Vent’anni di Writing sulla carta: la bella e longeva storia di Arcano2

Interviste

Da una parte ci sono i dati che, divulgati esattamente un anno fa dalla Fieg sull’industria italiana dei quotidiani (con un accenno anche ai periodici), parlano di una realtà disastrosa e perennemente marchiata dal segno “meno”. Dall’altra c’è un microcosmo editoriale che, forse sconosciuto ai più, è decisamente in contro tendenza con quanto affermato finora. Non si tratta, in quest’ultimo caso, dell’ennesima effimera trovata digital, o di un prodotto infarcito di pubblicità per riuscire a (soprav)vivere,  quanto di un piccolo mondo antico legato alla vecchia tradizione della carta stampata e alla altrettanto vecchia tradizione dei graffiti: parlo delle fanzine di Writing, che dagli anni Novanta arrivano vive e vegete fino ai giorni nostri, dimostrando di essere, certo, un prodotto di nicchia ma che funziona e viene prodotto, distribuito e letto ancora in grande quantità.

Un esempio su tutti è quello di Arcano2, storica “fanza” di Mestre che quest’anno ha compiuto 20 anni di attività. Per celebrare questo importante compleanno Arcano2  ha realizzato una pubblicazione speciale, la numero 11, che, “con più di 200 pagine – scrivono gli autori nella prefazione –  è l’edizione più corposa mai realizzata dalla nostra rivista”. Più simile a un catalogo artistico che a una rivista, la 20th anniversary edition non rinuncia però alla sua vera anima, sia nella forma (quella del periodico cartaceo, da sfogliare e in alcuni casi anche da aprire), sia nei contenuti (legati alla cultura Hip Hop e declinato secondo le consuete sezioni di “Interview”, “Old School”, “In The Mix”, “Trainz”, “Freightz” e “Bombing”). È lo staff stesso, composto da Sat, Flowz, Slog 175 e Zor, a chiarirlo: “Vent’anni dopo – scrivono – non è cambiato il motivo per cui siamo ancora qui a raccontare, attraverso le pagine di carta di una rivista di carta, dei piccoli ma fondamentali pezzi di storia dell’Hip-Hop italiano e internazionale: quel motivo è, semplicemente e puramente, la nostra grande passione per quella che riteniamo essere una delle più potenti e dirompenti culture mai create dagli esseri umani. La Cultura (con la “C” maiuscola) Hip-Hop”.

A chiarirmelo ulteriormente è stato Luca, Sat, in un’intervista fiume: eccola.

Come inizia l’avventura di Arcano2?

L’anno di inizio è il 1997: in quel periodo di riviste ce n’erano tantissime, più a livello internazionale che in Italia, dove c’erano solo “Tribe” e “Aelle”. Sull’onda dell’emozione ci siamo quindi chiesti: “Perché non possiamo farlo anche noi?”. L’inizio è stato rustico e casalingo: avevamo pensato una rivista fotocopiata in bianco e nero e distribuita in 300 copie che dopo poco, grazie all’aiuto del ragazzo che allora si occupava della grafica che conosceva una tipografia, si è trasformata in una rivista con una parte di pagine a colori stampata in 1500/2000 copie. Ma il numero zero (stampato in tipografia e con qualche pagina a colori) è stato un piccolo insuccesso,  forse perché il progetto non era ancora ai livelli di altre riviste e forse perché aveva ancora alcune pagine in bianco e nero. A questo devi aggiungere che eravamo ancora inesperti, non sapevamo nulla di distribuzione, ci affidavamo agli amici, organizzavamo scambi e niente più. All’epoca ci chiamavamo ancora Arcano Revue, eravamo un’altra crew (alla quale siamo sopravvissuti solo io e Danilo, Slog175) con la quale abbiamo creato i numeri 0 e 1. Dopo poco, però, ci siamo divisi e a quel punto siamo ripartiti come Arcano2. Tanti ci chiedono perché “Arcano2”: volevamo mantenere una parte del nome originario che come si sa indica qualcosa di segreto, misterioso, di non facile e immediato riconoscimento che per essere scoperto deve essere inseguito con passione. Il 2, invece, non ha nulla a che fare col Writing, ma segna la ripartenza, lo stacco, un nuovo inizio.

Quindi com’è cambiata la fanzine in questi 20 anni?

Arcano2 ha certamente segnato una serie di passi avanti: delle grafiche per un periodo se n’è occupata un’altra persona, migliorandola, si è incrementata la rete dei contatti, abbiamo iniziato a girare bene non solo in Italia ma anche all’estero (in Europa e nel resto del mondo). Per quello che riguarda i contenuti abbiamo ampliato i pilastri della rivista. A partire da In The Mix, la sezione dedicata alle foto: qui la scelta è stata quella di dare sempre maggiore spazio non solo alle foto di pezzi potenti della scena italiana o estera ma anche, seppure in misura minore, alle foto di stili meno gradevoli perché l’obiettivo è sempre stato quello di rappresentare la realtà del Writing in Italia e all’estero nella sua totalità e interezza. Altro pilastro è sempre stato quello di avere uno sguardo fisso e attento alla vecchia scuola e alle radici, dal punto di vista del Writing e della musica: per questo abbiamo sempre dedicato uno spazio della rivista a un’intervista o a uno speciale dedicato a esponenti della vecchia scuola. Per noi il passato è fondamentale perché ha gettato le basi per il presente e ha creato i presupposti per il futuro. Non è un caso che abbiamo dato spazio a veri mostri sacri quali Grandmaster Flash, Sugar Hill Gang, Kaos One che abbiamo intervistato due volte, Skeme

Come funziona oggi Arcano2?

Attualmente lo staff conta quattro membri (io e Danilo siamo le ultime due “scorie” rimaste, poi ci sono Simone, Zor, e Florian, Flowz, quest’ultimo è il grafico e si occupa concretamente di costruire e realizzare l’Arcano2 che finisce in stampa). L’organizzazione del lavoro è questa: la raccolta delle foto avviene per passaparola e se ne occupa Simone che fa uno spamming spietato attraverso Facebook e Instagram mandando un sacco di messaggi ai writer comunicando loro che stiamo preparando il nuovo numero e che abbiamo bisogno delle loro foto. Da quando mandiamo le richieste diamo ai writer il tempo (due mesi) di inviarci le loro foto e quando le abbiamo raccolte tutte le guardiamo a una a una e diciamo quale pubblicare e quale no. Per quanto riguarda le interviste, invece, ci mettiamo a tavolino e decidiamo chi possiamo intervistare: qui io o Simone recuperiamo le mail dei vari personaggi o magari li contattiamo direttamente e proponiamo loro l’intervista, la maggior parte delle quali vengono fatte via mail.

I social diventano così uno strumento vitale per voi..

In questo processo i social hanno grande importanza: non solo per le foto ma anche per il fatto che noi stessi ci pubblicizziamo attraverso i social (Instagram più che Facebook), bombardando la rete di pubblicità e fondando il grosso della nostra distribuzione e della nostra vendita proprio su questi canali (abbiamo messo la rivista su Ebay, mentre una piccola parte della nostra distribuzione avviene ancora attraverso gli amici e i graffiti shop). È anche simpatica questa cosa che una rivista di carta sfrutti il social ma prendiamo il buono che c’è nella tecnologia.

Non avete mai pensato di diventare digital?

Per quanto riguarda il fatto di rappresentare il Writing e la musica continuiamo a credere che la carta sia il mezzo migliore. Avevamo pensato di migrare su Internet ma per impegni personali non lo facciamo: avevamo pensato di integrare la rivista con una parte digitale, un sito su cui pubblicare le foto che abbiamo scartato dalla selezione di ogni numero, come supporto in più per fare pubblicità e supportare la rivista. È un progetto che vedremo se riportare a termine, però sottolineo che si tratta di un’integrazione perché la rivista è e rimarrà una rivista cartacea: non dico che sia meglio o peggio, dico solo che a noi piace molto di più così. La tiratura è stata ridotta ed è un prodotto proprio di nicchia destinato ad appassionati: un minimo di seguito c’è e le nostre soddisfazioni ce le togliamo. Certo, negli anni Novanta tiravamo molto di più, la gente cercava soprattutto all’estero questo tipo di riviste.

Se dovessi scrivere una storia delle fanzine quali ti sentiresti di inserire?

Sicuramente inserirei “Tribe”, anche se non è stata la primissima fanzine (è stata anticipata di poco da “Aelle”) ma è stata la prima rivista realmente underground d’Italia, con una parte di foto e di interviste validissima, con poca pubblicità e molti contenuti validi. È imprescindibile. Poi mi viene in mente Defrag, che è approdata anche per un breve periodo in edicola e che cito per i contenuti validi e per le tante pagine che, dal punto di vista grafico, erano un passo più avanti.

E “Aelle”?

“Aelle”  è partita bene perché è nata come rivista underground autoprodotta con tutti i crismi, ma ha fatto la stessa fine di altri volendo diventare main stream. Quando è approdata in edicola aveva più pagine di pubblicità che pagine di Writing, smettendo così di essere una rivista di Hip Hop e diventando una rivista di moda con altri obiettivi. Secondo me ha fatto dei danni dando spazio a gente che non aveva cultura e background, ha fatto sì che l’Hip Hop in forma edulcorata fosse conosciuta dalle nuove generazione, che ora vivono con la voglia di fare soldi e zero conoscenza del passato.

Come vedi il futuro di Arcano2 e delle fanzine in generale?

Penso che la risposta sia banale ma vera: ci sono una passione e un interesse tali da continuare a tenere in vita questo progetto. Sono talmente tanti anni che lo facciamo che non riusciremmo a pensare di mollarlo: c’è stato un periodo in cui abbiamo interrotto la creazione della rivista per tre o quattro anni ma la passione è tornata e anche noi abbiamo continuato a produrre. Dopo un anno di sbattimenti, contatti, traduzioni in inglese, quando vado in tipografia, mi danno la copia stampata, sento il profumo della carta stampata e tengo in mano questa creazione, provo una soddisfazione troppo grande per pensare di fermarmi. Certo, questa è una componente narcisistica, ma è anche una bella soddisfazione frutto di un’evoluzione: penso che siamo cresciuti dal numero zero, migliorando, producendo più pagine, più le grafiche e selezionando le foto di altissimo livello. Passione e amore sono gli ingredienti fondamentali, poi c’è il fatto che siamo sempre molto aperti e non eccessivamente selettivi, siamo disponibili al massimo con le persone che ci danno le foto, quindi il fatto di essere in mezzo alla gente e aperti ci ha aiutati (alla faccia di chi dice che noi tre siamo ossessionati da New York e dallo stile newyorkese: su 218 pagine c’è tutto e il contrario di tutto).  Il futuro? Beh, la speranza è quella di continuare, di fare almeno un numero all’anno in formato libro come l’edizione del ventennale, a mo’ di riassunto di quanto fatto, nel bene e nel male, nell’anno di riferimento.

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