Tre mesi di cento muri: un primo bilancio

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Sono trascorsi tre mesi, e più che di acqua è il caso di dire che ne è passata di arte sotto i ponti. Mi riferisco ai cento muri liberi, il progetto che ha preso vita a Milano lo scorso 19 giugno grazie al lavoro dei consiglieri comunali Emanuele Lazzarini e Paola Bocci e che ha permesso a writer e street artist, vecchie glorie e neofiti, di potere lavorare su murate storiche senza il rischio di incappare in sanzioni. Passato l’iniziale momento di assestamento, è ora giunto il tempo di fare i primi bilanci, tra disavventure, reunion, apprezzamenti, critiche e considerazioni sul futuro.

Il primo evento degno di nota è quello accaduto, lo scorso settembre, a Zoow24 nel sottopasso del Ghisallo: le sue “sizze”, una serie di disegni contro il fumo apparsi sui piloni del cavalcavia, sono stati a più riprese imbiancati da un anziano poco amante dei murales. «Con tanto di pettorina – mi spiega Zoow24 – si è spacciato per dipendente del Comune e ha imbiancato le opere. Fatte le dovute ricognizioni, il Comune ha prontamente smentito che quella fosse stata una sua iniziativa e, anzi, si è dimostrato molto collaborativo, cercando, assieme a me, di parlare con questo signore. Che, tuttavia, non ha mai voluto risponderci».

Questo fatto, a metà tra il tragico e il comico (ma che è pur sempre costato 500 Euro di materiali a Zoow24), introduce un problema non da poco: chiunque, artista, vandalo, o semplicemente disturbatore, può apporre il proprio segno su uno dei cento muri liberi senza che il Comune possa fare qualcosa. Non vale lo stesso per i “muri progetto”: assegnati dal Comune a un’associazione culturale che abbia presentato un progetto iconografico ben preciso, il murales che vi viene realizzato è definitivo e non sostituibile, un po’ come è successo con “Niguarda antifascista”.

Il problema delle sovrapposizioni, tuttavia, pare non interessare il mondo del writing che, da sempre, ha regole (non scritte ma molto chiare) sul crossing: «Non conviene a nessuno – sostiene Rendo, dei TDK – crossare un muro che sa essere nostro. Ogni crew ha i propri muri storici ed è naturale che, soprattutto oggi che si sono liberati, chi aveva quei muri si rimpossessi della sua hall of fame». Lo sanno bene loro, i TDK, che nel tempo si sono visti coprire il pezzo storico che Raptuz, Rendo, Sten e Mec avevano dedicato agli Articolo 31. Correva l’anno 1992, e ci si trovava alla murata di via Pontano che adesso è rientrata nel progetto dei cento muri liberi e che finalmente potrà essere sistemato in tutta legalità dalla stessa crew. Il rispetto reciproco, insomma, pare essere la soluzione migliore al problema. A riconoscerlo sono anche gli artisti più giovani che, nonostante la loro limitata esperienza, sanno già come gira il mondo: «C’è abbastanza rispetto tra chi scrive – mi dice Alessio, 22 anni, che ha lavorato sui muri del ponte della Ghisolfa e nelle zone Bovisa, Corvetto e Romolo – Ci si conosce quasi tutti e si è al corrente di quali sono le murate storiche di determinate crew».

Il progetto, in generale, piace molto: «Secondo me è stato un toccasana per Milano – mi dice Marco Zanghi, in arte IlProsa della Nuclear 1, che è stato tra i primi a iniziare a lavorare sui cento muri in via Schievano – Viaggio parecchio in Europa a fare i graffiti e quasi tutte le capitali hanno i free wall: Parigi, Berlino, Amsterdam e Bruxelles. Mancavamo solo noi». Gli fanno eco gli artisti di Urban Solid, il bel progetto del duo di writer ritrovatisi all’Accademia di Brera che ha coniugato il lavoro scultoreo al linguaggio urbano. E che oggi ha lavorato sui muri di piazza Carbonari e di via Padova: «Il fatto che ci sia la possibilità di lavorare tranquillamente è un’ottima cosa, è un’attenzione particolare che Milano sta dimostrando alla street art. Anche se cerchiamo sempre di lavorare su muri degradati e fatiscenti per non intaccare beni artistici, crediamo che questa  iniziativa sia molto buona, perché dà la possibilità a chiunque di sbizzarrirsi senza rischiare di imbattersi in sanzioni».

Anche dal Comune arrivano buone notizie: «Stiamo facendo una ricerca di nuovi muri – mi dice Emanuele Lazzarini, consigliere comunale tra i promotori del progetto – perché la richiesta è molto alta. Stiamo anche pensando a un piano per gestire due tipi di situazioni. Quelle anomale, come il caso di Zoow24, per i quali il Comune non ha leggi a cui riferirsi per una possibile sanzione. L’extrema ratio sarebbe togliere a quei muri la denominazione di “liberi” e apporvi quella di “a progetto”, ma penso che il dialogo sia la scelta migliore. L’altra situazione su cui il Comune sta riflettendo è quella della “cannibalizzazione” dei muri: posto che esistono normali dinamiche fra crew, vogliamo assicurarci che i ragazzi giovani abbiano la possibilità di trovare spazi su cui dipingere. Va bene riabilitare i vecchi muri storici, va bene creazione nuovi muri che diventeranno storici, ma è importante e prioritario il concetto di palestra per i più giovani». E chiosa: «In generale siamo molto soddisfatti: personalmente penso che l’operazione abbia avuto successo perché ha smosso molti progetti, ha dato delle opportunità a persone di tutti i tipi di disegnare su muri legali, ha sdoganato il fenomeno con un effetto volano difficile da misurare ma notevole. E, cosa più importante, ha contribuito a mette colore in luoghi altrimenti grigi».

Ma cosa accadrà quando tutti i muri saranno riempiti? «Pensiamo – continua Lazzarini – alla possibilità di fare un reset dei muri, ossia di imbiancarli per fare refresh e potere ricominciare a disegnare da zero. È una scelta impegnativa ma coerente con le usanze di questo mondo, che andrà tuttavia concordata con tutta la comunità di writer». È della stessa idea Giovanni Candida, in arte Walls of Milano, il fotografo che ha realizzato una ricca gallery (unofficial) dei lavori fin qui svolti: «La streetart è effimera per natura. Credo quindi che non ci sia alcun problema a ripittare tutto periodicamente con una mano di bianco». Un’idea diversa viene dalla comunità dei writer: «Bisognerebbe istituire una commissione di esperti – mi dice FlyCat – che coordinino e affidino i muri con cognizione di causa. Il modo migliore per farlo è chiede consiglio a chi, come me, è nel giro da tempo, conosce la murate storiche e ha modo di valutare le capacità degli artisti. Non puoi chiamare chiunque a lavorare indiscriminatamente, c’è bisogno di una sorta di gerarchia».

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