità. I volti delle banlieue sono invece illustrati da Massimiliano Petrone, artista torinese, che decostruisce le immagini a favore di una precarietà della forma: i suoi lavori si focalizzano sulle persone che vivono le periferie ogni giorno, gente che possiede particolarità fisionomiche e tratti stravaganti, dal musicista, alla pin-up, al writer. La periferia di Giulio Vesprini, artista marchigiano dalla naturale inclinazione all’architettura, è rappresentata da geometrie e linee che si fondono con gli elementi naturali; i suoi lavori si collegano alla tradizione della street art grazie ad un perenne studio del segno e all’elaborazione di strutture dal forte impatto emotivo. Le forme sono un gioco di visioni e l’ambiente si pone come punto focale: ecco creata una metafora del mondo intorno a noi, attraverso l’estrapolazione di frammenti della realtà, testimoni dei grandi temi di oggi.

Ma così come sarebbe assai restrittivo (e profondamente sbagliato) equiparare le banlieue ai Quarto Oggiaro, ai rione Sanità, ai San Basilio italiani, così non conviene nemmeno vivere nella certezza che Parigi sia esclusivamente la capitale della moda, della raffinatezza e della Boheme: anche in città non mancano gli esempi di una street art davvero radicata, coloratissima, variegata nel writing quanto lo sono le comunità che ci vivono. Mi riferisco a rue Denoyez: l’ho conosciuta grazie a Flavia Irene Gatti, amica e collega di Pequodrivista.com (di cui ho scritto lo scorso novembre), che lo scorso gennaio è stata a Parigi per respirare l’aria del dopo Charlie Hebdo. Qui, alloggiando vicino al quartiere Belleville, non ha potuto fare a meno di incappare nella miriade di graffiti legali che costellano i muri del quartiere. Quartiere che, non a caso, è sede di uno delle due Chinatown di Parigi (l’altro è in Place D’Italie) e che, nel corso degli anni, ha visto nuove ondate migratorie. Ora tutto il vicinato è abitato da tunisini, algerini, marocchini, vietnamiti, cinesi, etiopi e relativi ristoranti. Qui un certo numero di gallerie e caffè sono nascosti, ma vale la pena inoltrarvisi per esplorarli, mentre le fioriere sono ben in vista, orgoglio del quartiere di cui si prendono cura i residenti stessi. Non mancano oggetti affissi alle pareti, come poesie, mosaici, stancil, giocattoli e teiere. Di seguito, le foto, per gentile concessione di Flavia, raccontano la street art di un quartiere profondamente parigino.

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