La poesia di strada? Un attacco alla sicurezza e al decoro. Parola del Comune di Torino

Interviste

Colpevole (e quindi punito) per avere affisso poesie in strada. Avete letto bene: protagonisti di questa storia sono Andrea Masiero, in arte Ma Rea, di cui ho già parlato in altre occasioni, e la polizia locale di Torino. La storia, tanto semplice quanto incomprensibile, è la seguente: il primo, dopo avere affisso Poesie Traffico Limitato in zona via Roma a metà aprile, a fine maggio si è visto recapitare a casa due sanzioni amministrative per un totale di 240 Euro da versare direttamente al Comune di Torino.

“Sostanzialmente – mi spiega Ma Rea – la polizia municipale ha fotografato i due lavori e ha fatto una ricerca fino a che non mi ha trovato”. Secondo il verbale, l’articolo violato con l’attività del poeta di strada è il numero 7 C del codice di regolamentazione della polizia urbana del comune di Torino (che, tra i comportamenti vietati, annovera “rimuovere, manomettere, imbrattare o fare uso improprio di sedili, panchine, fontanelle, attrezzi per giochi, barriere, termini, segnaletica stradale, cartelli recanti indicazioni di pubblico interesse, dissuasori di traffico e sosta e altri elementi d’arredo o manufatti destinati a pubblici servizi o comunque a pubblica utilità”). “Davvero –  si chiede Ma Rea – attaccare delle poesie col biadesivo modifica/manomette l’assetto urbano o qualcosa di simile?”.

Ma Ma Rea non si è dato per vinto: pochi giorni dopo ha inviato una lettera di risposta al sindaco, Chiara Appendino, e agli assessori della viabilità e della cultura: “‘’Gentili’’ amministratori – è uno stralcio della lettera – con la presente sono ad appuntarvi alcune considerazioni inerenti un fatto di cui probabilmente non siete nemmeno a conoscenza, seppur voi ne siate comunque responsabili in base al ruolo che ricoprite. Sostanzialmente il comune di Torino, nella veste di Polizia municipale, ha riconosciuto a pieno titolo il mio ruolo di artista di strada, probabilmente nell’unico modo in cui lo sa fare. L’amarezza e lo sconforto che provo per tale fatto sono indescrivibili”. Nella busta ha poi aggiunto un velo di carta igienica (uno tra i suoi supporti preferiti) con impressa una poesia.

E se dal Comune ancora non è arrivata una risposta, la sua vicenda ha avuto grande eco mediatica e Ma Rea ha ricevuto la solidarietà non solo della gente comune ma anche dei suoi colleghi: “Solidarietà a iosa, proposte di collette da parte di diverse persone e associazioni. L’interesse si sta ampliando molto. Domande su come voglio affrontare la vicenda è perché in questo modo. A Bari le Brigate dei poeti rivoluzionari faranno una serata dedicata a questo fatto”, mi dice soddisfatto Ma Rea, mentre i maggiori media italiani parlano di quanto successo.

“Dall’episodio – chiosa Ma Rea – emerge una chiara mancanza di discernimento tra quello che è controproducente per una città e ciò che non lo è. Qui si è smarrito addirittura il senso del ridicolo. Mi sarei anche aspettato qualche problema prima o poi, ma mai su questo tipo di interventi così minimali. Avere noie per queste cose significa davvero totale assenza di libertà espressiva negli spazi pubblici. Sotto questo punto di vista la mia attività errante diventa un importante esperimento socio-politico. Ma se questi sono i risultati la situazione è davvero preoccupante.

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