L’identikit del writer? Liceale, figlio di divorziati e straniero. Parola di Atm e Polizia locale

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Spiegare, una volta per tutte, la differenza tra Street Art e Writing, tra arte e degrado, tra buoni e cattivi. Con questo intento il Comune di Milano assieme all’azienda dei trasporti urbani Atm ha stampato l’opuscolo, presentato qualche giorno fa, “Facciamo bella la nostra città”, che verrà distribuito nelle scuole elementari e medie, nelle biblioteche e nei consigli di zona di tutta Milano.

Il volumetto illustra ai bambini il lavoro del Nucleo tutela decoro urbano della polizia locale, il programma di Atm attivo dal 2012 e il servizio di security, potenziato notevolmente nel 2015, in cui sono impiegati 125 agenti di sicurezza. “Uno sforzo – si legge sull’opuscolo – che ha portato a essere identificati dal nucleo antigraffiti della polizia 286 writer di cui 213 sono già stati sottoposti a indagine”.

Un insegnamento per i più piccoli, se non fosse che, dopo avere sciorinato dati (e date), il manuale riporta: “Su un campione di 200 persone fermate, il 45% di esse lavora in settori di tipo creativo (grafica, fotografia, tatuaggi, musica), il 70% ha frequentato un istituto di questo genere, il 30% ha genitori separati o divorziati, il 22% è figlio di stranieri, il 4% ha un fratello pure lui writer e il 2% è di sesso femminile”. Una distinzione che negli ambienti artistici (ma basta solo un po’ di buon senso) non è proprio andata giù: Atomo, pietra miliare nella storia del movimento a Milano e più volte impegnato in progetti del calibro di Energy Box, ha tuonato: “È una vera e propria criminalizzazione alla Lombroso. Non solo il graffitaro, il ragazzetto che non ha più di 18 anni, viene indicato come diverso, deviante e criminale, ma vengono pure fatte supposizioni sulla sua vita privata. Significa forse che tutti i figli di divorziati devono essere messi sotto osservazione?”. E poi diciamocelo: c’era così tanta urgenza di sponsorizzare uno scritto del genere a pochi giorni dalla morte di “Slav”?

E aggiunge: “Vengono in mente le anziane di Andrea Pazienza che nelle sue vignette osservavano ‘ha i capelli lunghi, è un terrorista!'”.Eppure qualche esempio positivo viene indicato, e si chiama Banksy: “Peccato – risponde Atomo – che Banksy lavora nella più totale illegalità: basti pensare che la sua ultima opera, Cosette de I Miserabili, è stata realizzata di notte e subito coperta perchè dipinta senza permesso sull’ambasciata francese in Regno Unito”.

Ma per Atomo la soluzione c’è: “Non si può affidare un progetto sui graffiti a persone che non ne masticano. Un prodotto di vera educazione civica, con divulgazione scolastica, ha bisogno di psicologi, sociologi e “addetti ai lavori” per poterlo redarre. Il percorso verso la legalità è un modo per agevolare il processo artistico, non bisogna reprimere nè criminalizzare dei ragazzi”.

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