Street Art fuori dal Tribunale. Ma questa volta è tutto legale (e per una buona causa)

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Per la prima volta nella storia, la Street Art entra in un Tribunale italiano senza passare dal banco degli imputati. A Milano, infatti, l’avvocato-writer (nonché avvocato dei writer) Domenico Melillo in arte Frode ha realizzato lo scorso 1 dicembre il primo live painting autorizzato fuori dal palazzo di giustizia. Una tela, tante bombolette.. e l’abito di ordinanza.

Il progetto è stato fortemente voluto dall’avvocato Francesca Cunteri, vice presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano, e autorizzato dalla dottoressa Marina Anna Tavassi, presidente della Corte d’Appello di Milano. In un primo momento si era pensato di realizzare l’opera in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo scorso 25 novembre, ma a causa del maltempo la realizzazione è stata rinviata di una settimana e si è così deciso di utilizzare la giornata di ieri per festeggiare il ventennale del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

Ne è nata un’opera che ritrae una donna rannicchiata su sé stessa, con la testa raccolta tra le gambe quasi a proteggersi da un’aggressione, e un cuore spezzato alle sue spalle: “Noi avvocati – racconta Francesca Cunteri – ci assumiamo un’importante responsabilità quando trattiamo i casi di violenza di genere: civilisti e penalisti, quali io e Domenico siamo, devono essere in grado di assistere le clienti forti di una formazione non solo professionale ma anche psicologica”.

L’idea stessa di realizzare quest’opera è nata in maniera del tutto spontanea: “Quella ricoperta dall’avvocato – continua Cunteri – è una funzione sociale di grande importanza, che si pratica tanto più nei casi che prevedono la tutela della donna. Non è un caso che l’Ordine degli Avvocati, in collaborazione con l’associazione donne giuriste, organizzi ogni anno corsi di formazione professionale per potere trattare i casi di violenza di genere in modo competente e in sinergia con psicologi e forze dell’ordine”.

“Da uomo – le fa eco Frode – mi ritrovo spesso a fare da confidente con le donne che mi chiedono assistenza legale: con loro è impossibile non intessere un rapporto di fiducia che, tuttavia, va gestito nel modo più professionale possibile. Per questo ho deciso di aderire al progetto di Francesca: per ricordare che qualunque tipo di discriminazione è sbagliato, sia quello verso le donne sia quello verso la Street Art, troppo spesso vessata e allontanata dai luoghi istituzionali”.

L’opera, realizzata su un pannello, è stata depositata all’interno del Tribunale. Riguardo al suo futuro si sta pensando a una duplice scelta: lasciarla nelle aule del palazzo di giustizia, a fianco di tutti quegli affreschi, mosaici, bassorilievi e sculture che, ispirati al tema della giustizia, ne abbelliscono gli interni, o metterla all’asta per donarne il ricavato a un’associazione che si occupa della tutela delle donne vittime di violenza.

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