Anche il knitting è street art, ma non a Lambrate

Interviste

Nella Milano che ci piace, quella dei 100 muri liberi, dei progetti di street art legati ai consigli di zona e alle istituzioni pubbliche o private, succede che ci si imbatta in qualche controsenso. Basta cambiare l’ordine degli addendi, ossia trasformare la urban art in urban knitting, che tutto quello che è arte applicata (proprio come il knitting, i lavori a maglia) viene rimossa dalla strada con poche spiegazioni.

È quanto successo lo scorso 4 dicembre in via Conte Rosso, nel quartiere Lambrate di Milano, dove alcune “calzette” di lana che ricoprivano i dissuasori della via sono state rimosse dai vigili. L’iniziativa, in realtà, era stata promossa da Red Room, punto vendita di prodotti fatti a mano che come coronamento di un corso di maglia aveva pensato bene di esporre queste piccole manifatture sulle parigine in strada. “La via Conte Rosso – mi spiega Andrea Brembati, proprietario di Red Room – è stata la via principale dell’allora comune di Lambrate. Con il tempo e le scelte urbanistiche la strada è stata più volte penalizzata, ma ora è tornata al suo splendore, valorizzata dalla presenza delle belle gallerie del quartiere”. Proprio qui, in una zona ampia e pedonale, mensilmente si tengono alcuni mercatini cui partecipano le associazioni riunite sotto “Vivi Lambrate”, di cui fa parte anche l’associazione Carmilla Red Room: “Le parigine – prosegue Andrea – erano una vera novità per questa via: non nego che dessero un po’ fastidio, all’inizio, quando facevamo i mercatini e così avevamo proposto, scherzando, di adottare le parigine. L’idea è piaciuta a tal punto che gli altri commercianti hanno colto la sfida, apponendovi ciascuno il proprio tocco artistico”.

E così Irene, altra proprietaria di Red Room, ha lanciato la proposto innovativa del corso di urban knitting, arruolando due amiche che fanno maglieria e proponendo alcune lezioni al costo di 10 Euro. Un’idea che ho definito innovativa non a caso: lo yarn bombing, o guerrilla knitting, è un genere artistico nato nel 2005 negli States. Sviluppatosi nella mitteleuropa, si fa ancora molta fatica a trovarlo ma soprattutto ad accettarlo da noi, in Italia: solo nel 2013 tutto il porto antico di Genova è stato fatto oggetto di installazioni in lana e cotone, realizzate da oltre mille persone di tutte le età e provenienza, per il progetto “Intrecci urbani”, che è dilagato nel 2014 in tutto il territorio cittadino coinvolgendo 9 giardini e ville di Genova e ha visto la partecipazione di oltre 1300 persone. E così, ognuno a modo suo, i commercianti di via Conte Rosso hanno iniziato a ricoprire le parigine: otto quelle del knitting di Red Room , 4 quelle di altri negozi.

Ma qualcosa va storto e, complice la rete, i commenti si fanno duri. “I vigili – prosegue Andrea – sono arrivati una prima volta senza nascondere un certo imbarazzo. Mi hanno chiesto di potere togliere tutti i nostri manufatti, ma ho risposto che ne avrei tolto soltanto uno, il mio, che era anche rovinato”. Ma Clet Abraham lo sa bene e anche Andrea è stato vittima di quella  disposizione del codice della strada che punisce con una sanzione amministrativa il danneggiamento o l’imbrattamento della segnaletica stradale. A lui, a ben vedere, è andata meno peggio: “Alle 7.30 del mattino dello scorso 4 dicembre, quando tutti gli esercizi commerciali erano ancora chiusi, i vigili sono arrivati e hanno tolto tutto”.

Dopo avere appreso la notizia, Andrea e Irene sono rimasti allibiti, e impotenti. “Abbiamo però ricevuto moltissima solidarietà da parte della zona, e ora stiamo valutando se riproporre l’attività con un maggiore coordinamento del lavoro di tutti”.

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