Affordable Street Art

Interviste

Chi l’ha detto che l’opera d’arte di un artista contemporaneo non possa valere meno di 15/20.000 Euro? Da cinque anni a questa parte Affordable Art Fair ha rivoluzionato (almeno in Italia) il modo di concepire l’arte, rendendola più accessibile (o, come mi piace dire, “abbordabile”) sia in termini di contenuto che di prezzo. E quest’anno ci riprova: dal 19 al 22 marzo sarà nella sua sede storica, Superstudio Più a Milano, a proporre arte tra i 100 e i 6.000 Euro.

Diverse le novità organizzative di questa quinta edizione: tre le nuove sezioni, quella dedicata alle 6 gallerie olandesi grazie allo scambio tra AAF Amsterdam e Milano, quella dedicata alla fotografia e quella che darà spazio agli Young Talents. Quest’ultima ospiterà 10 gallerie emergenti presenti per la prima volta in fiera e rappresentative dell’arte contemporanea emergente e una mostra collettiva comprendente i lavori di 7 artisti interamente dedicata ai talenti under 40 tra cui i vincitori del concorso AAF Cerca Young Talents supported by Warsteiner. Si dà il caso che tra questi vi sia, per la prima volta nella storia di AAF Cerca Young Talents, uno street artist, Carlos Atoche (ma non dimentichiamo che, nel resto della kermesse, la street art sarà presente con molti altri artisti, tra cui FlyCat che esporrà con la galleria Gli Eroici Furori). Di lui come dei suoi giovani colleghi si potrà sapere di più in due occasioni della kermesse: durante la live perfomance organizzata dalla fiera nell’ambito dell’appuntamento Young talents goes live with Warsteiner, e durante i talk con gli artisti.

Ma Carlos Atoche, il giovane e primo street artist presente ad AAF Milano, ha rilasciato in anteprima per Another Scratch In The Wall un’intervista in cui racconta la sua vita e la sua esperienza del mondo della street art. Eccola!

Da dove vieni? 

Mi chiamo Carlos Atoche. Sono nato a Lima (Perù) nell’84. Nel 2003 mi sono trasferito a Roma per iscrivermi al corso di pittura all’Accademia di Belle Arti. Nel 2010 ho fondato insieme ad altri colleghi dell’Accademia lo Studio Sotterraneo, nello storico quartiere del Pigneto a Roma.

Cosa fai? 

Mi dedico alla pittura, all disegno e all’incisione. Ultimamente mi sono avvicinato al mosaico e la scultura. Ho dedicato gli ultimi cinque anni alla realizzazione di murales.

Quando e perché inizi a fare Street Art?

Il mio primo lavoro risale al 2010 ed è stato realizzato sulla saracinesca di una galleria in cui avevo esposto precedentemente. Diciamo è stata una “iniziazione accidentale”. Mi sono innamorato dei muri solo in fase successiva. La “street” ti insegna tanto. In me ha cambiato definitivamente il modo di percepire la pittura e di rapportarmi con il mondo. Mi ha fatto scoprire il valore “umano” dell’arte e mi ha concesso un approccio più personale con lo spettatore. La street art è democratica: l’arte scende dal suo piedistallo concettuale irraggiungibile per dialogare con le persone che, pur affermando di non intendersi d’arte,  in fondo ne hanno profondamente bisogno. Il mio desiderio di dipingere per la strada risponde ad una necessità di comunicare. Le mie tele riposavano inerti sulle pareti dello studio: avevo perso gli stimoli di dipingere. Lavorare per la strada è stata per me una liberazione. All’inizio la “street” funge come vetrina. Se la pratichi assiduamente capisci poi di cosa si tratta veramente. Non si parla più del pittore davanti alla tela ma dell’individuo davanti alla società. Un individuo armato di pennelli e colori. Dipingere oggi è un atto rivoluzionario. Farlo sulla strada lo è all’ennesima potenza.

Dalla bozza su carta al pezzo su muro, come lavori?

Inizialmente affrontavo il muro come un spazio bidimensionale e cercavo di riempire tutta la superficie di colore. Con il tempo ho cambiato visione e ho cominciato a percepire il muro come spazio architettonico all’interno di un paesaggio urbano, ad apprezzare le lunghe camminate e a vedere la città con “occhi nuovi “. Il lavoro per la strada inizia molto prima del contatto con il muro. Oggi per me lo schizzo ha un peso basilare nella realizzazione del murales. Ciò mi porta a preparare una lunga serie di disegni prima di trovare una proposta che si sposi in maniera ottimale con il muro. Combino le tecniche classiche della pittura con l’aerografia e gli spray. Utilizzo pennelli, rulli, bombolette e stencil.

Cosa ti aspetti da AAF 2015?

Sono molto entusiasta. È il primo riconoscimento ufficiale che ricevo per il mio lavoro di “street”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Trovare la calma spirituale e il supporto economico per girare il mondo, conoscere nuove città e realizzare nuovi murales.

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