L’Amazing Day si tinge di rosa con la Woman Edition

Interviste, Recensioni

Inizia domani, venerdì 2 ottobre, la terza e ultima parte dell’edizione 2015 del contest Amazing Day, lo zulu party iniziato nel 2006 da The Amazing Art e Andrea Sergio, in arte Mr. Wany.

Giunto alla sua ottava edizione, il festival ha una lunga tradizione alle spalle, che si rifà agli albori della tradizione hip hop italiana: non a caso il suo sottotitolo è “Back to the roots”. “Amazing Day – mi spiega Mr. Wany – nasce come momento organizzato dai miei amici per festeggiare il mio compleanno. Ma con l’andare del tempo l’evento si è ingrandito: abbiamo così iniziato a strutturare una vera e propria logistica, alloggiare gli artisti che venivano da tutta Italia, andare alla ricerca di sponsor. E così abbiamo iniziato a rodare sui grandi numeri”. Negli anni successivi, tra 2013 e 2014, il contest, sempre più grande, si è svolto per le strade della cittadina di Locate Triulzi, finchè quest’anno, complice anche Expo, l’Amazing Day si è spostato a Milano: il programma di questa ottava edizione è stato talmente ricco da dovere essere suddiviso in tre momenti.

Il primo, The Amazing Art, si è svolto dal 24 febbraio al 9 marzo all’Ex Fornace in Alzaia Naviglio Pavese 16, seguendo due linee: un’esposizione di lavori su carta, realizzati da numerosi e importanti artisti che hanno lavorato per il magazine III Fame dal 1996 ad oggi, e una mostra di opere su tela di diversi artisti, di diversa natura, ma con un background forte e comune.

Il secondo, Amazing Day, si è svolto dal 17 al 19 luglio sempre sui navigli milanesi, tra viale Cassala, via Malaga e via Ludovico Il Moro. In questo secondo caso si è puntato maggiormente sui contest, che sono stati tanti e diversi tra loro: da quelli di Break Dance con un “kiz battle” (età compresa tra i 5 ed i 15 anni) a quelli 2 VS 2, mentre la via Pestalozzi ha visto susseguirsi diversi concerti gratuiti.

E ora finalmente anche il terzo, Amazing Day Woman Edition. Si perché dal 2 al 4 ottobre l’area tra il Sottopasso delle Gabelle e via San Marco dedicherà l’intera tre giorni alle street artist: italiane e non solo, famose o meno, le donne che armeggiano con lo spray e i muri non sono sempre state molte, ma questa volta finalmente si dà loro un volto e la possibilità di lavorare assieme a un progetto condiviso. “È normale – prosegue Mr. Wany – che quella della strada sia una forma d’arte più maschile: sono necessari fisicità, resistenza e muscoli, attributi prettamente mascolini. Eppure ci sono donne bravissime, che sono poco sotto i riflettori ma lo stesso degne di attenzione: ed è proprio a loro che si rivolge questo ultimo contest”. Ecco allora spuntare i nomi delle italiane Microbo, Senso, Nina Gloria Viggiani e Nais, della spagnola Musa71 e della cinese Bao che, assieme a molte altre (Kami, Giulz, Menade, Cler, Franz e Nyna) esporranno a fine evento alla Whitelight Art Gallery. “Il tempo delle donne”, iniziativa del Corriere della Sera, affiancherà poi Amazing Day Woman Edition e sceglierà alcune artiste per eseguire una performance al Sottopasso e in Triennale.

Ma non dimentichiamoci che queste street artist, sotto la patina di colore che spesso sporca le loro mani, sono donne, mogli e mamme, che spesso si devono giostrare tra tutti questi ruoli nel corso della giornata. Come Marzia Formoso, in arte Nais: milanese classe 1981, fin da giovanissima si avvicina al mondo della pittura attraverso il graffitismo, tecnica che trasforma in rappresentazioni di mondi fantastici popolati da creature magiche. La passione per il figurativo avrà così la meglio e a partire dai primi anni del 2000, Nais colora strade e palazzi di diverse città d’Italia con le sue inconfondibili forme femminili, tra figure antropomorfe e mostri fantastici, che rappresentano i tratti nascosti o sottomessi della natura umana. Nel settembre del 2007 partecipa, grazie alla fondazione Nph, al progetto di cooperazione internazionale “Scuole di Strada” ad Haiti dipingendo e animando le scuole delle bidonville della capitale, mentre in Italia ha esposto alle mostre “Street Art, Sweet Art” del PAC di Milano, “Street Up” alla Byblos Art Gallery di Verona, “Meltin Pop” nel Palazzo Sassi a Sondrio, “Xmart Design” nella Galleria Memphis di Milano. Ecco l’intervista che le ho fatto.

Chi sei? Cos’hai studiato e cosa fai?
Sono un’artista e una mamma che si è avvicinata al mondo del writing da adolescente, nel 1996, quando ho iniziato con il lettering. Usavo gli spray che c’erano, pochi e un po’ raffazzonati, assieme ad altri ragazzi coi quali avevo una crew.

Come si è evoluto il tuo stile?
Mentre dipingevo sui muri ho sempre portato avanti la mia seconda (ma non per questo meno importate) passione: dipingere su tela. Lo stile figurativo, tra dipinti e disegni, è sempre piaciuto moltissimo, e anche adesso che sono mamma continuo a farlo. Così, verso fine degli anni Novanta, ho unito le mie due identità, quella di writer e quella di pittrice, quella di Nais e quella di Marzia, e mi sono buttata sul figurativo in versione spray. Oggi, a fianco di queste attività, mi diletto anche a fare illustrazione e bijoux.

Quanto è difficile essere una street artist donna?
Da fuori può sembrare un mondo per nulla femminile, ma non è del tutto vero: certo, le quote rosa non brillano, e soprattutto quando ero più piccola un po’ di discriminazione c’era. Ma oggi di street artist donne ce ne sono molte e sono ben contenta che a questo giro sia finalmente stato fatto un contest del genere. Ce ne vuole, in tutti i settori!

Le donne sono il tuo cavallo di battaglia anche nella tua figurazione..
Credo che le figure femminili siano il miglior tramite per veicolare dei concetti, anche semplici: attraverso i miei personaggi, le loro posizioni e i loro colori voglio trasmettere emozioni positive come sono quelle veicolate dalla creazione, un atto prettamente femminile. Anche le mie opere sono le mie creazioni, sono quasi i miei figli

E come concili la figura della mamma con quella della street artist?
Cerco sempre di dare lo stesso peso a entrambe le mie creazioni, le opere e i figli. Amo i miei bambini ma non voglio essere completamente assorbita da loro: mi piace prendermi il mio tempo, pensare alle mie cose. Durante la prima gravidanza ho un po’ mollato, almeno ocn la street art, ma durante la seconda non mi sono fatta remore: guanti, mascherina e via di vernice spray! E anche ora che sono più grandicelli, porto i miei figli con me mentre dipingo. Se stai ferma nel mondo dell’arte sei fregata..

Quali soni i tuoi progetti per il futuro?
Sicuramente non mostre pittoriche. Quest’anno ho proprio voglia di fare muri e per il futuro ci sarà una selezione di progetti.

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