Frode e Manu Invisible all’Upfest 2017: a Bristol la loro opera è “illegal”

Interviste, Recensioni

Arte, musica, volontariato, charity e bambini, il tutto nella patria della Street Art. Insomma, in una sola parola Upfest Festival 2017, il più grande e libero festival d’arte e graffiti in Europa. Si è concluso lunedì, dopo tre giorni durate i quali il maltempo non ha scoraggiato i 300 artisti provenienti da tutto il mondo a  dipingere in 35 location disseminate tra Bedminster e Southville, a Bristol.

E tra vendita di arte a prezzi accessibili, stage musicali, laboratori d’arte e il supporto a Nacoa, l’associazione nazionale a supporto dei bambini vittime dell’alcol, non potevano mancare gli artisti italiani. Tra loro Frode, all’anagrafe Domenico Melillo, spesso ospite della kermesse inglese, e Manu Insvisible, alle prese con la sua seconda volta in un festival tanto importante. Ho fatto una chiacchierata con Frode e ho scoperto un sacco di cose interessanti, sull’evento ma anche sull’opera che vi hanno realizzato.

Quest’ultima si compone di una scritta, “Illegal”, illuminata solo sulle due prime lettere, e di una figura in corsa tra forze dell’ordine di diverse nazionalità. “Ebbene, quella figura sono io – mi dice Frode – che, in giacca e cravatta e bomboletta alla mano, scappo tra la polizia italiana e quella inglese, pronta ad arrestarmi per avere disegnato sui muri”. Domenico e Manu si sono occupati delle figure, Manu delle lettere: “E’ da un po’ di tempo che lavoriamo così – continua Frode – puntando su questa separazione dei ruoli ma soprattutto sulla tematica della legalità della Street Art”. Non è un caso: quello di Frode e di Manu Invisible è stato il primo caso italiano di Street Art giunto fino alla Corte di Cassazione (e assolto). Non solo. I due artisti hanno realizzato un’opera tanto iconica in un post altrettanto simbolico: Bristol, infatti, è stata tra le prime città inglesi a dotarsi di uno speciale reparto della polizia addetto a entrare nelle case dei sospettati per fare le perquisizioni del caso. Sarà solo grazie a John Nation prima e a Banksy poi che questo genere artistico verrà finalmente sdoganato, rappresentando un efficace sistema per allontanare i più giovani dal baratro dell’alcol.

“La lettura dell’opera è molteplice – mi fa notare Frode – da una parte infatti la luce che cade su “IL” rappresenta anche l’iniziale di “Illuminazione”, gesto con cui si accende la luce ma anche vero e proprio state of mind. Il resto è lasciato in grigio, ma nella nostra lingua “ILLEGAL” è tradotto come “ILLEGALE” che, sdoppiato, viene “IL LEGALE”, che sarei io”. L’opera si estende su una superficie di 7 metri per 3 (anche se il muro è lungo quasi 18) ed è stata molto apprezzata non solo dagli altri artisti presenti ma anche dai locali. “Ci siamo resi conto – chiosa Frode – che sia io come writer e avvocato dei writer sia noi come caso mediatico siamo diventati non solo famosi ma anche d’esempio al di fuori dell’Italia. Pensa che molte persone ci hanno chiesto di potere lavorare assieme, attente non solo al nostro stile ma anche al nostro trascorso e alla nostra storia”.

Non deve stupire, dunque, che Domenico Melillo sarà il primo, il prossimo 24 ottobre, a portare un tema delicato com’è quella della legalità della Street Art a un convegno accreditato dall’Ordine degli Avvocati com’è quello intitolato “Diritto nell’Arte”.

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