Banksy, svelata l’identità del solito noto

Nel Mondo, Recensioni

Che Banksy sia un piccolo fuorilegge, paragonabile quasi a Robin Hood, è cosa risaputa. Ma da qui a trattarlo come se fosse un serial killer che miete vittime in incognito ce ne passa: eppure gli studiosi della Queen Mary University of London hanno studiato il fenomeno Banksy utilizzando tecniche avanzate per la localizzazione geografica dei criminali ricercati. E ora sostengono di avere svelato l’ identità del più noto street artist vivente al mondo.

Si tratterebbe di  Robin Gunningham, un inglese di 42 anni, nato a Bristol da una famiglia della middle class, educato in scuole private, amante dell’arte, cresciuto con alcuni coinquilini e trasferitosi successivamente a Londra, dove ha iniziato negli anni 2000 ad avere grande successo. Informazioni, queste, che i ricercatori dell’università londinese hanno appreso passando al setaccio oltre 140 luoghi in cui Banksy ha lasciato le sue opere, per poi creare una mappa con i cosiddetti “punti caldi”, ovvero i luoghi in cui si muove di frequente. Paragonando i dati di questa mappa con le informazioni pubbliche disponibili (per esempio i racconti della sua infanzia fatti dall’artista nel corso di alcune interviste anonime), il team di esperti ha trovato che c’erano diverse compatibilità con gli spostamenti di Gunningham. Che si muove soprattutto, secondo lo studio che è stato pubblicato nell’ultimo numero della rivista Journal of Spatial Science, tra un pub, un parco, un appartamento a Bristol e tre residenze della capitale inglese.

In passato erano state fatte molte altre ipotesi sull’identità dell’artista: si era detto che poteva essere una donna, un collettivo formato da diversi writer riuniti sotto lo stesso nome, o ancora che si trattasse di un certo Robin Banks, di estrazione operaia e con esperienze di lavoro in una macelleria. Ma nel 2008 un’altra rivista, il Mail On Sunday, aveva intervistato decine di persone in qualche modo legate a Banksy e, nel corso di un’inchiesta approfondita, aveva per prima fatto circolare il nome di Robert Gunningham, rinominandolo “the nice middle class boy”. Nel 2011 il Daily Mail giura di avere scovato anche un’altra identità, quella della consorte di Banksy, Joy Millward, scesa in politica con i Laburisti e unitasi in matrimonio con l’artista a Las Vegas nel gennaio 2006.

Insomma, i pettegolezzi che girano attorno a Banksy non si sono mai fermati, e ora sono pure state scomodate le più impegnative (e, aggiungerei, costose) tecniche forensi per cercare di dare un nome un cognome a un artista che non ha mai voluto rivelarli. Mi trovo dunque d’accordo con la riflessione che nel luglio 2008 la giornalista Francesca Gavin fece nel suo blog sul Guardian: “Da un punto di vista artistico, la conoscenza dell’identità di Banksy migliorerà o peggiorerà il suo modo di fare arte?”. Ma soprattutto: “La domanda non è chi è Banksy. La domanda è chi se ne importa?”.

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