Occultata l’ultima opera di Banksy, la prima a essere interattiva

Nel Mondo

Non è la prima volta che Banksy si schiera sulla questione dei migranti a Calais: prima con Dismaland, poi con Steve Jobs, nella notte di sabato 23 gennaio l’artista britannico è andato all’attacco del trattamento dei migranti nella Jungle del sud della Francia con una nuova opera, la prima nella storia di Banksy a essere interattiva. Realizzata sulla parete dell’ambasciata francese a Knightsbridge, nel centro della Londra bene, è stata subito coperta.

A essere rappresentato è il volto in lacrime della Cosette di Émile Bayard, il cui disegno – comparso nella seconda edizione del romanzo di Victor Hugo “Les Misérables”- divenne poi il simbolo del popolarissimo musical. La ragazzina vestita di stracci e ravvivata dal tricolore sfrangiato francese ha le lacrime agli occhi: a terra c’è una bomboletta dalla quale fuoriesce una nube di gas che simboleggia i lacrimogeni sparati dagli agenti francesi per respingere i migranti del Campo Giungla. L’opera è poi dotata di un codice QR: avvicinandovi il telefono chiunque può vedere on line il video, datato al 5 gennaio scorso, di un raid della polizia contro i profughi del campo. Un commento “alla Banksy” sui recenti tentativi delle autorità francesi di demolire una parte del campo di Calais, ora considerato “pericoloso” e di sfrattare circa 1.500 rifugiati.

Solo la settimana scorsa un portavoce della polizia francese, Steve Barbet, ha negato al Guardian che fossero stati utilizzati gas lacrimogeni per annientare il campo. “Non è nel nostro interesse utilizzare gas lacrimogeni, a meno che non sia assolutamente necessario per ripristinare l’ordine pubblico. In ogni caso non sono mai utilizzati nel campo” aveva detto. Ma la clip di YouTube mostra chiaramente per sette minuti che nel raid di inizio gennaio sono stati utilizzati dalle autorità francesi gas lacrimogeni, proiettili di gomma e granate assordanti. L’uso di gas sarebbe avvenuto anche lunedì 25 gennaio, quando la polizia francese ha tentato di creare una zona cuscinetto di 100 metri tra i campi e l’autostrada.

La denuncia dell’artista è stata però censurata dalla società proprietaria dell’edificio, la Cheval Property Management Limited, che ha fatto coprire il disegno spiegando di voler “preservare l’opera”. Per farne cosa? “Stiamo discutendo i piani futuri”, si è limitato a rispondere il direttore, Mike Sadler.

Lo scorso gennaio un murale raffigurante il fondatore di Apple, Steve Jobs, figlio di immigrati siriani, era apparso sul muro di un tunnel nel campo profughi a Calais. L’opera è stata collocata dietro una lastra di vetro di protezione da parte delle autorità locali, ma la settimana scorsa alcuni vandali l’hanno rimossa per deturpare l’opera. Alcune fonti, poi, avevano rivelato che un migrante aveva allestito una tenda accanto l’opera d’arte e chiedeva 5 Euro ai passanti che avessero intenzione di vederlo.

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