Van Rainy Hecht-Nielsen, il muralista del Papa a New York

Interviste

Nella città dove la graffiti art ebbe inizio tutto può succedere. Anche che venga assegnato il lato di un palazzo di oltre 70 metri a quattro artisti per la realizzazione di un murales che ritrae il Papa nell’atto di benedire l’intero Madison Square Garden.

Accade a New York, dove lo scorso 3 settembre è stato ultimato il gigantesco omaggio della Grande Mela al pontefice in visita negli Stati Uniti dal 22 al 27 settembre, dopo che nei giorni precedenti ha raggiunto Cuba. L’agenda a stelle e strisce di Papa Francesco sarà scandita da molti eventi: prima Washington, dove parlerà davanti al Congresso, e poi il 25 a New York, dove terrà un discorso davanti all’Assemblea Generale dell’Onu, vedrà Groud Zero, incontrerà bambini e famiglie immigrate alla scuola Nostra signora, regina degli angeli e infine officerà la messa proprio allo Square Garden, tra la 8th Avenue e la 34th Street.

Per questo il DeSales Media Group, il braccio tecnologico dell’Arcidiocesi di Brooklyn vicino alla The Tablet and NET-TV, ha chiamato un team di quattro persone che, issate su pontili, hanno impiegato dieci giorni per realizzare la gigantografia papale. Come la tradizione insegna, il pezzo si trova in una delle zone più trafficate della città per annunciare “Urbi et orbi” il messaggio papale: il murales include infatti anche gli hashtag pubblici #PopeInUsa e #PapaEnUsa. Al loro fianco il Papa è ritratto nell’atto di salutare, sorridente, con la mano destra. Gli artisti ci hanno tenuto a realizzare un’immagine il più veritiera possibile, prestando particolare attenzione al volto: compito arduo viste le dimensioni e il caldo degli ultimi tempi a New York. Ma alla fine ce l’hanno fatta e il pezzo rimarrà dov’è per sei settimane.

A dirigere i lavori l’artista Van Rainy Hect – Nielsen: 41enne parrocchiano della Chiesa di San Giovanni Evagelista a Lovelend, in Colorado, da anni realizza tele e disegni di carattere religioso. Ma com’è stato confrontarsi con un’opera sacra così grande e così visibile? L’ho chiesto proprio a lui.

Chi sei? Cos’hai studiato e cosa fai?
Sono nato nel 1974. Ho studiato con un maestro artista, Miles Williams Mathis, ad Austin, in Texas e ora sono un artista di belle arti e un pittore murario.

Mi racconti del murales dedicato al Papa?
Il murales papale mi è stato commissionato dall’Arcidiocesi di Brooklyn per dare il benvenuto a Papa Francesco. Non è per me una novità lavorare su scale così grandi, lo faccio spesso per conto di pubblicità.

Quanto è importante per te la fede?
La fede è una parte importantissima della mia vita. Sono un cattolico convertito e per tutto il tempo che ho dipinto la faccia del Papa nel murales di Madison Square Garden ho pregato il Rosario.

Gli altri street artists come hanno preso questo tuo lavoro?
Credo che la maggior parte delle persone di New York abbia apprezzato il pezzo, e lo hanno fatto anche gli altri street artists.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Per il momento spero di incontrare il Papa, per il resto non ho altri piani. Sicuramente mi piacerebbe fare ancora street art, di più se il tema è di carattere religioso.

Di sicuro il lavoro è servito a sensibilizzare i distratti newyorkesi sulla venuta del Papa. Secondo un sondaggio del Public Religion Research Institute, rilasciato lo scorso agosto, pare infatti che solo il 47% degli intervistati sapesse che il Papa sarebbe stato in visita negli Stati Uniti e che il 69% degli intervistati fossero a conoscenza del suo arrivo a New York. Ma non c’è da preoccuparsi: pare che il murales sarà visto da oltre 700.000 persone!

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