Street Art, anche alla Scuola di Giornalismo Walter Tobagi di Milano

Recensioni

E il primo è andato. Pochi giorni fa ho concluso il primo anno di una grande avventura iniziata lo scorso ottobre, quella del Master di Giornalismo Walter Tobagi di Milano: una palestra di formazione continua verso la professione, quella vera, del giornalismo di qualità.

Non tutti sanno che se questo blog esiste è proprio grazie (o per colpa?) alla Scuola: i nostri tutor ci hanno “caldamente consigliato” (leggi, “intimato”) di aprire un blog su un argomento a nostra scelta. E, per quanto il giornalismo sia il mio obiettivo lavorativo per il prossimo futuro, non posso certo negare che l’arte, specialmente quella metropolitana,  rimanga la mia grande passione. Passione, questa, che ho portato al Master non solo con Another Scratch In The Wall ma anche su uno dei canali del nostro praticantato, la rivista MM: qui, per buona pace dei miei tutor, sono riuscita ad aggiudicarmi la copertina e uno “spiegone” di tre pagine sul penultimo numero uscito su come sia cambiata la Urban Art negli ultimi 20 anni, passando da Writing e Graffiti a Street Art. Ne pubblico qui l’articolo integrale, assieme al link alla versione in pdf.

Non solo bombolette e muri, la Street Art cambia con la città

La strada è in continua evoluzione: ecco come, con lei, sono cambiate le persone e l’arte

 

Parafrasando uno dei motti più amati dai writers di tutti i tempi, “muri puliti popolo muto”, quello che sta accadendo in questi giorni a Niguarda potrebbe essere ribattezzato come “tombini puliti popolo muto”. L’Associazione Commercianti Pratocentenaro in collaborazione con il Consiglio di Zona Nove ha infatti commissionato a una scuderia di writers milanesi la decorazione di cento tombini posizionati sul percorso del fiume Seveso, che scorre interrato proprio in quella zona. Il trasferimento del lavoro artistico da una superficie verticale a una orizzontale può apparire banale, ma a ben vedere questa scelta si inserisce in un percorso di grande trasformazione che da dieci anni a questa parte sta cambiando le sorti dell’arte di strada: si tratta del passaggio di testimone da un panorama frammentato e tradizionalista, quello di graffiti, murales e writing, a quello più compatto e innovativo della street art. Non più le scritte che, proprio per la loro difficoltà tecnica, risultavano spesso illeggibili, non più i muri, non più le bombolette, ma un’arte assai più composita e (ri)qualificante della città: la street art si adegua alle trasformazioni urbane, alla committenza civica, alla gentrificazione e prende vita grazie alla collaborazione con le autorità. Dai muri si sposta sui pali delle luce, sui cartelli stradali, nelle centraline elettriche e adesso anche sui tombini per trasformarli, con pennelli, carta e fiori, in veri pezzi di design urbano. Street artists non sono più i “puristi” che, soprattutto tra i writers, rivendicano l’autonomia e l’illegalità di una tradizione artistica e sociale dura a morire, quanto chi, più vicino ai 40 che ai 30, ha visto il contesto urbano evolversi e con l’aiuto dell’arte l’ha fatto proprio.

 

È il caso di Atomo, storico writer milanese, che proprio a Niguarda nel mese di giugno coordinerà i lavori sui chiusini in ghisa: «Il progetto – spiega Carlo Proserpio, presidente dell’Associazione Commercianti Pratocentenaro – vuole fornire a commercianti e residenti la possibilità di riscattare il quartiere dalle continue esondazioni del Seveso: quando le strade sono libere dall’acqua i tombini ridanno colore e vita al quartiere. Si creerà così un percorso che non solo dimostra quanto lungo sia (e quanto dannoso possa essere) il tragitto del Seveso in zona, ma che costituisce anche un vanto per il quartiere e una lunga via da percorrere d’estate a piedi o in bici». Tema del lavoro sarà l’alimentazione di Expo: frutta, verdura e prodotti italiani saranno realizzati con le bombolette in pieno stile Atomo. «Sarà una grande festa per il quartiere – prosegue Andrea Quattrocciocchi, consigliere di Zona Nove – che permetterà anche ai più piccoli di collaborare con gli street artists che vi lavoreranno».

Proprio i bambini: a loro è dedicato l’insegnamento della buona street art a opera dell’Associazione Nazionale Antigraffiti. A dispetto del nome, che per la street art non prometterebbe nulla di buono, l’organizzazione con sede a Milano ha una visione nobile e rispettosa dei graffiti: «I disegni sui muri esistono dai tempi di Lescaux – dice Andrea Amato, presidente dell’Associazione – per questo la street art deve esistere. Ma a un patto: non deve ledere il bene pubblico. Per sensibilizzare i più piccoli a un uso corretto dell’arte di strada abbiamo così deciso, da alcuni anni a questa parte, di entrare nelle scuole e affiancare all’insegnamento dell’educazione civica quella della street art. Insegniamo che imbrattare costituisce reato e prevede l’arresto, che l’uso delle bombolette è nocivo, che il rispetto degli spazi pubblici passa attraverso progetti condivisi con la cittadinanza e le autorità competenti».

«Perché fare street art è un po’ come fare delle magie – fa loro eco Pao, famoso street artist milanese – senza che gli oggetti decorati vengano compromessi». Il riferimento è ai recenti fatti di cronaca accaduti al penultimo weekend di maggio in via Cesariano: qui, 14 anni fa, Pao e Linda avevano decorato con l’appoggio di residenti e commercianti i muri di un parco giochi, dedicando quei colori ai principali fruitori di quegli spazi, i bambini. Ma durante un recente cleaning day alcuni volontari sprovvisti di direttive hanno coperto i loro murales con rullate di vernice rosa: dopo le polemiche, che ha visto contrapporsi i volontari con i residenti e i commercianti della Zona Uno, il Comune ha deciso che concederà nuovamente lo spazio all’artista. I lavori partiranno a giugno quando Pao potrà realizzare nuovi pezzi in uno stile “alla Pao”, favolistico e policromo. Una marchio di qualità per Pao che nella sua carriera ha trasformato paracarri di cemento in pinguini, lampioni in Chupa Chups, centraline elettriche in simpatici puppets. «La peculiarità di questi interventi – continua Pao – è la loro estemporaneità, il fatto di apparire laddove non dovrebbero. Alcuni di essi denunciano situazioni negative, altri integrano l’arredo urbano». Ma l’estro e la fantasia sono sempre frutto di un preliminare lavoro in studio: progetti e prototipi sono importanti anche per chi fa street art senza impugnare bombolette. È il caso di Piante Volanti, gruppo di cittadini che a Milano si diletta a esporre su pali, cartelloni e gronde piccole piante grasse. «Quello che facciamo – spiega Gianni Manfredini, fondatore di Piante Volanti – non è guerrilla gardening ma street art col linguaggio del giardinaggio». In che modo? «A casa o in studio – prosegue – piantumiamo piccole felci che non abbiano bisogno di essere innaffiate in vasi improvvisati, quali scatolette di latta e bottiglie di plastica colorate da noi. Infine le applichiamo con fascette elettriche il più in alto possibile, in modo che non siano sottoposte ad atti vandalici o alla rimozione forzata». L’obiettivo è, ancora una volta, abbellire la città: «Il nostro intento è quello di decorare poeticamente gli scenari urbani, fare in modo che le presone notino il nostro intervento e lo interpretino come meglio credono». Succede anche ai romantici dello yarn bombing: gruppi non più di sole donne che sferruzzano per realizzare piccoli grandi capolavori all’uncinetto con cui ricoprire qualunque oggetto in città. A Milano c’è Knittami, il primo blog interamente dedicato a questo nuovo genere di street art che raccoglie le foto di lavori all’uncinetto da tutto il mondo: i pali della metropolitana a Berlino, un gruppo di statue a Portland, le cornette dei telefoni pubblici a Milano, tutto può fungere da supporto per questa nuova forma d’arte colorata ed ecologica.

 

Clara Amodeo                                                                                   

 

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