Le storie a colori della città di Napoli

In Italia

“Napule è ‘na camminata inte viche miezo all’ato”, cantava nel 1977 il compianto Pino Daniele. Oggi, a distanza di 38 anni, la street art internazionale che trova dimora sui muri di Napoli dimostra, ancora una volta, che il geniale cantautore partenopeo aveva proprio ragione: con la prima edizione di Napoli Paint Stories, lo scorso 7 febbraio, è infatti andata in scena per le strade della città una vera passeggiata alla scoperta dei pezzi, tra stancil, poster e murales, dei maggiori artisti che hanno lavorato sui muri di questa bella città.

Organizzato dall’associazione 400 ml, da anni attiva sul territorio napoletano (e non) per promuovere i fenomeni del graffiti-writing, della street art e della creatività urbana, il tour fa parte del progetto “NAU_Napoli azione urbana”, un’iniziativa del programma “Napoli città giovane: i giovani costruiscono il futuro della città”, realizzato nell’ambito dei Piani locali giovani – città metropolitane, promossi e sostenuti dal dipartimento della Gioventù della presidenza del Consiglio dei ministri e dall’Associazione nazionale comuni italiani. “Sembra quasi un paradosso” scherza Federica Belmonte, la “guida” (e ideatrice del progetto) che ha accompagnato alla scoperta della street art napoletana appassionati e curiosi, tra cui vi era anche l’assessore ai Giovani del comune di Napoli Alessandra Clemente. Federica ha offerto così le sue conoscenze: studiosa di Street Art, è laureata in Conservazione dei beni culturali con una tesi su Banksy. “Nei miei viaggi – mi spiega Federica – ho sempre amato andare alla ricerca della street art del luogo, ma mi sono resa conto che senza una guida è davvero difficile riuscire a individuare e quindi visitare tutti i luoghi d’arte. Da quel momento mi si è accesa una lampadina: e se organizzassi io delle visite guidate per le strade della mia città?”.

Detto, fatto: il lavoro di Federica e della 400 ml è così consistito in una prima minuziosa ricerca sugli artisti che hanno lasciato il loro segno a Napoli, per comprenderne a fondo la personalità, lo stile, i messaggi e le tecniche. Da qui la scelta del tour, attraverso la visita dei pezzi di artisti napoletani (Diego Miedo, Zolta, Arp, Elis, Tatami, Cyop&Kaf), italiani (Alice Pasquini, Hopnn, Exit, Ema Jons) e internazionali (Banksy, Zilda, C215, Clet): ma ciò che interessava Federica e l’associazione non era dare una spiegazione del significato dei lavori, quanto lasciare che la strada parlasse da sé, delle sue storie di rivalità tra tifoserie, della critical mass, dei centri sociali di cui è ricca Napoli. L’interpretazione è stata così affidata alla fantasia e alla visione di ciascuno dei visitatori. “E l’apprezzamento c’è stato – continua con orgoglio Federica – al punto che nemmeno il maltempo ha fermato gli impavidi nella passeggiata: c’erano tanti giovani, tra i 25 e i 35 anni, ma quello che mi ha fatto più piacere è stato vedere due sessantenni che ci hanno seguiti con interesse. Abbiamo ricevuto tanti complimenti e i commenti sono stati tutti positivi”.

Inevitabile, a fronte di tanto successo, prevedere altri incontri nel prossimo futuro. “La nostra ambizione – chiosa Federica – è quella di rendere questi incontri dei veri appuntamenti fissi per la città, possibilmente in italiano e in inglese per permettere anche ai turisti di visitare una faccia davvero inusuale della città”. Quindi se passate per il capoluogo campano lasciatevi guidare tra le vie del centro e della periferia, immersi in una tavolozza di vernici spray, poster, suoni rap e odori. Perché “Napule è mille culure”.

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