Viaggio a Berlino, tra ferrovie, spiagge multietniche e gentrificazione

Foto, Nel Mondo

Natale con i tuoi e Pasqua.. a Berlino! È andata proprio così: dopo sei anni, durante le ultime vacanze pasquali, sono tornata nella città europea più iconica che conosca, la città degli edifici bombardati e (quasi) mai ricostruiti, del muro, dello zoo, della comunità turca. E, ovviamente, della Street Art. Certo, durante il ponte visitare musei e locali è impresa ardua: ma la strada, per fortuna, non chiude mai e, gambe in spalla, ho girato la capitale tedesca alla ricerca della Street Art, locale e internazionale.

Merito, in primo luogo, di Alternative Berlin Tours, un team composto da artisti, scrittori, writer, curatori, organizzatori di feste, dj, produttori musicali, video maker, musicisti e make-up artists che si prestano a diventare vere e proprie guide turistiche per gruppi di stranieri interessati a conoscere la città sotto un’altra ottica. La peculiarità di questa crew, nata a Berlino nel 2006, è infatti quella di proporre tour guidati molto lontani dai posti main stream più bazzicati per accendere invece i riflettori su una città più “verace”, nascosta, e al lavoro in stretta relazione con le associazioni, le organizzazioni, gli operatori locali, gli artisti e i collettivi che sono disseminati per tutta Berlino. A differenza di tanti altri gruppi, poi, per partecipare agli Alternative Berlin Tours non servono né prenotazioni né tanto meno pagamenti: “Ci vediamo tutti i giorni davanti alla torre della televisione di Alexanderplatz alle 11 e alle 13”, recita il sito. Il pagamento è lasciato al buon cuore di ciascuno: solo alla fine del tour, se si vuole, si può lasciare un’offerta alla guida.

La nostra (parlo di “nostra” perché, nonostante la giornata piovosa e le perplessità iniziali, ci siamo ritrovati in oltre 30 persone provenienti da Polonia, Inghilterra, Israele, Italia, Spagna e Francia) è stata Jason, un quarantenne londinese che vive a Berlino da 15 anni e che ha preso parte alla scena musicale punk rock suonando in gruppo quali Social Unrest, The Knit Separates, The Child Readers e Dysnea Boys. Io l’ho adorato. Con lui siamo andati alla scoperta della Berlino della Street Art, ma anche della metropolitana, dei quartieri con i locali più underground, dei ristoranti più multietnici e delle realtà socio culturali di cui abbiamo sentito parlare in occasione della mobilitazione Refugees Welcome.

Dopo una prima introduzione sulla storia della Berlino post Seconda guerra mondiale in piena Alexanderplatz (con tanto di gessetto colorato per disegnare per terra la divisione della città), ci siamo diretta di buona lena in Dircksenstraße, proprio sotto la ferrovia: ecco qui i paste up di SOPE, l’onnipresente Little Lucy di El Bocho, le sculture in ferro che non ti aspetti di Tejn, il piccione super riot di RPNTH, il mercato dell’arte e delle pulci. Il tutto accompagnato dalla lettura iconografica e iconologica delle opere di volta in volta viste, compreso il throw up della più famosa crew berlinese, la 1UP, con tanto di spiegazione storica della nascita e dell’evoluzione del gruppo.

Ma la vera rivelazione è stata Rosenthaler Straße nel quartiere Mitte: qui, come anche nelle vie circostanti, si trovano Cut-Outs di ogni tipo, stencil e tag con tanto di opere di Banksy e dei The London Police. Noi ci siamo buttati nella corte di quello che una volta era il Cinema Café: con piacevole stupore vi ho trovato un adesivo di Urban Lives dell’amica Ivana de Innocentis e un’opera dei milanesi Urban Solid, proprio a fianco al murale con il ritratto di Anne Frank, dipinto da Jimmy C., prima parte di un progetto avviato da Street Art BLN e Street Art London in collaborazione con il “Museo di Anne Frank”. Oltre a una serie di bar e biblioteche che non si sono sottratti all’ondata di Street Art, un edificio alto e stretto con una lunga scala in ferro ci ha portati alla scoperta di una serie tra gallerie, teatri e centri ricreativi le cui pareti sono state ricoperte da tag e graffiti di ogni tipo, proprio sulla falsa riga di quella che, sei anni fa, avevo visitato in Oranienburgerstraße, la Kunsthaus Tacheles con il celebre Cafè Zapata e il cui destino è sempre diviso tra demolizione e riqualificazione.

Inevitabile poi una puntata a Kreuzburg, quella che, sull’aereo per Berlino, un ragazzo italiano descriveva a un amico come “il quartiere Isola dei berlinesi”. Non aveva tutti i torti: qui le pareti di gran parte degli edifici sono ricoperte da murales e graffiti, legali o meno. Rientra nella prima categoria l’Astronaut – Cosmonaut di Victor Ash, realizzato durante il Backjumps Art Festival nel 2007 e che campeggia sul fianco di un edificio su Skalitzer Straße all’angolo con Mariannen Straße. Tra Manteuffelstraße e Oranienstraße, invece, c’è l’opera dell’artista belga ROA intitolata Nature Morte e che rappresenta vari animali appesi come fossero al macello. Camminando su Oppelner Straße si nota l’imponente Yellow Men degli Os Gemeos, mentre sulla stessa strada compare un’altra grande opera murale, Rounded Heads, realizzata da Nomad. Meno legali sono invece le tag realizzate da Just con l’estintore e le innovative scritte della giovane crew Uber Fresh, che per farsi notare ha deciso di apporre la propria firma in verticale e sulle stesse pareti su cui lavora la 1UP.

Ultima tappa del giro è stata quella dedicata alla zona adiacente a Schillingbrücke e, quindi, a quello che rimane del muro di Berlino: dal ponte abbiamo potuto vedere tutta la Street Art che campeggia sulla “spiaggia” di Berlino, quella costruita nella zona bar dello Yaam. Lo Young and African Arts Market esiste da oltre 15 anni e da così lungo tempo costituisce una parte importante della cultura del tempo libero a Berlino: tornei di pallacanestro, concerti reaggae, cene africane o semplicemente solo per incontrare qualcuno, lo Yaam è un luogo multiculturale di ritrovo oltre che di Street Art, come testimoniano i vari pezzi al suo interno e la bellissima scritta “Refugees Welcome” sul muro che dà sulla sponda est del fiume Spree.

Un capitolo a parte va infine dedicato a Blu, che proprio a Berlino ha realizzato ben cinque capolavori, di cui uno coperto da altre opere e due anneriti dall’artista stesso nel 2014, tutti di grandi dimensioni. Partiamo da quello che è stato coperto da altri murales: sull’Oberbaumstraße un tempo infatti si trovava Hourglass, completato nell’agosto del 2010, ma ormai sostituito da altri murales messi a rotazione. Sempre su Oberbaumstraße di Blu è però tuttora visibile il gigantesco uomo rosa formato da decine di omini più piccoli. Sempre di Blu è il murale realizzato nel 2010 su Köpenickerstraße nel parcheggio di un supermercato, intitolato semplicemente Wall, con lastre di cemento armato che componevano il Berliner Mauer a diventare banconote di fruscianti pezzi da 100 Euro. Ma la due opere berlinesi di Blu più imponenti e conosciute si trovavano su Cuvrystraße: Brothers (su cui poi  J.R. realizzò una sua particolarissima aggiunta di occhi) e di Chains, che sorge proprio accanto, sono oggi due giganti sagome nere su una delle quali (Brothers) è stato dipinto un grande dito medio che campeggia proprio dietro a una selva di gru pronte a muoversi.

Poco oltre si snoda, lungo tutta Mühlenstraße, quello che rimane del Berliner Mauer: lascio tutta la sua storia alle foto che ne ritraggono i murales.

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4 pensieri su “Viaggio a Berlino, tra ferrovie, spiagge multietniche e gentrificazione

  1. Berlino 2014. Quel tour è stato veramente interessante e ha permesso a dei ragazzi di provincia, come me e i miei amici, di scoprire una realtà che difficilmente avremmo scoperto da soli.

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