La terza dimensione della Street Art, tra gesso, argilla e colla. Intervista a UrbanSolid

Interviste

Cosa ci fanno Adamo ed Eva in costume e occhiali da sole all’imbocco di un ponte? E un paio di orecchie e nasi dai colori fluo nel cuore della movida milanese? O, ancora, il simbolo dell’Euro composto da grandi spermatozoi nel sottopasso di una piazza? Per saperlo bisogna chiederlo ai legittimi autori, il duo di artisti milanesi Urban Solid, che ha realizzato questi (e altri) bassorilievi e che li ha piazzati in giro per le vie delle maggiori città europee, da Londra a Praga passando per Parigi, Berlino, Amsterdam e la Svizzera. Una forma di street art che non si avvale di bombolette e acrilici quanto di gesso, stampi e colle per affiggere sui muri vere e proprie sculture surreali.

Come e quando nasce il progetto di Urban Solid?

Tutto inizia in laboratorio nel 2009, ma è del 2010 ildebutti in strada. In quell’anno abbiamo capito che avremmo potuto conquistare una fettina della Street Art di Milano, ritagliandoci il nostro posto un po’ unconventional. Noi stessi non abbiamo una formazione da writer o da street artist: abbiamo frequentato il liceo artistico prima e poi l’accademia di Brera, specializzandoci in pittura e scultura, e proprio per questo abbiamo un imprinting molto classico. Eppure la strada ci ha sempre affascinati, motivo per cui abbiamo deciso di intraprendere il progetto di Urban Solid sei anni fa. L’accademia, però, non l’abbiamo mai dimenticata: quello che per noi è diventato un vero e proprio lavoro ci ha fatti tornare a scuola, dove insegniamo la nostra tecnica agli alunni di licei e accademie.

Perché avete deciso di chiamarvi così?

Urban Solid in inglese è il rifiuto di grosse dimensioni, un televisore abbandonato in strada, per esempio, quindi il nostro nome è dovuto al fatto che, per lo più, “abbandoniamo” per strada i nostri oggetti.

Come realizzate i vostri pezzi?

Tutto nasce da un’idea ispirata dalla società contemporanea: osserviamo quello che accade attorno a noi e lo riproduciamo in maniera creativa. Per produrre le nostre opere usiamo il gesso e il cemento che, tramite dei calchi in gomma, coliamo in stampi anche a grandezza naturale (in quelle che si chiamano gomme anatomiche), oppure creiamo modelli in argilla o plastilina. Per attaccare le opere su parete, invece, usiamo diversi materiali a secondo del peso dell’elaborato: colle e chiodi vanno per la maggiore, mentre Adamo ed Eva, per esempio, sono autoportanti.

Come affiggete i vostri pezzi?

Quando lavoriamo per strada non ci poniamo il problema della scelta del muro, anzi spesso realizziamo le opere da affiggere prima di conoscere il posto in cui le attaccheremo. E abbiamo scoperto che come tecnica funziona: il vicinato accetta quello che facciamo, e se anche non lo fanno (per esempio disegnando sulle opere, taggandoci sopra o attaccandoci adesivi) noi continuiamo a “monitorare” la vita della scultura. Ci piace avere la cronistoria dell’opera, vedere come cambiano le cromie e anche come cambia la gente, la stessa che si fa i selfie in compagnia di Adamo o che tagga.

Vi considerate street artist?

Ci consideriamo scultori di strada, che è un termine molto ampio ma che ben rappresenta il nostro lavoro: lavoriamo in strada, infatti, e qui ci portiamo le nostre sculture.

Come vi guardano i writer della vecchia guardia?

Con rispetto: all’inizio temevamo  che ci sarebbe potuta essere una qualche ritorsione nei confronti del nostro operato, ma in realtà non è mai stato così. Conosciamo un sacco di writer, soprattutto a Milano, che fanno arte da molto più tempo di noi e sia noi sia loro abbiamo capito che occupiamo ciascuno la propria nicchia, siamo rispettati. In fondo nessuno va a occupare gli altri spazi.

Quale zona di Milano preferite?

Noi veniamo dalla parte ovest della città, da Busto Arsizio, ed entrando da lì conosciamo maggiormente quella zona. Poi, in realtà, ci muoviamo un po’ a caso: l’intervento sui navigli, per esempio, è venuto fuori durante una pizza serale mentre erano in giro con amici, mogli e figli. Spesso  è il muro che ci suggerisce quello che vuole, e la zona diventa così secondaria: anzi, spesso succede che prima realizziamo la scultura in laboratorio e poi scegliamo il muro a secondo di quello che abbiamo in mente.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Stiamo lavorando ad alcune sculture che, tramite multipli, occuperanno superfici più ampie: le realizziamo con dei moduli che, se ripetuti, ci permetteranno di  decorare murate di tre come di trenta metri, aggiungendo pezzi man mano e senza dovere completare tutto in una volta sola. Stanotte, invece, attaccheremo l’uomo ragno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Un pensiero su “La terza dimensione della Street Art, tra gesso, argilla e colla. Intervista a UrbanSolid

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...