Giulio Regeni? “Un egiziano, come noi”. L’intervista a El Teneen, Naguib e iAhmed

Interviste

Sarà anche stata accolta buona parte delle richieste della procura di Roma alla magistratura del Cairo, ma la morte di Giulio Regeni rimane ancora avvolta nel più bieco dei misteri. Eppure, a tre mesi dalla morte del ricercatore 28enne, morto in Egitto con ogni probabilità per le sue ricerche universitarie (e scomode) sui sindacati egiziani, c’è chi ancora chiede a gran voce giustizia e verità. E lo fa con la Street Art, in un paese lontano dal proprio: El Teneen ha infatti disegnato su un muro di Berlino il volto di Giulio affiancato da un micio dipinto da Ganzeer, lo stesso che, oggi malconcio, che accompagnava il giovane nella noto foto che li ritrae assieme. Con lui anche due altri artisti egiziani, Naguib e iAhmed, hanno realizzato degli schizzi che sperano di potere tramutare presto in veri e propri murales.

“Giulio era uno di noi ed è stato ucciso come veniamo uccisi noi” è la scritta che ha aggiunto El Teneen, con il tratto elegante della grafia araba, sopra al volto di Giulio. Ma come mai ha deciso di realizzare quel murale in onore del nostro ricercatore? “Sono rimasto sorpreso – mi spiega – nel sentire della scomparsa e del barbaro assassinio di Giulio Regeni. Sono rimasto sorpreso perché è un evento raro per uno straniero in terra egiziana: quotidianamente in Egitto si sentono notizie che parlano di sparizioni forzate, torture e omicidi (a volte in pieno giorno e registrati in video) di giovani egiziani da parte dello Stato di polizia”. Ma, speranzoso, aggiunge: “Quando il caso di Giulio sarà risolto e i suoi uccisori verranno processati, questa notizia non porterà solo conforto alla sua famiglia. Sarà come riaccendere la speranza che si possa, un giorno non troppo lontano, fermare orrori simili sui giovani egiziani e portare coloro che li amministrano in nome del diritto di fronte a una giustizia imparziale”. Riguardo alle parole vergate sul volto di Giulio El Teneen mi ha detto: “Le parole che ho scelto di scrivere sul ritratto di Giulio mi sono state suggerite dai suoi genitori. In un discorso, Paolo Regeni ha riconosciuto che il caso di suo figlio è stato uno dei tanti: la polizia egiziana ha ucciso cinque uomini e ha cercato di scaricare loro addosso la colpa di essere stati i killer di Giulio. Molti sono caduti vittima del problema della brutalità della polizia e delle sue torture, molti sono ora in carcere con l’accusa di avere partecipato a una manifestazione, o dopo aver criticato il sistema politico. La guerra condotta dal regime contro le persone che lo criticano non riconosce i diritti umani”.

Della stessa idea è anche Naguib, che mi racconta come è nata la sua idea di fare il bozzetto e cosa ne pensa dell’affaire Regeni: “Sono stato invitato da don Karl, artista ed editore tedesco (autore, tra l’altro, dei graffiti che sbugiardarono il telefilm razzista “Homeland”) a partecipare a un lavoro di gruppo sul caso di Giulio Regeni in segno di risposta da parte degli artisti di strada egiziani al popolo italiano. E così ho deciso di rappresentare un ritratto di Giulio con la stessa tecnica e lo stesso stile che uso nei ritratti dei giovani rivoluzionari egiziani, morti a partire dal 2011, e ho aggiunto la scritta “il nostro fratello italiano Giulio, ha vissuto in mezzo a noi e morì come noi, come egiziano”. Con questo ho voluto dire che tutti gli esseri umani sono uguali, non importa se si è egiziani o stranieri, siamo tutti dalla parte del buono e combattiamo per la nostra libertà contro un unico grande sistema di regole che ci assedia con armi, fuoco e paura. Giulio è stato ucciso perché condivideva con noi le nostre stesse idee: il suo caso deve essere la spia accesa al mondo intero, perché si svegli e presti attenzione agli atti brutali del regime egiziano contro il popolo. Perché Giulio è italiano e dei suoi diritti umani devono essere rispettati, ma non in Egitto, perché il regime uccide tutti”. E conclude, non senza rammarico: “Vorrei dipingere in Italia per rappresentare il mio messaggio di artista alla gente, ma non ho abbastanza soldi per coprire il mio viaggio dalla Germania all’Italia. Chissà, forse un giorno ne avrò la possibilità”.

Per ricordare Regeni, iAhmed ha scelto le parole d’amore di Nizar Qabbani, siriano, uno dei più grandi poeti arabi contemporanei, morto nel 1998. “Ho iniziato a dipingere a partire dal 2011 durante il dominio della Scaf (Supreme Council of the Armed Forces) per esprimere l’opinione di quelle persone che si oppongono al governo militare. Mi interessa il caso di Regini perché il governo tace e sta con il sistema come se nulla fosse accaduto. Non è che non mi interessa perché io sono egiziano. Al contrario, mi interessa ogni caso politico all’interno o all’esterno dell’Egitto. Come me ci sono anche altri artisti che partecipano al caso di Giulio ed è necessario che lo facciano. Il caso deve essere un argomento per un pubblico più vasto nel modo e per il quale il mondo si preoccupa”.

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