Numeri a colori per Pirelli

Recensioni

Dopo un 2014 che ha visto la chiusura dei bilanci con il segno positivo, la Pirelli guarda già alle prossime sfide nel campo dei pneumatici. Ma prima di buttarsi negli affari, anche il signor Marco Tronchetti Provera ha deciso che sarebbe stato il tempo di festeggiare. Come? Con la street art, naturalmente!

Da oggi 26 febbraio al 28 febbraio, nell’immenso spazio di Hangar Bicocca a Milano, la mostra collettiva della brasiliana Marina Zumi, del tedesco Christian Krämer in arte Dome e del russo Alexey Luka interpreterà i pneumatici raccontandoli attraverso tre opere assemblate in un’unica installazione: un tronco di piramide, alto circa cinque metri, con tre facce di oltre 20 metri quadrati ciascuna. Marina Zumi ha deciso di partire dalla luna per dare luce a un notturno con tanto di aurora boreale sfumata a colpi di bomboletta. Dome propone una scena romantica abitata da figure a stencil, come un teatro delle ombre. Alexey Luka fa una street art in 3D, apllicando materiali in rilievo alle pareti come in un ingranaggio astratto, omaggio coloratissimo a László Moholy-Nagy, al Bauhaus e alle avanguardie russe suprematiste e costruttiviste. È la prima volta nella sua storia che Pirelli sceglie di utilizzare questa particolare forma espressiva: la spiegazione, tanto semplice, è che la street art batte la strada emette in comunicazione culture diverse esattamente come fanno i pneumatici più famosi d’Italia.

La prima volta che Pirelli ha deciso di affiancare il bilancio annuale a progetti d’arte creati ad hoc risale però al 2010: per questa “prima volta” codici e numeri grigi erano stati arricchiti con le immagini degli studenti di fotografia della Naba di Milano, mentre l’anno successivo a farla da protagonisti erano stati le illustrazioni del disegnatore Stefan Glerum e i testi del filosofo Hans Magnus Enzensberger e degli scrittori Guillermo Martinez, William Least Heat-Moon e Javier Cercas. Nel 2012, in un’edizione premiata addirittura con il Certificate of Typographic Excellence assegnato a New York dal Type Directors Club, erano state esposte le vignette di Liza Donnelly, cartoonist del New Yorker, mentre nel bilancio 2013 dieci giovani talenti internazionali, coordinati dallo scrittore e sceneggiatore Hanif Kureishi, avevano lavorato sul concetto di ruota, “reinventandola” ciascuno attraverso la propria disciplina.

Ma andando a ritroso nel tempo, non è certo la prima volta che il famosissimo brand italiano nella produzione di gomma si avvale dell’arte: basta farsi un giro all’adiacente Fondazione Pirelli che, amanti della cultura d’impresa (hand up) o meno, chiunque può rendersi conto di quale ruolo abbiano giocato la grafica, la pittura, il disegno e la fotografia nella comunicazione dell’azienda milanese: negli ultimi 100 anni, grazie al contributo di tanti artisti, le gomme sono diventate nel corso del Novecento una catena (per Ezio Bonini), un leone e un elefante (per Armando Testa), un sombrero (per Alessandro Mendini) e poi un occhio, un ombrello e un cappello (per Riccardo Manzi). In anni più recenti, sono state rappresentate come rifugio dalla pioggia, hanno preso la forma di strumenti musicali e di occhiali per guardare al futuro (Stefan Glerum). Oggi il pneumatico continua questo suo viaggio e consuma la sua prima volta anche con la street art.

Christian Krämer aka DOME

Nato nel 1975, l’illustratore e street artist DOME vive e crea le sue opere a Karlsruhe. Affascinato dall’arte urbana, nel 1994 scopre la vernice spray come strumento di espressione artistica e comincia a dipingere muri. Il suo stile è caratterizzato da uno sguardo surrealista sulla condizione umana: ama rappresentare singole parti del corpo estrapolate dal contesto e nel 2011 ha messo a punto un sistema di “costruzione modulare” per comporre le sue opere di elementi ripetuti, rappresentati con la sola variazione di una rotazione di 45 gradi. Questo metodo offre la libertà – concetto fondamentale nella cultura della Street Art – di modificare rapidamente parte di una composizione senza ricominciare da zero. DOME si serve di penne, inchiostro di china e acrilico per dare vita alle sue figure. Le sue opere invitano l’osservatore a esplorare pensieri ed emozioni suscitati da immagini surreali, ispirate all’architettura barocca, con motivi floreali, elementi architettonici e altari ad arricchire lo sfondo. Spesso i soggetti popolano paesaggi, palchi e piattaforme e sono accompagnati da cartelli scritti in un font creato appositamente dall’artista. “Le silhouette di due esseri umani, ispirate al teatro d’ombre, s’incontrano su un palco a scacchiera. Un uomo, col viso coperto da una maschera d’alce, spinge una carriola con dentro una rosa verso la donna che ama. È la prova che l’amore e la passione portano l’uomo a oltrepassare i limiti del convenzionale e a esplorare nuovi percorsi, anche quando questi sembrano pieni di ostacoli. Il cartello recita “l’innovazione richiede passione” (“Innovation requires passion“), perché l’innovazione nasce laddove qualcuno ama e crede in quello che fa. In questo caso, questo sentimento è incarnato dalla rosa trasportata all’interno della carriola, con le radici e la terra necessaria alla sua sopravvivenza”.

Alexey Luka

Nato nel 1983 e residente a Mosca, Alexey Luka è tra i giovani artisti e illustratori russi più innovativi. Dopo l’esordio come graffitista, si è formato al Moscow Architectural Institute e ha cominciato a sviluppare un nuovo linguaggio di Street Art più vicino alla tradizione dell’avanguardia russa e meno improntato alla critica della società dei consumi e alla cultura pop, filoni tipicamente occidentali. Influenzato da artisti come El Lissiztky e Vassily Kandinsky, Alexey Luka porta avanti una ricerca artistica ispirata al dialogo con l’architettura urbana, nella quale inserisce dipinti e installazioni caratterizzate da curve e linee colorate. La sua tecnica, perfezionata lavorando in strada, si basa sull’analisi digitale delle forme che vanno a comporre realizzazioni tridimensionali in legno e altri materiali. Luka vanta un forte legame biografico e artistico con Mosca e nel 2010 ha raggiunto la fama internazionale grazie al boom della rete che ha investito la Russia: oggi le sue opere, geometriche e frammentate come puzzle, fanno parte del paesaggio urbano di numerose città del mondo. Oltre a partecipare a mostre collettive allestite in prestigiose gallerie di arte urbana, come la Openspace a Parigi, la Mini Galerie ad Amsterdam e la 1 AMSF a San Francisco, di recente ha realizzato le sue prime personali: Long tomorrow, organizzata alla Pechersky Gallery di Mosca, e Late e Still Life, tenutasi alla Enjoyted di Lione. “Sono state le forme geometriche dell’architettura di Mosca, la città in cui sono nato e cresciuto, a ispirarmi il ricorso ai codici dell’astrazione e la voglia di combinarli con quell’universo formale biologico – piante, esseri umani – che popola gli spazi urbani. Questo mix costituisce il linguaggio narrativo che declino, di volta in volta, nei luoghi dove dipingo. L’opera realizzata in HangarBicocca narra l’incontro tra culture diverse in città sempre più caratterizzate dal multiculturalismo. È da questo scambio fortuito tra culture diverse, simboleggiate da due figure astratte che convergono verso il centro della parete, che prendono vita nuove forme biologiche – in questo caso, una pianta. La presenza ripetuta di cerchi neri e l’inserzione di uno pneumatico richiamano un elemento essenziale della vita urbana”.

 

Marina Zumi

Nata nel 1983 in Argentina e da lungo tempo residente a San Paolo, in Brasile, dove crea le sue opere, Marina Zumi è entrata subito in contatto con la scena della Street Art ed è stata una delle prime partecipanti al gruppo formativo sperimentale Expression Sessions di Buenos Aires. Una delle poche donne a portare la sua arte per le strade di San Paolo, ha uno stile coloristico e femminile, influenzato dalla sua formazione come stilista. I suoi graffiti, un’oasi di serenità nel traffico e nel trambusto della città, sono pervasi da un’elegante magia. Le sue creazioni in studio sono invece improntate a una maggiore concretezza: incorporando nelle sue opere fili dorati, argentati e neri, si avvicina alle teorie dell’arte concreta, ispirandosi alla natura, all’universo, alla geometria sacra, alla teoria dei quanti e alla vita quotidiana. Marina Zumi punta a liberare il flusso di energia, simbolo del legame esistente tra tutti gli esseri viventi e rappresentato da un motivo ricorrente di sette linee, con un’intenzione centrale e risonanze parallele, tre positive e tre negative. Attualmente di base a San Paolo, l’artista argentina continua a sviluppare percorsi autonomi e collettivi nelle strade e nelle gallerie di tutto il mondo. L’evoluzione dai graffiti degli esordi alla produzione attuale è stata un personalissimo percorso di crescita e arricchimento del tutto indipendente. “Le mie opere esprimono una riflessione sul tempo presente e sul mondo moderno attraverso delle figure animali che incarnano delle virtù umane. La figura del cervo rappresenta uno spirito saggio, che sa mantenere calma e buon senso anche di fronte alle avversità. In questo caso, la sua attenzione è catturata dalla luna (che ha le forme di uno pneumatico), non dal sole o dalle numerose stelle che sono in cielo, ma dalla luna che è l’unica vera ancora di salvezza degli uomini. Di notte, indica agli uomini il cammino da seguire e la strada per superare i propri limiti. Se non c’è la luna, non c’è luce, non c’è speranza e non c’è soprattutto il progresso (possibilità di progredire)”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Un pensiero su “Numeri a colori per Pirelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...