Banksy e la misteriosa sparizione del murale Spy Booth. Distrutto o rubato?

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Tutti i giornali del mondo parlano di “rimozione”. Ma ancora non è chiaro (e forse non lo sarà mai) se “Spy Booth”, il murale che Banksy ha realizzato nel 2014 sulla parete di una casa a Cheltenham, nel Gloucestershire, sia stato distrutto da dei lavori di ristrutturazione o sottratto per essere rivenduto a qualche galleria.

Il giallo che permea l’opera dell’artista di Bristol inizia domenica 21 agosto, quando su Twitter appare un video che mostra la distruzione della parete, coperta da un telo blu, dell’edificio all’angolo tra Fairview Road e Hewlett Road, proprio dove era stata dipinta l’opera, con tanto di rumori delle macerie e delle ruspe in sottofondo. Forse l’effetto dell’ennesima svista di una politica comunale poco avveduta? A ben guardare non è così: nel gennaio 2015, infatti, la casa viene messa in vendita per £ 210.000 e l’agenzia immobiliare che se ne occupa mette subito in luce la necessità di svolgere lavori urgenti all’interno e all’esterno dell’edificio. Per evitare danneggiamenti all’opera, dunque, nel mese successivo il consiglio comunale della città di Cheltenham concede al proprietario dell’edificio, David Possee, quello che in inglese si chiama “retrospective planning permission”, una sorta di veto che impone al proprietario di non rimuovere il murale senza l’approvazione del consiglio.

Iniziano così i lavori, ma l’opera non può essere toccata, tanto che è lo stesso David Possee a riferire oggi che i muratori che dovevano in teoria garantire la salvaguardia del graffito hanno in realtà creato il danno, andando a toccare l’intonaco e sbriciolandolo. Ma Steve Jordan, il presidente del consiglio comunale di Cheltenham, non ci crede e oggi promette che “io stesso indagherò certamente sul caso”. Sì, perché a fare sorgere ulteriori dubbi è, come riferisce la BBC, un altro fatto: guardando dietro al telone blu delle impalcature costruite attorno all’opera di Banksy, tutto ciò che si può vedere è un muro di mattoni a vista con un cumulo di macerie ai suoi piedi. Di queste ultime, molte recano frammenti di intonaco, ma solo su poche è visibile la pittura spray dell’artista. Un fatto che non è passato inosservato agli utenti della rete che abitano in quella zona e che hanno twittato “Accadrà di nuovo, i giochi sono già stati fatti”, mentre secondo altri l’opera verrà ridipinta nel futuro. Andando a spulciare nel passato, poi, la rete regala diversi articoli sui grattacapi che Spy Booth ha causato al proprietario della casa, al punto che nel marzo del 2015 l’Indipendent definiva l’opera di Cheltenham “una maledizione e non una benedizione per il proprietario di casa”.

Qualunque cosa sia successa (e succederà), l’opera di Banksy rimarrà tra le più belle e significative che l’artista di Bristol abbia mai realizzato: raffigurante tre uomini vestiti alla moda dei poliziotti anni Cinquanta e tutti dotati di strumenti per ascoltare quello che ci si dice in una cabina telefonica, l’opera viene realizzata nel 2014 a poche miglia dalla GCHQ, la sede delle operazioni di sorveglianza del governo britannico. Non è un caso: l’opera è apparsa a pochi mesi dalle rivelazioni sulle intercettazioni telefoniche dei governi occidentali da parte di Edward Snowden.

Come ricorda il Guardian, Spy Booth non è la prima opera di Banksy ad avere provocato polemiche di questo tipo: l’anno scorso, per esempio, un giudice della Corte Suprema ha ordinato ai proprietari di un muro con un pezzo di Banksy, lo stesso che era stato mandato negli States, di ritirare subito la spedizione e di riportare l’opera in Gran Bretagna. Il dipinto, Art Buff, raffigura una donna che, di spalle, fissa il plinto vuoto di una colonna, ed è apparso nel settembre 2014 a Folkestone. Come il murale Spy Booth, che è stato vandalizzato più volte, anche Art Buff è stato crossato poco dopo essere stato dipinto, raffigurando un pene proprio sopra al capitello. Ancora nel 2014 un altro lavoro di Banksy, Mobile Lovers, raffigurante una coppia che si abbraccia mentre controlla i rispettivi  telefoni, è apparso sulla parete di un club per giovani a Bristol. Quando il proprietario del club, David Stinchcombe, ha spostato l’opera all’interno del club chiedendo alle persone una libera donazione per vederlo, ha ricevuto minacce di morte. Alla fine Banksy ha scritto a Stinchcombe una lettera in cui l’artista dichiarava che il dipinto era un originale e diceva che, per quanto lo riguardava, il club poteva avere il pezzo. Quest’ultimo è stato così venduto a un collezionista per £ 400.000 e il ricavato è stato utilizzato per sostenere il costo di alcuni lavori proprio all’interno del locale per giovani.

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