Un gallo per una comunità multietnica. Il regalo di Ozmo ai ragazzi di Miami

Foto, Nel Mondo

Dall’Italia agli Stati Uniti la strada è breve. Specie si ti chiami Ozmo, sei uno street artist di formazione milanese e porti tutta la tecnica e la bellezza dell’arte nostrana in trasferta negli States. Dopo San Francisco, infatti, anche la città di Miami ha invitato l’artista a realizzare un grande murale: l’opera che ne è nata è “Grab the cock”, dipinta il 10 dicembre scorso e posta all’interno della scuola elementare Eneida M. Hartner, nel cuore dell’art district di Wynwood. Non una scelta causale: la scuola è infatti frequentata da un melting pot di bambini figli di minoranze che vivono al di sotto della soglia di povertà, mentre il protagonista araldico dell’opera, un gallo, è uno dei simboli più cari alla comunità caraibica e cubana che abita nei quartiere attigui.

Come nasce la tua collaborazione con Miami e, quindi, la tua opera là?
Sono un paio di anni che mi reco a Miami durante Art Basel, fiera d’arte moderna e contemporanea, che quest’anno si è svolta dall’1 al 4 dicembre: in questi giorni la città diventa l’epicentro dell’arte contemporanea mondiale e, a Wynwood, della Street Art. “Grab the cock” è stato creato per The Raw Project che offre ad artisti particolarmente riconosciuti a livello mondiale l’occasione di realizzare delle opere, al fine di migliorare l’ambiente scolastico, attraverso l’arte urbana e l’impegno della comunità.

Qual è il significato opera?
E’ un monito contro il razzismo e la discriminazione, importante per il contesto in cui si trova (ex quartiere/ghetto di immigrati caraibici) e per i tempi odierni, visto il come il neo eletto presidente degli Stati Uniti ha portato avanti una campagna elettorale molto accesa.

Non sei di Miami e nemmeno di Milano, ma hai lavorato per anni in quest’ultima città: che cosa ti ha dato?
Milano mi ha dato moltissimo, sono arrivato che ero un giovane aspirate artista di 25 anni e ad oggi, dopo aver dipinto in tutti gli spazi sociali underground illegali e in tutti i suoi più importanti spazi espositivi museali (dal Museo del 900 al Pac fino a Palazzo Reale e Palazzo della Ragione) forse è arrivato il momento di girare pagina.

Quanto è cambiato l’ambiente “urban” milanese da quando ti ci sei trasferito a oggi?
Totalmente. Era una città molto d’avanguardia che accoglieva il diverso e con spazi ancora liberi e creativi, penso ai centri sociali a quello che era l’Isola 15 anni fa e a come la città ha creato avanguardie musicali e artistiche italiane (compresa la Street Art) che poi si sono diffuse nel resto d’Italia.

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