La stella rossa della discordia

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“Se avessimo dovuto onorare il ricordo di un partigiano di un’altra delle diverse formazioni combattenti che si opposero al fascismo e ai nazisti occupanti avremmo utilizzato i simboli di tale formazione. […] quella stella rossa dovrebbe essere considerata con rispetto”. Sono le parole di una lettera inviata lo scorso 4 giugno dai Volkswriterz a Giovanni Ponchia, sindaco di Montanaro in provincia di Torino. Il motivo del contendere altro non è che una stella rossa disegnata senza preavviso nel murale dedicato al partigiano del luogo Giuseppe Prono, morto a soli 19 anni mentre combatteva nella Brigata Garibaldi di Montanaro, e della quale lo stesso sindaco ha richiesto la rimozione. Ma dopo tante polemiche solo un incontro pubblico potrà, secondo gli artisti milanesi, chiarire una volta per tutte le posizioni. Sabato 20 giugno la crew sarà presente dalle 15 fuori dalla scuola Sandro Pertini dove è stata realizzata l’opera: qui terranno un presidio informativo e si renderanno disponibili al confronto con tutta la popolazione.

Ma come mai tanto clamore? La storia(ccia) inizia a una mese esatto dai festeggiamenti del 70esimo anniversario della Liberazione, quando i Volkswriterz iniziano a dipingere il pezzo dedicato a Prono per iniziativa del comitato per la salute pubblica e i temi ambientali Restiamo sani, del collettivo Officina dei malfattori e della lista civica Montanaro domani. Come per ogni pezzo che si rispetti, anche quello dedicato alla figura di Giuseppe Prono prevede un bozzetto: realizzato dai Volkswriterz e dal famoso vignettista Michele Rech in arte Zerocalcare, la bozza passa al vaglio del sindaco che accetta e dà ufficialmente il via ai lavori. Ma in corso d’opera qualcosa cambia: gli artisti che stanno realizzando il murale decidono di inserire alle spalle del ritratto di Prono una grande stella rossa a cinque punte, simbolo ineludibile dei partigiani comunisti.  Per legittimare tale intervento i Volkswriterz decidono di presentare al sindaco una variante in corso d’opera che viene tuttavia  respinta. Anzi, il sindaco prima pensa a un’ordinanza che imponga il ripristino del bozzetto originale, poi lancia agli enti l’ultimatum: entro agosto la stella deve sparire.

Nel frattempo le polemiche impazzano, soprattutto sui social network, tra chi difende la stella rossa e chi invece la considera estrema, demagogica, quasi irritante. I clamori non passano in sordina al gruppo dei Volkswriterz che, preso in causa, lo scorso 5 giugno invia una lettera al sindaco per chiedere che la stella venga lasciata là dove è stata aggiunta. Molte le motivazioni ivi contenute: “Se questo paese è oggi una democrazia – si legge – lo deve anche al sacrificio di tanti comunisti che lottarono durante la Resistenza, e quella stella rossa dovrebbe essere considerata con rispetto”. Ma non finisce qui: “Il fatto di aver realizzato delle piccole varianti al bozzetto fa parte della normalità e della sensibilità che abbiamo anche noi come muralisti. la scelta di dare risalto alla stella rossa, oltre che per i motivi sopra citati, aveva il senso di bilanciare i colori del muro, creando un maggiore contrasto con il lato dove si vede il ragazzo sognare. Insomma i Volkswriterz chiedono, a ragione, “di non essere considerati dei grandi artisti, ma essendoci sempre mossi nel rispetto delle iniziative a cui abbiamo partecipato, peraltro sempre a titolo gratuito, proprio perché crediamo fermamente nei valori della Resistenza, riteniamo che anche il nostro lavoro meriti rispetto”. Sta dalla loro Zerocalcare, secondo cui quella stella non tradisce il senso del suo disegno. Vedere per credere.

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