Lettere, in mostra a Genova un pezzo di storia del Writing italiano

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In origine fu il bubble style, considerata la prima tecnica per la velocità con cui si possono realizzare lettere tondeggianti: solitamente utilizzata per realizzare trow-up, venne creata dal celebre Phase 2. Poi venne il wild style, una forma intricata di graffiti, cui si aggiungono frecce e collegamenti tra le lettere: considerata la forma di writing più difficile da realizzare (oltre che da interpretare per i non writer), il termine venne coniato da Tracy 168. Infine ci fu il 3D, che sviluppa la profondità delle lettere conferendo tridimensionalità al graffito: spesso usato per abbellire le lettere semplici, questa tecnica venne ideata da Priest 167 e realizzata per la prima volta su muro da Pistol 1.

E proprio su quest’ultima tecnica ha deciso di accendere i riflettori Emanuela Caronti di Walk the Line che, in collaborazione con Daniele Decia di Question Mark, inaugurano oggi la mostra “Lettere, un’evoluzione del graffito in Italia”, fino al 23 giugno prossimo al Museo Villa Croce. Il titolo cela un vero percorso artistico che racconta lo sviluppo che ha avuto il 3D in Italia a partire dagli anni Novanta: attraverso le opere di mostri sacri quali Dado, Joys, Orion, Peeta, Soda, Yama11 e V3erbo la mostra va così ad analizzare le diverse realtà da cui, nonostante abbiano lavorato spesso insieme, questi artisti provengono e che hanno permesso a ognuno di loro di sviluppare il proprio segno diventando riconoscibili agli occhi degli esperti del settore.

La storia del graffiti – writing in Italia affonda le sue radici negli anni Ottanta, quando le città più grandi ospitavano i primi ragazzi che si ritrovano in gruppo per poter condividere le loro grandi passioni: i graffiti, l’Hip Hop, la breakdance. Ma in quegli anni è a Padova che succede qualcosa che cambierà radicalmente la concezione stilistica delle crew italiane: ai piedi di un palazzo vicino alla stazione ferroviaria (poteva essere diversamente?) ci sono “le banche”, luogo che diventerà culto anche per le generazioni successive. Qui, su superfici lastricate di marmo, si ritrovano per ballare tre ragazzi, Boogie, Stand e Zhang, cui in pochissimo tempo si aggiungono altre persone fino a fondare, nel 1991, la Ead (Escuela antigua disciples),di cui faranno poi parte diversi degli artisti coinvolti nella mostra. La Ead è stata una delle prime crew a instaurare rapporti di collaborazione con l’amministrazione comunale, portando alla creazione di un dialogo sereno tra le parti con l’attivazione di progetti e concorsi per manifestazioni di livello internazionale oltre che la ricerca di luoghi d’incontro dove poter disegnare legalmente.

Ma badate bene: “Lettere – come dicono gli organizzatori – non può e non vuole essere una mostra su una crew, anche se gran parte degli artisti fa o ha fatto parte di quel gruppo. Non è nemmeno l’elenco completo degli artisti che in Italia hanno sviluppato lo stile 3D: è, piuttosto, una mostra che vuole mettere dei punti fermi sull’importanza di come il graffiti-writing sia da cinquant’anni l’espressione volontaria di un gesto attuato da qualche ragazzo con la voglia di farsi conoscere, che seppur nascendo in un contesto di degrado metropolitano si è diffuso contaminando tutto il pianeta, con tutte le controversie che qualsiasi avanguardia artistica si porta dietro”.

All’interno del percorso espositivo verrà presentato anche il progetto #Sickquence che nasce dalla collaborazione tra Bergamasterz e Corpoc: una selezione di opere che riguarda serigrafie a un colore, con tiratura limitata di 30 pezzi ciascuna, tirate a mano su carta hahnemuhle formato 70×100 cm, e composta dagli autori Luca Font, V3rbo, Hemo, Gonzales e Loathin della crew Bergamasterz. Figli della scuola europea degli anni Novanta che ha avuto una ricerca verticale, estrema poi sfociata in nuove metamorfosi compenetrando usi e costumi della società di cui tuttora si ha riscontro in tutte le arti urbane e derive annesse. A rappresentare Genova, invece, un’installazione fotografica dedicata a un fenomeno unico in Italia che ha visto la città, e i suoi writers, presi d’assalto: l’azione, cioè, di (M) aka Mariangela Moltini, che per doversi anni ha crossato ininterrottamente tutte le azioni, le tag, i disegni e le scritte che comparivano in città. Matteo Forli, street artist e fotografo, ha documentato tale trasformazione attraverso una serie di foto 200 C-print formato 10×15, tradizionale metodo di stampa da negativo a positivo.

Anche per questo incontro è prevista la raccolta di materiale fotografico per la realizzazione dell’Inside Out Project: nato da un’idea dell’artista francese JR, con il materiale raccolto anche i ragazzi di Walk the Line parteciperanno a questo progetto mondiale portando Genova e i suoi abitanti negli spazi pubblici della città. Ad accompagnare la serata ci pensa la musica con dj set a cura di Magellano e building mapping a cura di Davide Sinapsi sulla facciata della villa verso mare.

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