Mosh Pit, a Torino un pogo di 64 artisti

Interviste, Recensioni

Prendete una galleria spaziosa dalle pareti bianche e immacolate, metteteci dentro poche opere armoniosamente disposte e contemplate uno spazio fighetto ma sostanzialmente vuoto. Ora prendete la stessa galleria, metteteci dentro 64 artisti, oltre 120 opere tra tele, foto e sculture e ascoltate a tutto volume il casino punk (sonoro e visivo) che ne viene fuori. Avrete ottenuto un’esplosione di creatività e di immaginazione, un caos ordinato di stili diversissimi che si intrecciano, si spingono e si riavvicinano. O meglio avrete ottenuto Mosh Pit, la nuova mostra collettiva dal 9 settembre al 21 ottobre alla Galo Art Gallery di Torino.

Un titolo che non è un caso: mosh pit, infatti, può essere tradotto dall’inglese con “pogo”. Lo stesso che dentro alla galleria sarà causato dallo scontro fisico e concettuale di opere tanto diverse e di autori tanto eterogenei, proprio come succede a un concerto. E se di festival musicale dobbiamo parlare, anche la line up degli artisti presenti è davvero cospicua: 64, come dicevamo, 63 dei quali saranno presenti il giorno dell’inaugurazione, tra skater, fotografi, tatuatori e, ovviamente, street artist. “La line up dei numerosi artisti che invitiamo a partecipare – mi dice Andrea Galvagno, proprietario della Galo Art Gallery – è composta da personalità italiane (solo due sono stranieri, ma risiedono in Italia) con i quali abbiamo già collaborato in passato, oltre che artisti che ci interessano per una eventuale collaborazione futura. Sarebbe sbagliato, oltre che presuntuoso da parte nostra, pretendere di riunire sotto lo stesso tetto tutto il panorama della Street Art italiana. Di certo ci sono persone che apprezziamo e che secondo noi hanno uno stile e uno spessore artistico degno di stima e di rispetto”.

Bene, ma come si coordina il lavoro di così tante persone? “A ogni artista – prosegue Andrea Galvagno – è stato chiesto di realizzare due opere d’arte seguendo due dimensioni specifiche: 40×50 cm la prima e 50×60 cm la seconda. Per il resto, gli artisti sono stati liberi di scegliere la superficie di supporto e i materiali con i quali lavorare”.

Solo in questo modo è stato possibile realizzare un progetto interessante su più fronti. Quello degli artisti in primis che, spronati da una genuina competizione, hanno dato il meglio nella realizzazione di pezzi non solo unici ma anche profondamente innovativi. Quello dei collezionisti in secondo luogo che, finalmente distanti dalle logiche dei solo show o dalle esposizione di pochi artisti, possono farsi un’idea generale degli artisti attivi ora, noti o meno noti. Per la galleria, infine, che dopo 7 anni di attività, 53 mostre e ben poche collettive sperimenta un nuovo modo di approcciarsi al sistema degli artisti in vista di evoluzioni future. “Se andasse bene (cosa di cui siamo certi, n.d.r.) – prosegue Andrea Galvagno – potrebbe essere una formula da ripetere anche più in là nel tempo, anche con artisti stranieri. Fare un solo show di un artista è rischioso: o hai dei nomi che spaccano o rischi di fare flop. Dando la possibilità a più artisti di farsi conoscere con le loro opere migliori e permettendo ai clienti di visionare questo tipo di realizzazioni, facili da raggiungere e da acquistare, potremmo dare il via a un modus operandi davvero innovativo”.

Insomma, volete sapere i nomi di questi fantomatici 64 artisti? Beh, li trovate qui!

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