La prima volta dei graffiti nell’Enciclopedia Treccani

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“Pratica di espressione visuale ed artistica tipica dello spazio urbano, talvolta definita impropriamente graffitismo; negli Stati Uniti conosciuta semplicemente come “graffiti”, altresì con le espressioni spray-can art o aerosol art”. Così recita la definizione del lemma “graffiti”, per la prima volta nella storia della lingua italiana inserito nella più famosa delle enciclopedie nostrane, “la” Treccani.

Così, con la storicizzazione di un vocabolo nato 30 anni fa, l’Istituto della Enciclopedia Italiana ha voluto riconoscere una volta per tutte l’ufficialità di questo movimento, nato in Usa e ben presto sviluppatosi anche in Europa. I cultori della lingua potranno così approfondire la storia, la terminologia tecnica e i protagonisti della scena internazionale del writing: tra questi ultimi compare anche Flycat, che ha scritto la storia del movimento a Milano negli stessi anni in cui Napal Naps e Crash Kid lo facevano a Roma, Dayaki e Rusty a Bologna ed Eron a Rimini. “Sono orgoglioso di apparire in quella che una volta vedevo solo nelle case dei signori – mi dice Flycat – non è una inversione di tendenza ma il giusto riconoscimento di un movimento che anche io, nel mio piccolo, ho contribuito a realizzare”.

A questo proposito lo scorso 9 aprile a Roma l’Istituto della Enciclopedia Italiana ha presentato l’evento “Strade d’arte. 30 annidi graffiti writing e street art a confronto”, cui ha partecipato lo stesso Flycat assieme ad altri nomi noti quali Ozmo, Eron (che ha realizzato il bellissimo live painting “Soul of the sea” con cui ha ritratto i volti dei migranti sulle fiancate divelte delle “carrette del mare”), Pietro Ravasi, Frankie Hi-Nrg, Fabiola Naldi e Massimo Bray, ministro dei Beni Culturali durante il governo Letta e oggi direttore dell’Enciclopedia Treccani. “Un bell’incontro – mi dice Flycat – durante il quale si è discusso anche animatamente. Non sempre mi sono trovato d’accordo con quanto detto, per esempio credo che si sia un po’ troppo parlato di soldi: ma sovvenzioni e tasche piene non sono principi su cui si fonda il movimento. Il writing è qualcosa di molto più profondo, ha salvato delle vite e solo alla fine ha fatto fare i soldi a chi, come me, ne ha fatto il proprio lavoro. Questo è il potere dell’arte, una delle poche cose che invece di erigere barriere le abbatte: ma attenzione a non fare confusione, perchè “riqualificazione” e “rigenerazione urbana” sono modi belli per nascondere un giro di soldi di cui beneficiano le istituzione e non gli artisti”. Same old stories, verrebbe da dire: eppure anche Flycat, uno dei padri fondatori del writing italiano, riconosce il valore di certa street art: “Credo che si stia finalmente affermano lo stile di pittura italiano: sento la differenza anche in quella che è la street art da cui stanno venendo fuori cose belle da comparare con il resto del mondo. Vedo una maggiore sensibilità, soprattutto negli artisti maturi, nei soggetti, nel modo in cui si pittura, anche se gli stili sono molto diversi. Insomma, si sta andando verso il futuro, e questo conferma la svolta di Treccani”.

Nel frattempo Flycat è impegnato nella sua ultima mostra, curata da Associazione Carmilla e Stradedarts, alla Key Gallery fino al 29 aprile: “Formazione Flycat” ripercorre 30 anni di storia dell’artista, tra writinh, hip hop e Futurismo Celeste.

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