Intervista a Combo, il rapitore della cultura

Interviste

Lo scorso 15 settembre a Parigi un imbianchino che doveva solo pulire un muro si è trovato vittima di una rappresaglia in pieno stile Combo. L’incauto operatore, reo di avere rimosso un’opera del 28enne di Amiens, si è ritrovato protagonista di un nuovo murales: sempre sullo stesso muro, sempre con lo stesso soggetto, “Action…reaction” è la riproduzione esatta dell’operaio intento a cancellare quello stesso murales.

Geniale, in peno stile Combo. Era da un po’ che non si sentiva parlare di lui, almeno dai tempi del fatto increscioso avvenuto a Parigi la notte del 30 gennaio scorso, nel clima di tensione del post Charlie Hebdo: lo street artist stava pittando il suo ritratto di fianco alla scritta “COEXIST” composta dai simboli della religione musulmana (C), di quella ebraica (X) e di quella cristiana (T) quando un gruppo di quattro ragazzi lo ha aggredito. Dopo averlo picchiato, provocandogli una lussazione della spalla, contusioni dolorose e otto giorni di immobilità forzata, il gruppetto gli ha prima chiesto di rimuovere l’opera e poi di tagliarsi la barba, intimandogli di non realizzare più opere del genere. Ma Combo non si è fatto intimidire e, pur rifiutandosi di rivelare l’identità di questi ragazzi, ha dichiarato che avrebbe continuato a fare quel genere di opere, liquidando tutti con una la battuta: “Mi hanno colpito al braccio destro, ma io sono mancino”.

Un provocatore, insomma, che ha fatto delle scelte ben precise nella sua vita. Nato ad Amiens da padre libanese cristiano e da madre marocchina musulmana, vive in un ambiente molto libero e aperto. A 19 anni il cambiamento: dopo avere capito di non essere (solo) francese, si converte alla religione musulmana, scegliendo di diventare un beur (termine francese per identificare i francesi nati da genitori arabi). Decide così di trasferirsi a Beyruth, dove riempie la città con la scritta “Meno Hamas, più hummus”: alla domanda “Ci vai perché vuoi fare il Jihad?”, Combo risponde: “Ci vado perché voglio fare il jih-art!”. E così iniziano le sue opere di denuncia, tutte realizzate allo stesso modo: stampe pasteuppate in colla di grano che lui scolla e rincolla su tele di grandi dimensioni, per permettere una visibilità il più allargata possibile.

La sua notorietà inizia però solo nel 2012: in occasione del primo anniversario del disastro di Fukushima Combo entra nella Chernobyl Exclusion Zone e affigge alcuni manifesti che inneggiano all’energia nucleare. La sua passione per i cartoni animati è ben visibile nel paste up dedicato ai Simpson: alle spalle della famiglia più amata d’America, impegnata in un pic nic all’aria aperta, troneggia minacciosa la centrale nucleare in cui lavora Homer. Nel settembre dello stesso anno organizza una mostra per piccioni proprio di fronte al Centre Georges Pompidou a Parigi, mentre all’inizio di dicembre realizza, assieme ad altri street artists, l’installazione di place de la Bourse nel secondo arrondissement, a pochi minuti dal quartier generale dell’Agence Frence-Presse, per ricordare i 162 senzatetto morti per strada nei mesi precedenti. Nel gennaio 2013 è in Cina dove denuncia la decisione del Partito di chiudere Google anche nella zona continentale. Come? Tappezzando la città di Hong Kong con gli screen shot del famoso motore di ricerca e mostrando così a tutti le immagini più censurate dal Partito: le proteste di piazza Tienanmen, la carcerazione di Ai Weiwei, le violenze in Tibet. Questa raccolta dà vita alla sua prima mostra personale a Parigi, “Golden Shield”, mentre la sua seconda mostra, “Old up” è sponsorizzata, nella primavera 2013, con un paste up di nove metri che ritrae la versione dandy di Yoda. Infine, il 14 luglio, per celebrare la presa della Bastiglia, in collaborazione con il gruppo Femen incolla un’enorme collage sulle rive del Canal Saint – Martin di Parigi. Il soggetto sono le Femen stesse che, brandendo la bandiera francese, vengono ritratte in una versione contemporanea de “La libertà che guida il popolo” di Eugene Delacroix: un modo di ricordare le lotte degli attivisti di tutto il mondo ma anche di denunciare le discriminazioni misogine.

Io ho avuto il piacere di fargli qualche domanda.

 Chi sei? Cos’hai studiato e cosa fai nella vita?
Sono uno street artist francese, ho 28 anni e ha cominciato a dipingere in strada 12 anni fa.

Quando e perchè hai iniziato a fare murales?
Quando frequentavo la scuola avevo un insegnante che non riuscivo proprio a sopportare. Un giorno decido così di comprare una bombolette spray e di attendere il suo arrivo nel luogo in cui di solito parcheggiava la sua macchina: volevo dipingergliela tutta. Il caso però vuole che l’insegnate in questione non fosse mai tornato a parcheggiare in quel posto e così mi sono ritrovato con delle bombolette inutilizzate. E per non lasciarle lì a fare nulla con il mio amico abbiamo cercato di dipingere in strada dove vivevamo: ci è piaciuto così tanto che non abbiamo mai smesso.

Cosa dipingi di solito?
Ho sempre prediletto parlare della nostra società: amo l’attualità.

Perché ti definisci “culture kidnapper”?

Culture kidnapper..è come se fosse il mio cognome, ma allo stesso tempo è anche il programma di quello che faccio e di quello che ho intenzione di fare. Io rapisco la cultura per farne qualcos’altro. E per ora la sindrome di Stoccolma sta dando i suoi frutti!

Mi racconti cosa è successo qualche giorno fa, quando un imbianchino ha coperto il tuo pezzo?

Il giorno successivo sono andato a fare una foto a ciò che avevo dipinto la notte precedente e mi sono ritrovato davanti la scena della pulizia. Ero talmente arrabbiato che la notte successiva sono tornato sul posto e ho ridipinto la scena che avevo visto al mattino.

I tuoi murales sono molto critici con la società contemporanea: qualcuno ti ha mai paragonato a Banksy?
Qualche giornalista americano mi ha chiamato “il Banksy francese”. Io credo che abbiamo molto in comune, tra tema, medium e la giusta dose di humor.

Quali progetti per il futuro?
Sto chiedendo molto ai miei fan, soprattutto sui social, cosa la gente vuole che io dipinga. Così la prossima settimana dipingerò un nuovo personaggio e chi mi segue dovrà esprimere il suo grado di soddisfazione. Seguimi e vedrai che ne verranno fuori delle belle.

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