CVTà Street Fest: il Molise del web 0.0

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Civitacampomarano è un paese di 400 anime in provincia di Campobasso. Più semplicemente, gli abitanti della zona la chiamano “Cvtà”, ed è con questo buffo quanto social nome che ha preso vita la prima edizione di CVTà Street Fest, il festival di Street Art che, con l’aiuto di sei artisti internazionali e con la direzione artistica di Alice Pasquini (in arte AliCè), ha ridato colore (e anche vita) al borgo molisano a rischio spopolamento.

“Tutto – raccontano gli organizzatori – nasce da un’email inviata ad AliCè nel 2014 da Ylenia Carelli, Presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” di Civitacampomarano che ha poi organizzato l’evento: un invito a fare tappa nel borgo molisano per dipingere i muri del centro storico ormai quasi completamente disabitato”. Alice Pasquini accetta e realizza una serie di interventi pittorici prendendo spunto da fotografie d’epoca della vita del paese: “Ho dipinto su vecchie porte per ricordare quello che ora non c’è più – spiega l’artista – molte case bellissime ora sono vuote e lo spopolamento è stato massiccio”. Non basta: Civitacampomarano è il paese natale di suo nonno, e così il progetto prende dei risvolti affettivi inaspettati. “Gli abitanti del borgo hanno adottato l’artista – proseguono gli organizzatori – e i suoi lavori sono diventati motivo di orgoglio e punto di partenza per una riscoperta e una valorizzazione del centro antico”.

A due anni di distanza AliCè è tornata in quei posti e ha curato il progetto di CVTà Street Fest, cui hanno partecipato gli italiani Biancoshock , Hitnes, ICKS e UNO, David de la Mano dall’Uruguay e lo spagnolo Pablo S. Herrero. A loro gli stessi abitanti di Civitacampomarano hanno messo a disposizione il muro più bello, lo scorcio più ammaliante, il panorama più prezioso per interpretare, a stretto contatto con chi ancora vive tra le strade del paese, il luogo.

Tra i vari interventi quello che ha riscosso maggiore successo è stato quello di Biancoshock, il milanese che ha reinterpretato alcuni luoghi simbolo della cittadina con i loghi dei recenti mezzi di comunicazione, tra social e piazze di condivisione. Così la buca delle lettere è stata ricoperta con il simbolo di Gmail, una vecchia cabina telefonica è diventata un punto Whatsapp, la bacheca del paese è stata firmata Facebook, le case disabitate del centro si sono illuminate di colori e immagini. Il suo progetto, “web 0.0”, racconta di un vero e proprio Internet “in real life”, dimostrando che ben prima dell’invenzione dei computer c’era chi, al posto di Wikipedia, si affidava agli anziani per avere informazioni sulla storia del luogo, o che per rimanere aggiornati sulla cronaca bastava andare al bar invece di usare Google, o che per trasportare qualche cacio non si doveva usare WeTransfer quanto un’apecar.

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