I writers dipingono sulle note della fanfara

In Italia

Quando si avvicinava l’ora di pranzo il segnale delle loro trombe risuonava nelle mie orecchie come “La pappa l’è pronta, la pappa l’è pronta!”, mentre d’estate mi domandavo cosa spingesse venti adulti a imbracciare pesantissimi strumenti a fiato per suonarli mentre correvano sotto il sole.

Insomma, chiunque abbia vissuto nella zona adiacente la caserma Goffredo Mameli di viale Suzzani 125 a Milano ha un ricordo legato ai suoi bersaglieri: qui, dal 1963, c’erano quelli del diciottesimo battaglione che, ridimensionato negli anni fino allo scioglimento, ha levato le tende il 30 novembre 2009 quando la Mameli è stata definitivamente chiusa. Da quel momento lo stabile, un’area abbandonata di 117mila metri quadrati, è passata in mano prima al Ministero della Difesa, poi è stato siglato un protocollo d’intesa che prevedeva l’affidamento di tre caserme milanesi, tra cui la Mameli, a Palazzo Marino il quale aveva promesso una sfilza di progetti: “La caserma Mameli di via Suzzani – aveva sostenuto il sindaco Pisapia di fronte al ministro della Difesa Roberta Pinotti e al direttore dell’Agenzia del Demanio Stefano Scalera – può essere utilizzata per interventi di edilizia convenzionata che si accompagnino al recupero di strutture per servizi sociali o per iniziative culturali”. Ma, si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e nessuno dei progetti sbandierati è andato in porto: la Mameli se l’è così aggiudicata, lo scorso anno, la cassa Depositi e Prestiti, l’oscuro ente all’80% pubblico e al 20% privato che si occupa del finanziamento di opere, di impianti, di reti e di dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici e alle bonifiche.

Ma solo un’istituzione è stata in grado di riaprire lo stabile e farci qualcosa di utile: lo Stato, naturalmente, non c’entra, perché ad aver rianimato la caserma Mameli sono stati i ragazzi del gruppo di Proprietà Pirata Riot Club che, nella notte dello scorso 12 marzo, hanno occupato lo stabile portando al suo interno roulotte e bombolette spray. Si, perché mentre i pasionari di Lega, Fratelli d’Italia e molti degli ex Bersaglieri si risvegliavano da un torpore durato 15 anni, i pirati organizzavano una jam session per i giorni 28 e 29 marzo. Chiamati a raccolta, sono così giunti in viale Suzzani più di 40 writers da tutta Italia che tra musica e cene sociali hanno letteralmente ridato vita a muri e spazi degli edifici della caserma.

Tanti i motivi per cui sono stata felice che proprio i pirati del Riot Club abbiano scelto la caserma sotto casa mia, un po’ meno felice che abbiano avuto tempo solo fino al 30 marzo per stare qui. In prima battuta i progetti: come già sottolineato sono stati i primi che, dopo 15 anni di silenzio, non solo hanno pulito e sistemato gli edifici, i vialetti e il parco, ma hanno anche tirato fuori dal cilindro progetti culturali (velleitari per i pochi mezzi a disposizione, certo) con cui restituire alla cittadinanza lo spazio così liberato. Tra questi vanno annoverati freeparking a sostegno del movimento Travellers, presentazioni di libri di case editrici indipendenti, workshop di arti circensi, corsi di produzione musicale, di writing e di italiano per stranieri, e la costruzione di una palestra, di uno skatepark al coperto e di una cittadella delle arti. In seconda battuta giunge il punto focale che interesserà il lettore di questo blog: la qualità estetica degli interventi di writing e murales realizzati dentro e fuori la caserma. A lavorarvi sono giunti artisti come i Volks Writerz, Tenia, Gatto NeroRatzo Morgana, che hanno fatto esplodere di colori un edificio di dubbio gusto anche nella resa cromatica (il giallo Milano sbiadito dell’esterno non hai mai convinto nessuno). Ma soprattutto, come cittadina prima e come giornalista poi, ho riscontrato da parte di questi miei coetanei un grande senso di rispetto per la zona che amo. A più riprese, infatti, sulla loro pagina Facebook è apparso l’annuncio “RICORDIAMO A TUTTI I WRITERS DI AVERE RISPETTO PER IL QUARTIERE CHE CI OSPITA, AVRETE A DISPOSIZIONE UN’AREA PER OGNUNO DI VOI, EVITATE DI FARE TAGS E QUANT’ALTRO AL DI FUORI DELLE MURA DEL RIOT CLUB! USATE IL CERVELLO! RISPETTA E SARAI RISPETTATO!” e lo stesso concetto è stato ripetuto il giorno stesso della jam con un maxi cartello scritto a mano. Stesso intento pacifico e conciliatore è stato applicato quando, costretti dalla polizia, i pirati hanno lasciato la caserma senza creare tafferugli o usare violenza. Il rispetto, poi, è passato anche attraverso i temi trattati nei murales apparsi all’ingresso principale: se i Volks Writerz ci hanno messo lo zampino riportando a lettere cubitali la scritta “Sempre antifa”, è stata di Ratzo la scelta di realizzare, in bianco e nero, il bellissimo ritratto di Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia che è da sempre uno dei simboli della Niguarda resistente.

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4 pensieri su “I writers dipingono sulle note della fanfara

    1. Ciao! Perdonami, non lo sapevo, quelle che ho pubblicato le ho per la maggior parte prese dai profili Facebook di Bianca Polato e Proprietà Pirata Riot Club. Se hai voglia di indicarmi quelle di Walls of Milano sarò felice di indicarle!

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