Roma caput mundi? Roma caput graffiti!

In Italia

Roma come Berlino, Londra, Parigi: non s’era mai visto prima che, in soli due mesi (gli scorsi gennaio e febbraio), quasi 40 street artists provenienti da 11 Paesi di tutto il mondo invadessero la capitale con la propria arte, dipingendo 40 opere da Ostiense a San Basilio, da Torpignattara a Tor Marancia in un vero tour, mappato e sempre più bazzicato, per le strade di Roma. Tutto merito del progetto Roma Creativa, bando da 200mila Euro promosso dall’assessorato alla Cultura capitolino e concluso oggi, lunedì 9 marzo, allo scopo di valorizzare l’arte e la cultura anche fuori dal centro storico: un’operazione mastodontica che, a dispetto dei tempi biblici all’italiana, si è svolta nel pieno dello spirito street, in un’orchestra cioè di colori che hanno ridipinto strade e sotterranei della città.

OSTIENSE

Con Ostiense District il viaggio nella street art capitolina inizia proprio nel quartiere che per primo vi ha investito, quando ancora regnava la diffidenza: “Qui – ha ricordato con orgoglio il presidente del Municipio VIII Andrea Catarci – è nato tutto nel 2009/2010, durante gli anni dell’austerità della Giunta Alemanno. Ci guardavano anche con diffidenza, mentre grazie a 999Contemporary si realizzavano importanti opere, recensite anche dal Times, che definì il quartiere la Cappella Sistina della Street Art”. Partenza da piazza Campitelli, dunque, al Gazometro, zona promossa dal progetto di comunicazione Ostiense District con murales che già tappezzano l’intero quadrante, da Blu a Guy Denning, da Behr a Roa. Qui il punto di partenza del tour è un’installazione site specific di Clemens Behr, artista già noto per l’affresco sul centro direzionale Atac, al Ponte Settimia Spizzichino, dove si è cimentato in un’altra opera tridimensionale.

TORPIGNATTARA

Seconda tappa del viaggio sono le tre opere nel quartiere di Torpignattara. All’interno del progetto Light Up Torpigna!, promosso dall’associazione Wunderkammern, possiamo ammirare un insetto gigante, dall’aspetto quasi futuristico con le sue imponenti ali verde acido in via Ciro da Urbino, firmato dal francese Ludo. E uno scorcio di paesaggio in bianco e nero in via Francesco Baracca, dei due famosissimi italiani Sten & Lex, maestoso intreccio di elementi astratti e giochi di prospettiva. In via dell’Acqua Bullicante il TorPignaLab se l’è vista brutta a causa di un vincolo della Soprintendenza che pareva vietare a Diavù, Nicola Alessandrini e Lucamaleonte di utilizzare i muri loro assegnati; ma tutto è bene quel che finisce bene e grazie al fitto dialogo portato avanti dal Comitato di Quartiere, dal Municipio V e dall’Assessorato alla Cultura i tre hanno potuto realizzare  i loro Melting Faces & Stories & District, un murale collettivo, simbolo dell’identità meticcia del quartiere, frutto di incontri nel tempo con famiglie della zona. Famiglie di immigrati, cinesi e italiani, con le quali gli artisti hanno dialogato per settimane raccogliendo storie, aneddoti, voci, testimonianze, che Diavù ha così riassunto: “Cosa racconta questo muro? Che la tradizione è qualcosa che cambia, quando resta ferma è solo paura”.

REBIBBIA

Terza tappa a nord, stazione della metro Rebibbia: qui l’arte urbana ha cambiato il volto della fermata, tanto che il Mammut di Zerocalcare è diventato uno dei segni distintivi della zona. Ma Rebibbia è solo la stazione di partenza di un lungo percorso: Urban Breaths Project – Take One ha realizzato (con, udite udite!, Atac), un progetto di riqualificazione che si snoda nelle stazioni della Metro B Santa Maria del Soccorso, Rebibbia, Monti Tiburtini e Ponte Mammolo con le opere di artisti del calibro di Gomez, Ironmould, Solo, Diamond, Pepsy.

 

SAN BASILIO

Quarta tappa a nord est sono le sei facciate dei palazzi che affacciano sull’area verde tra via Corinaldo, via Loreto, via Arcevia e via Trevia: una piazza dove promuovere l’aggregazione e stimolare l’autonoma produzione culturale, punto d’incontro strategico tra i Lotti Ater 10 e 13, l’Istituto Comprensivo Statale “Mahatma Gandhi” e il Centro Culturale “Aldo Fabrizi”. A dirigere i lavori ci ha pensato SanBa, il progetto artistico nato dall’idea del team creativo di Walls guidato dal curatore Simone Pallotta e giunto alla sua seconda edizione. La prima fase del progetto ha puntato all’interazione con il territorio attraverso il coinvolgimento dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo Statale “Mahatma Gandhi” nel lavoro Draw Your SanBa: attraverso un laboratorio di alfabetizzazione i giovani abitanti sono intervenuti in prima persona sul loro territorio attraverso la realizzazione di opere di street art, proiettate sulla facciata della piazza. La seconda fase ha poi previsto una vera e propria performance di arte pubblica affidata da Walls e dai cittadini al muralista di fama internazionale Hitnes: l’artista ha realizzato sulle sei facciate selezionate un’imponente opera di arte pubblica, nuove esplosioni visionarie, spalmate lungo facciate sbiadite.

TOR MARANCIA

Quinta e ultima tappa del nostro tour è Tor Marancia dove 21 street artists da tutto il mondo sono stati coinvolti in Big city life, il progetto che sta trasformando in museo il lotto 1 delle case Ater nel racconto delle storie degli inquilini delle palazzine di via Annio Felice: “Quando a gennaio siamo arrivati con i mezzi pensati – ha raccontato il curatore Stefano Antonelli, della galleria 999Contemporary – ci fu una piccola insurrezione di donne anziane in vestaglia e bigodini, che si chiedevano cosa stesse accadendo, ma dopo mezz’ora eravamo già seduti allo stesso tavolo per decidere come colorare il quartiere”. Ancora una volta i residenti sono così stati coinvolti nel percorso delle opere degli italiani Diamond, Mr. Kleva e Moneyless, dei francesi Seth e Philip Baudelocque, dell’argentino Jaz: “Il bambino dipinto dall’artista francese Seth – ha continuato Antonelli – nasce dalla tragica storia di un ragazzino che viveva lì, e nell’opera rinasce guardando oltre il muro”. E mentre si smontano gli elevatori per gli artisti, i ragazzi di Tor Marancia si sono costituiti nell’associazione Rude, che gestirà il patrimonio artistico, realizzerà un libro su Big city life e ha chiesto ad Ater uno degli alloggi sfitti per realizzare lo shop del Museo pubblico di Tor Marancia.

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