Torna Wall in Art: in Valle Camonica le opere di ArtofSool, Moneyless e Ozmo

Recensioni

Dal 17 settembre al 14 ottobre è tornato, per la terza volta consecutiva in Valle Camonica, Wall in Art – Muri d’arte nella Valle dei Segni, il progetto nato dall’intuizione del Distretto Culturale di Valle Camonica sotto la direzione artistica di Ozmo. Tre murales, dalla bellezza sconcertante, che ho avuto il piacere di vedere di persona in un posto così evocativo. E non poteva essere scelto luogo migliore: il territorio camuno è infatti stato quello che, primo in Italia, ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO per il suo “tesoretto”, unico al mondo, di oltre 250mila graffiti, realizzati a partire dall’VIII millennio a.C.

Ad aprire la visita guidata è stata “Evoolution”, l’opera di ArtofSool, collettivo di artisti locali che ha reso omaggio al territorio con sei murales (della grandezza di 5×9 metri ciascuno) realizzati tra le campate della palestra della scuola media di Niardo. Qui i tre, raffigurando i differenti supporti, strumenti, linguaggi e stili propri di ogni epoca, hanno raccontato l’evoluzione della scrittura a partire dal graffito preistorico fino ai misteriosi segni di umanoidi dal futuro: l’antico camuno e la pietra in giallo, l’uomo celtico con scalpello e martello in arancione, il monaco amanuense con penna e carta in rosso, il pittori (con echi a Dalì, Pollock e Haring) con il pennello in viola, il writer contemporaneo con la bomboletta spray in azzurro e l’alieno del futuro con misteriosi medium in verde.

Una realizzazione degna di nota, completamente a bomboletta, che è stata effettuata dai tre in soli sei giorni: lo stile di ciascuno è visibile ma ben amalgamato con gli altri, la cura del dettaglio è quasi maniacale. “Guardate il riflesso negli occhi dell’amanuense e dell’alieno – ci fa notare il sindaco, Carlo Sacristani – sono esattamente i monti e i lampioni che si vedono qui davanti”. E che dire della scelta di “aggirare” il problema di una porta finestra proprio nel centro di una campata? Gli autori hanno pensato di renderla parte del murales trasformandola in uno dei finestrini della metro su cui il writer sta spruzzando la sua vernice.

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La seconda opera vista, invece, è stata quella di Moneyless, la prima a essere realizzata dall’artista in Lombardia. Milanese d’origine ma fiorentino d’adozione, Teo Pirisi ha optato per un intervento astratto su una parete, lunga 63 metri, nel Comune di Braone. Ai piedi di un monte, tra i grigi del piccolo borgo, “Braone 01” combina l’essenzialità delle forme stratte con i colori vivaci e i forti contrasti della natura e del paesaggio che la circonda. “Un’opera fortemente contestata”, ci dice il sindaco, Gabriele Prandini, che tuttavia ha centrato l’obiettivo dell’artista: creare contrasto estetico e, quindi, sociale. Dividendo tra chi la ama, chi la tollera e chi la vorrebbe cancellare, l’opera premette a chi la guarda di interpretarla come meglio crede.

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Ultima ma non ultima opera vista è stata quella del direttore artistico di Wall in Art, Ozmo. Gionata Gesi non è la prima volta che lavora qui, ma a questo giro l’impegno è stato massimo. Dopo una serie di dibattiti e di lungaggini sulla scelta del bozzetto definitivo, Ozmo ha realizzato un’imponente murata nel cuore di Vione. “Pietra forata, Dos delle Barbine e Accademia del Cattabriga” è stata ispirata alla storia locale e alle leggende di Vione, in particolar modo a quelle legate ai riti agresti e a quei culti naturalistici tanto impressi nella memoria collettiva al punto di essere integrati nella vita di tutti i giorni. Dal punto di vista iconografico, dunque, i primi due gruppi di figure disvelano il rito praticato presso una pietra forata per invocare la pioggia, oltre che la danza circolare delle vestali del dio Bergimo, il dio celtico delle alture. Nel terzo gruppo, ispirato a “et in Arcadia ego” di Pussin, il riferimento è alla prestigiosa Accademia di Vione nella quale, dal 1572 e per circa 200 anni, si insegnò gratuitamente ai figli dei pastori persino la grammatica latina.

Il tutto con il solo ausilio del pennello e di colori monocromi: quasi alla Blek le Rat, Ozmo ha infatti deciso di utilizzare uno sfondo grigio su cui si stagliano sia segni grafici di colore verde acceso sia le sagome dei personaggio in un sapiente gioco di colori che contrappone il nero con il bianco.

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E sempre a proposito di Ozmo, il lavoro della Valle Camonica è stato realizzato qualche tempo dopo a un altro grande wall che Gionata ha dipinto niente meno che a Shanghai. “Sono stato contattato da un’agenzia di comunicazione – mi racconta Ozmo – incaricata a sua volta dalla Nippon Paint, azienda di vernici che serve tutto il sud est e che da qualche anno organizza attività di charity. Le loro prime iniziative caritatevoli sono iniziate sulle pareti delle scuole delle aree rurali cinesi e nel tempo hanno proseguito fino a giungere a Shanghai. Quest’anno siamo stati chiamati in 15 da tutto il mondo a lavorare al progetto Color Way of Love”. E cosa hai deciso di rappresentare? “Nonostante una propaganda politica che non permette lo svolgimento di temi sociali “scomodi”, ho decido di interpretare il doppio tema del child care e dell’animal care. Ho così realizzato un’opera di circa 9×12 metri un po’ fumettosa, da illustrazione per bambini, sulla facciata di un edificio in disuso di Pudong”.

 

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