Obey al The Late Show: “L’arte per riunire l’umanità ferita di Parigi”

Interviste

In uno studio colorato di blu, bianco e rosso, con il logo della trasmissione tricolore e i soffitti decorati con le torri Eiffel in versione pacifista, si è aperto il The Late Show di Stephen Colbert. AcroCats che suonano la Marsigliese in versione marcia trionfale, pubblico in piedi e Shepard Fairey, in arte Obey, che parla dei suoi progetti, compreso quello in una Parigi post attacco terroristico.

Lo show, in realtà, inizia con uno scatenato Stephen Colbert che, di fronte all’atrocità della strage di Parigi, trova il modo di alternare allegria e serietà: “Grazie – dice, rivolgendosi ai francesi – di avere inventato le patatine fritte (french fries), il mio modo preferito di baciare (frech kiss) ma soprattutto grazie per il nostro più importante simbolo: quella della Statua della Libertà”, donata a New York dai francesi il 15 novembre 1899.

E così, dopo avere parlato con il comico e conduttore televisivo Bill Maher e con il Capitano Florent Groberg, sempre con un occhio di riguardo alla Francia e ai suoi 129 morti, arriva anche il momento di Shperd Fairey. I due iniziano a parlare dei personaggi che l’hanno reso famoso per le strade di mezzo mondo, Obey Giant e il poster di Obama. “C’è qualcosa che queste due figure hanno in comune, oltre a essere due leader”?, chiede Colbert. “Beh – risponde Shepard – entrambi portano a spasso quella che è la mia filosofia: Obey permette alle persone di porsi domande ed è in un certo senso investigativo e provocatorio, mentre Obama arriva dopo un periodo buio rappresentato dall’amministrazione Bush e porta all’America il suo messaggio genuino e sincero. Ed è un lavoro di cui ancora vado molto fiero”. Ovazione.

Si passa così a parlare del suo nuovo libro, “Covert to Overt”: “Cosa intendi per covert to overt?”, gli chiede Colbert. Decisa la risposta dell’artista: “Praticamente tutta mia la mia carriera è stata focalizzata a portare l’arte nelle strade in cui le persone vivono e non nelle gallerie o nei musei o in luoghi al chiuso. E sai perché? L’arte ha l’incredibile potere di colpire le persone sia nell’emozione sia nelle sue scelte elettorali e di creare dibattito, un po’ nello stesso modo in cui funziona la musica (Jhonny Cash, Public Enemy, Bob Marley, The Clash). Ebbene io credo che l’arte figurativa possa fare molto di più di questo, colpendo le persone al livello visuale e rendendosi in questo modo democratica e accessibile a tutti. Io sono sempre stato sotto terra per creare cose in strada perché ti puoi davvero cacciare  nei guai quando fai cose per strada..” “Ti piace cacciarti nei guai?”, gli chiede Colbert. “Non amo cacciarmi nei guai”, svia lui. “Ma ti ci sei cacciato un sacco di volte!”, lo incalza Colbert. “Già!”. E, di nuovo: “Hai mai rischiato la galera per la tua arte?” “Beh – sorride Obey – diciamo che forse ho qualche angelo in paradiso.. però quello che credo davvero è chiunque abbia la possibilità di pensare a qualche contenuto lo debba trasmettere alle persone: e poiché nessuno me ne hai mai dato l’opportunità, quell’opportunità me la sono creata io. Ti spiego cosa intendo per strategia inside e outside: per anni sono stato un outsider, ma ora poiché ho avuto il coraggio di mettere là fuori i miei lavori, molte persone mi offrono la possibilità di lavorare su piattaforme mobili ed è in qualche modo una maniera come un’altra per infiltrarmi nel sistema. A volte le persone credono che in questa maniera io mi sia compromesso, ma credo che in realtà tu possa usare il macchinario anche in un modo che non è compromettente se mantieni la tua integrità per raggiungere il maggior numero di persone possibile. Ed ecco perché sono qui”. “Beh – scherza Colbert – benvenuto sulla macchina!”

“Tu hai già lavorato a Parigi e domani partirai per andare a fare qualche lavoro là. Qual è stata la tua reazione ai fatti di Parigi e come credi che l’arte possa aiutare?” “Beh, sai – gli risponde l’artsta – la mia reazione è stata all’inizio di shock e disillusione. Ma sono contento che ci sia il progetto di partire per Parigi perché ci sono delle domande in sospeso: si tratta del cambiamento climatico sul quale farà una grande installazione pubblica. Quello che spero è che l’arte possa aiutare la gente a pensare a tutto quello che l’umanità ha in comune, cose positive, mettere in contatto la gente su questioni che toccano tutti, il futuro, e tutto quello che accade al pianeta riguarda il futuro dell’umanità. Il terrorismo è una cosa terribile che può creare paura e divisioni ma quello che voglio fare è riunire la gente”.

“Una cosa che noi abbiamo in comune è che abbiamo frequentato la stessa scuola in South Carolina e ho pensato che questo sarebbe stato il momento adatto per condividere le nostre foto scolastiche”. Lascio alla vostra immaginazione quanto brutti fossero i due interlocutori di questa breve intervista.

 

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