#StreetForum Il culto della personalità non compensa una scarsa produzione

Interviste

Ultimamente mi capita sempre più spesso di osservare video e foto dalla comicità involontaria in cui alcuni personaggi, cercando di spacciarsi per dei veri artisti, adottano atteggiamenti che definirei al limite del ridicolo.

Volendosi mostrare senza in realtà farsi vedere per quello che sono veramente, adottano le più divertenti strategie di camuffamento del volto, anche in situazioni, come quella di una galleria d’arte, dove non avrebbe senso adottarle. Cappuccio, barba, occhiali scuri, mani sul volto, e a volte mi chiedo perché non usino anche un bel naso rosso. Il tutto per sperare di innescare un processo di mitizzazione che potrebbe funzionare, se fosse supportato da una produzione artistica di alto livello. Salvador Dalì riuscì nel suo intento, ma in quanti lo sono? Pochi, anzi pochissimi. Per questo dovrebbe essere ovvio che il solo camuffamento rende ridicoli. Banksy, tanto per fare un nome, è portatore di un messaggio talmente potente, da renderlo credibile nell’inscenare il mistero che circonda la sua identità. Ma chi non è veramente bravo, per favore lasci perdere. E quando l’ho capito? Dopo aver conosciuto i writers della B.B.C. (Bad Boys Crew) a metà degli anni ’90 Parigi. Questi ragazzi, i cui lavori si potevano trovare nella mitica Hall of Fame di Stalingrad, rappresentavano ciò che di più innovativo, insieme ai T.C.A (The Chrome Angelz), esistesse in quel momento nella metropoli.  Prima di incontrarli li immaginavo come individui eccentrici, e invece rimasi stupito nel trovarmi davanti dei ragazzi dall’aspetto quasi banale. Girammo Parigi in lungo e in largo parlando quasi esclusivamente di graffiti, e arrivati al loro studio capii perché non avevano bisogno di camuffarsi. Le loro incredibili tele mi lasciarono stupefatto e in alcuni lavori scorsi i germi di quella che dieci anni dopo sarebbe stata chiamata Street Art. Realizzare eccezionali opere d’arte era per loro il fulcro di tutto, il motivo della loro affermazione nella scena parigina, la loro ragione d’essere, il motivo per cui entrarono nel mito.

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