Rubare la Street Art? Un sito spiega come si fa, per un valore di Diecimilaeuro

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Non succede tutti i giorni di aprire Facebook e leggere che Sonda chieda ai suoi follower: “Vuoi rubare una delle mie opere in strada? Ecco il sito che ti spiega: quotazione ipotetica, ubicazione dell’opera e metodo di scassinamento”. Pensi a una goliardata e passi oltre, ma poco tempo dopo anche Pao posta: “Volete rubare un pezzo di street art? Ecco come”, con tanto di link. “Impossibile”, pensi. Ma se pure KayOne scrive “Se qualcuno mi smonta il throw-up, io lo compro!”, allora c’è qualcosa che non va.

E invece è “solo” la nuova, esilarante provocazione di Biancoshock ed Elfo che, dopo i manifesti del NO AD Day, tornano sulle barricate con il progetto “Diecimilaeuro. Ruba l’arte e mettila da parte”. Un vero e proprio sito in cui, sulla falsa riga di Arteconomy de il Sole 24 ore e compagnia, gli utenti possono trovare le quotazioni delle opere di arte pubblica più famose, con tanto di foto, descrizione dello stato di conservazione e… metodologia di furto. Avete capito bene: piede di porco per una centralina della serie “Energy Box” della premiata ditta Bros e Sonda, solvente e badile fissato ad asta telescopica per un mosaico di Invader, spatola e martello per i gessi di Urban Solid. Ma non solo: anche note (“utilizzando il tubo di acciaio è possibile ribaltare il dissuasore in modo da poterlo far rotolare fino al marciapiede. La leggera salita in ciottolato rende difficoltoso lo spostamento. Per facilitare l’operazione è necessario essere in min. 3 persone”) e difficoltà di prelievo, su una scala che va da “molto semplice” (per l’opera di un anonimo in via Sacchi a Roma) a “estremamente elevata” (per un pezzo di Miss Van realizzato su muro a Roma).

Diecimilaeuro, insomma, è una provocazione nei confronti di alcuni meccanismi che si sono intrufolati e fissati all’interno del sistema della Street Art: la strada a fondo chiuso cui portano le continue discussioni su cosa può essere definito tale e cosa, invece, sembra non averne diritto, il tema delicato del furto solo perché l’arte, una volta che diventa “di strada”, non è autorizzata, motivo, questo, che porta a polverizzare il diritto d’autore. Ultimo ma non ultimo, l’aspetto della mercificazione di questo movimento attraverso massive operazioni di marketing che, quasi sempre, non hanno interesse allo studio e allo sviluppo del fenomeno ma si concentrano solamente su un immediato tornaconto economico.

Da qui l’idea di un sito ad hoc, che non solo segnala le opere più quotate ma lo fa anche in italiano: in questo momento di confusione e bombardamento mediatico sul fenomeno della Street Art sono gli stessi artisti a suggerire al pubblico come appropriarsi di opere d’arte in modo veloce, sicuro ed efficace. Il lavoro, dunque, è volutamente scritto nella lingua italiana, escamotage, questo, che sottolinea ironicamente il classico stereotipo riferito a questo paese. Il progetto come è diviso in una prima pagina in cui ci sono segnalati gli undici lavori individuati da Biancoshock ed Elfo per un totale di 10.000 Euro, poi vi è una seconda pagina, quella denominata “Contributors”, in cui sono stati inseriti i lavori che vengono mano a mano segnalati dai lettori a un indirizzo mail.

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