Il bimbo messicano che sfida Donald Trump: ecco l’opera di JR

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A Tecate, proprio lungo il muro della barriera che divide il Messico dalla Contea di San Diego, una gravissima minaccia incombe sugli Stati Uniti. Una figura gigante, che getta la sua lunga ombra sulle placide terre a stelle strisce e che ha forme malefiche: è la figura di un bimbo dai capelli scuri e dallo sguardo curioso. Così JR, noto street artist francese, si è espresso a modo suo su un recente fatto di cronaca che ha interessato Donald J. Trump: la decisione di sospendere il programma Deferred Action for Childhood Arrivals (o Daca) che, dall’epoca Obama, tutelava gli immigrati irregolari arrivati negli Usa in minore età. Scelta che, come sappiamo, si inserisce in una storica crociata di odio xenofobo che lo stesso presidente USA da sempre porta avanti contro il popolo (anche) messicano.

L’ artista francese ha dunque apposto, mercoledì scorso, la sua prima installazione in Messico: un’opera di oltre 21 metri che non è altro che la gigantografia di una foto (scattata da JR stesso) di un bambino di circa un anno che proprio a Tecate vive con la madre e i nonni. L’installazione è stata posizionata in modo che sembri che il piccolo sia intento a curiosare tra le palizzate erette in una zona off limits, bramoso di comprendere che cosa voglia rappresentare quella strana costruzione voluta dai grandi. Non è un caso che l’opera sia visibile solo dal lato americano del muro.

“L’ idea – racconta JR in un’intervista al The New York Times – mi è venuta durante un sogno. Alcune persone sognano mondi fantastici, io sogno muri “. E aggiunge: “Mi chiedo, ma questo ragazzino si preoccupa di cosa accadrà? Che cosa pensa? Quando hai un anno di vita non vedi le frontiere, e nemmeno ti rendi conto se ci sia un lato migliore dell’altro”.

Non è una novità per JR quella di occuparsi nelle proprie opere dei migranti: “La gente – prosegue – migrerà sempre. La storia ce lo insegna: quando abbiamo costruito i muri, la gente ha costruito gallerie. Quando abbiamo chiuso gli edifici, gli uomini ci sono arrivati dall’acqua. La storia dell’ umanità è la storia di persone che migrano. Di certo questo flusso naturale deve essere regolamentato, ma l’ idea che i confini debbano essere aperti è assolutamente fuori discussione”.

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