Rules of Engagement in Wunderkammern. L’intervista a Mark Jenkins e Rero

Interviste, Recensioni

Eros e thanatos, odi et amo, o ti amo o ti ammazzo. Due sentimenti agli antipodi che mai l’uomo ha saputo concentrare in un’unica espressione. Mai, all’infuori di “rules of engagement”. Nella lingua inglese, infatti, le regole di ingaggio sono direttive emanate da un’autorità militare che specificano le circostanze, le condizioni e i limiti sotto i quali le forze possono combattere col nemico. Tuttavia, l’engagement è anche l’accordo formale a sposarsi.

Non è dunque un caso che Rules of Engagement sia anche il titolo della nuova mostra della galleria Wunderkammern di Milano, la stessa con la quale, dal 20 settembre al 28 ottobre prossimi, lo spazio di via Ausonio 1A inizia la nuova stagione artistica. Protagonisti saranno, questa volta, Mark Jenkins e Rero che proprio in mostra esploreranno i meccanismi della formalizzazione delle emozioni nella nostra cultura contemporanea a partire processi opposti. Gli stessi che, da una parte, legittimano e autorizzano la violenza e l’atto di uccidere e che, dall’altro lato, validano e ufficializzano una relazione esistente basata sul più puro dei sentimenti.

In mostra saranno presentati una serie di lavori a tecnica mista ed alcune installazioni sviluppate a quattro mani dai due artisti. Americano classe 1970 Mark Jenkins e francese classe 1983 Rero, i due hanno storie solo all’apparenza diverse. I loro linguaggi, oggi così lontani, hanno in realtà la passione per un genere d’arte che esca dagli studi e dalle accademie per andare in strada. E, proprio qui, dove si intrecciano persone, pensieri, politica e altra arte, fare riflettere e discutere chiunque vi incappi.

Io ho avuto l’onore di intervistarli: ecco che cosa ci siamo detti.

RERO

Quando hai iniziato a fare arte?
Ho iniziato a fare i graffiti all’età di 14 anni, proprio come molti kids della mia generazione. Ho sperimentato tecniche e riprodotto ciò che i Writer di New York facevano negli anni Settanta. Poi ho trovato il mio modo di continuare a fare interventi nello spazio pubblico ma secondo il mio stile e la mia interpretazione, non solo dello spazio e ma anche delle lettere.

Il tuo studio delle lettere risente molto del Writing!
Sì, è stato il punto iniziale del mio lavoro. Ma invece di cercare di complicare il mio stile, ho deciso di renderlo più semplice, povero e leggibile. E, per uno strano gioco del destino, ciò che doveva rendermi meno identificabile mi rende assai riconoscibile. Lo spazio in cui eseguo l’intervento è l’opera d’arte principale.

A proposito di questo, i tuoi messaggi sono site – specific: come decidi di inserire il messaggio giusto nel sito giusto?
È la parte più difficile del mio lavoro, ma anche la parte più interessante. Operare questo tipo di scelta è per me il principale atto di impegno. Prima di prendere una decisione finale sul testo che voglio scrivere, faccio molte ricerche sullo spazio e al momento cruciale, negli ultimi giri dell’azione, seguo la mia intuizione e il mio rapporto con il contesto.

Raccontami qualcosa della mostra alla galleria Wunderkammern: quali pezzi porterai? E come dialogheranno con quelli di Mark Jenkins?
Abbiamo deciso di fissare un unico tema (che è quello delle “Regole di impegno”, Rules of Engagement) per rendere la nostra conversazione più leggibile per i visitatori. Questo concetto sarcastico e polisemico è molto presente nel nostro progetto personale, quindi è stato necessario avviare una collaborazione intorno a questo topic. Abbiamo fatto due pezzi in comune per far convergere i nostri due universi (ma anche per creare tra di loro una vera frizioni intenzionale). Presentiamo anche poche opere personali in relazione a questo tema e sempre con un particolare gusto di sarcasmo. Il sarcasmo è il rimedio, il veleno e anche il capro espiatorio del nostro lavoro.

MARK JENKINS

Quando hai iniziato a fare arte?
Ho iniziato nel 2003.

Perché ha deciso di portare la tua arte per strada?
Volevo far uscire la mia arte dal mio appartamento per giocare con essa.

Il tuo modo di fare Street Art è insolito nello stile: hai mai ricevuto qualche tipo di disapprovazione da parte di artisti di strada “abituali”? Respingono o comprendono il vostro comune linguaggio di protesta?
All’ epoca in cui ho iniziato c’era un sacco di negatività da parte degli autori dei graffiti tradizionali circa il movimento della Street Art, essendo quest’ultima principalmente un’arte fatta di stencil, che a loro parere non era granché. Richiedeva, rispetto ai graffiti, poca abilità. Quindi, con il mio lavoro ho avuto un sacco di complimenti da perché era qualcosa di nuovo. E ho collaborato molto con molti artisti che fanno graffiti.

Riguardo invece alle persone che guardano o interagiscono con la tua arte, come si sentono normalmente? E che tipo di feedback ricevi?
Normalmente è un mix. Le persone a cui non piace la mia arte sono quelle che, normalmente, fanno un gran baccano. In strada ma anche sul web.

Raccontami qualcosa della mostra nella galleria Wunderkammern: quali pezzi porterai? E come dialogheranno con quelli di Rero?
Porterò per circa metà le tele per l’altra metà opere iperrealiste. Ci sono due collaborazioni con Rero. Lo spettacolo flirta con romanticismo e aggressività con il tema centrale.

 

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