La gentilezza dei muri dell’Iran

Nel Mondo, Recensioni

Questa è una storia di gentilezza che non ha luogo negli ospedali, nelle case d’asta benefiche o sui siti per le petizioni. Questa è una storia di gentilezza che si manifesta sulle facciate delle case, e che da qualche giorno a questa parte ha riempito i muri dell’Iran di dipinti e..grucce.

Sì, perché quella che è stata rinominata “Walls of kindness” è una campagna pubblica in cui chiunque può donare e prendere liberamente capi di abbigliamento appesi sui muri delle case di diverse città dell’Iran. Con l’inizio della stagione fredda, infatti, sulla facciata di una casa a Mashad, nel nord – est del Paese, è apparsa la scritta “Prendi se hai bisogno, lascia se non hai bisogno” su sfondo colorato e, sotto, alcuni ganci per appendere cappotti, pantaloni e felpe. Quelle stesse mani anonime che avevano dipinto sul muro hanno poi postato le foto dei muri sui principali social, da cui la notizia è rimbalzata in tutto il Paese al suono dell’hashtag #WallsOfKindness. Da quel momento l’iniziativa è stata replicata in altre città iraniane, tra cui Khorasan, Isfahan, Markazi, Hamedan, Kermanshah, Mazandaran, Semnan, Teheran, Sirjan, Ilam e Shiraz. Quest’ultima è la capitale della provincia di Fars: qui la proprietaria di una casa “gentile” ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr che “Un giorno un gruppo di ragazze e ragazzi giovani ha bussato alla mia porta per chiedermi il permesso di dipingere e di attaccare grucce sul muro di casa mia”. E ha aggiunto: “È interessante notare che le persone lasciano anche più di un capo, mentre chi ne ha bisogno prende solo lo stretto indispensabile”.

Non è un caso: secondo i funzionari del governo in Iran ci sono 15.000 persone senza fissa dimora, di cui un terzo sono donne. Tuttavia, le stime non ufficiali parlano di una cifra assai più alta: l’anno scorso il Welfare Organization del comune di Teheran ha stimato che solo nella capitale c’è quel numero di homeless. Colpa dell’economia iraniana, in ripresa dal 2014 dopo aver subito due anni di recessione che ha portato il tasso di disoccupazione alle stelle (11,4%, secondo la Banca Mondiale).

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