Chained, l’Expo è in versione Urban Art

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Quando lo scorso 25 giugno era apparso il pezzo all’Università Bicocca c’era chi l’aveva argutamente rinominato “La fatica del laureando”. Chissà se l’intento degli artisti, l’italiano Edoardo Tresoldi e lo spagnolo Borondo, che hanno realizzato la scultura – dipinto dell’Ateneo fosse proprio quello. Per ora non se ne sa nulla, ma i più curiosi potranno placare i loro animi proprio oggi, martedì 30 giugno, quando alle 19 l’hangar del Comune di Milano in via Amari 18 aprirà le porte della mostra “Chained”, l’evento internazionale di arte contemporanea organizzato dalla galleria Wunderkammern che si chiuderà il prossimo 31 luglio.

Assieme a Edoardo Tresoldi e Borondo esporranno anche altri sette artisti tra i più importanti sulla scena della Urban Art mondiale: gli italiani Jacopo Ceccarelli, in arte 2501, Davide Tinelli, in arte Atomo, BR1 e Sten&Lex, il francese Christian Guèmy, in arte C215, l’americano Max “Ripo” Rippon e lo spagnolo Sam3. Oltre all’hangar di via Amari, poi, i Borondo e Sam3 esporranno anche all’Instituto Cervantes (dove un’opera di Borondo attende i vistatori propria sualla facciata dell’edificio di via Dante), mentre alcune opere pubbliche sono già visibili all’angolo tra via Vittani e via Simoni in zona Quarto Oggiaro, oltre che all’Università degli Studi di Milano Bicocca. Il progetto artistico nasce da una considerazione nella Milano di Expo 2015: la natura, con i suoi ritmi di riproduzione, ha infatti fatto riflettere i curatori, Elisa Montesinos, Giuseppe Ottavianelli e Giuseppe Pizzuto, sulla possibilità di partecipazione libera a un processo creativo in continua evoluzione. Wunderkammern ha infatti invitato un gruppo di artisti, i quali a loro volta hanno chiesto ad altri artisti di partecipare: un’analogia con la catena alimentare, che ci obbliga a spostare le nostre mire da animali antropocentrici a ospiti di una terra nostra solo per qualche tempo. Il progetto esplora inoltre un altro fondamentale concetto della natura, la casualità dell’evoluzione: proprio come la natura muta imprevedibilmente nel tempo, allo stesso modo il processo artistico che guida Chained è spontaneo, naturale, non costretto da schemi prestabiliti.

“Per la prima volta uno spazio comunale ospita la street art”, esulta sul sito il Comune di Milano, mentre l’assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza commenta: “È una grande occasione per la street art di mostrare ai milanesi le qualità di un’arte nuova, di grande impatto, praticata dai giovani”. L’evento cade a poco più di una settimana dall’approvazione del progetto “cento muri liberi”, i muri di proprietà del Comune lasciati in uso a writers e street artist. Una decisione epocale, che tuttavia è stata criticata da più parti: non solo dalla destra intollerante, ma anche da chi ha passato anni a fare di quest’arte il proprio lavoro, come Marco KayOne Mantovani, che su Facebook lamenta: “La verità è che li abbiamo sempre chiesti e ora il Comune li ha messi a disposizione. 100 muri per far dipingere Writers e Street Artists, liberamente, senza la tensione del gioco guardia e ladri, grazie! Il gioco non cambierà. Ma dopo 5 anni di attesa e mandato comunale questa delibera come è arrivata? Una paginetta sul sito del comune con un bel file allegato con l’elenco dei muri, poche spiegazioni e via libera al Far West. Che sia chiaro, ben venga che è arrivata, in qualsiasi forma e modo, era secondo me un atto dovuto, alla storia e cultura urbana che questa città rappresenta. Ma entriamo in merito, ne avete discusso cinque anni, avete interpellato dei consulenti, e il risultato è stato… buttiamo fuori il comunicato, non creiamo degli interlocutori di gestione dei muri, ma soprattutto non interpelliamo i legittimi “proprietari” artisti, che per anni o attualmente stanno dipingendo i muri? Forse è giusto così? Non so, spero che il tutto non si trasformi in un grande melting pot, di crossate eterne ben lontane dalle rassicuranti gestioni delle crew. Ma questa è la strada e le sue regole senza tempo faranno il resto, come sempre c’è un luogo per tutti, basta guardare l’elenco, chi primo arriva meglio alloggia… Questa si che è democrazia!”.

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