Graffiti d’essay e di oggi alla Biennale d’Arte di Venezia

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È vero, dopo che sette vip (o presunti tali) sono colati a picco nelle acque del Canal Grande mentre attraversavano la passatoia di Prada a Ca’ Corner della Regina, non si può dire con certezza che tutti i ponti di Venezia siano solidi. Ma quello che si estende sopra il terminal passeggeri di San Basilio, Arterminal, è stato realizzato con un materiale resistente al passaggio di milioni di forme d’arte che da tutto il mondo, in tutti i tempi, sono approdate proprio qui: nello spazio dal 9 maggio al 22 novembre debutta infatti The Bridges of Graffiti, la prima mostra interamente dedicata alla graffiti art nell’ambito degli eventi collaterali della cinquantaseiesima Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia.

Dieci gli artisti in mostra che lavoreranno per la prima volta insieme per realizzare una vera e propria Hall of Fame sui muri dello spazio Arterminal, alla quale si aggiungeranno una serie di opere site specific create appositamente per l’evento.  L’olandese Boris Tellegen, gli statunitensi Doze Green, Futura e Todd James, gli italiani Eron e ZeroT, gli inglesi Mode2 e Teach, i francesi SKKI © e Jayone si occuperanno così di rendere i muri di San Basilio una vera e propria tela dedicata alle espressioni più figurative, mentre gli spazi interni verranno allestiti al fine di documentare questa sfaccettata forma artistica con le immagini del fotografo Henry Chalfant e della fotogiornalista Martha Cooper, contrapposte alle opere di quegli artisti che sono in seguito approdati nei principali musei internazionali e che sono stati supportati da committenti che hanno proiettato i loro valori nella cultura mainstream e nel mondo dell’arte.

Un ponte ideologico tra passato e presente, dunque, che non a caso torna a 30 anni da “Arte di frontiera. New York Graffiti”, la mostra curata da Francesca Alinovi che nel 1984 portò per la prima volta in Italia i principali esponenti del graffitismo newyorchese. E che, ancora una volta non a caso, oggi ha scelto Arterminal come simbolo di un ponte ideale tra passato e presente, tra quegli esponenti del graffitismo di ieri che hanno in seguito sviluppato, o che già utilizzavano, uno stile figurativo e che hanno saputo evolversi e reinventarsi. Il “terminal dell’arte” richiama alla mente anche uno dei grandi contributi del porto della città: la sua dimensione internazionale, lo scambio e l’incontro tra diverse culture e quindi anche diverse forme artistiche. È per questo che fin dall’inizio l’Autorità Portuale di Venezia ha collaborato alla realizzazione di un progetto che riqualifica ulteriormente l’area portuale già aperta alla città e che Venezia Terminal Passeggeri ha investito per produrre l’allestimento architettonico. E così l’evento ha avuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

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