Cuma Project, murales militanti nel cuore dell’America Latina

Interviste

Un ragazzo di 37 anni, una laurea in Economia Aziendale in mano, la voglia di fare qualcosa di unico e, allo stesso tempo, di trovare un posto nel mondo. È solo all’apparenza una storia banale quella di Simone Fabbri, originario di Cesena ma con l’America Latina nel cuore: proprio qui, infatti, al confine tra l’Honduras ed El Salvador, nasce, nel 2016, Cuma Project, 5 realtà locali con comunità colpite dalla costruzione di progetti idroelettrici e da una pesantissima militarizzazione rigenerate grazie al lavoro della Street Art. Ma andiamo con ordine.

È il 2015 e, a seguito di una lunga esperienza con le comunità locali vessate da torti e ingiustizie, Simone decide che è giunto il momento di agire. Conosce Berta Caceres, leader COPINH (organizzazione sociale e politica senza scopo di lucro nella parte sud dell’Honduras), che però viene uccisa nel marzo 2016 a causa del suo attivismo contro le multinazionali e il governo honduregno. Che fare? “A me l’arte è sempre piaciuta – ammette durante la nostra lunga chiacchierata – ma in maniera superficiale e conoscendo poco le tecniche e gli stili. Viaggiando e vivendo là, tuttavia, ho iniziato a prestare sempre maggiore attenzione a quelle opere d’arte pubblica che avevano un messaggio politico: guardandole ho capito che quell’arte, proprio per la sua capacità di nascere e vivere in strada, era uno strumento coerente con un progetto che avesse vere e proprie finalità sociali in quei luoghi”.

In poche parole, la Street Art. Ma qui inizia la vera sfida: come rendere un progetto del genere interamente sostenibile? “Ho cominciato – continua – a cercare artisti che facessero al caso mio: mi sono così imbattuto in Stinkfish dalla Colombia, in Mazatl dal Messico e in Kill Joy dagli Stati Uniti. Le loro opere, per quanto ho inizialmente visto su Internet, erano perfettamente coerenti con il contesto del progetto, sia per i messaggi che esse veicolavano sia per una ragione puramente di gusto”.

È bastato poco: qualche mail, la presentazione di un progetto visionario, i primi contatti a Londra e la promessa di pagare tutti gli spostamenti. Andata. “Già – mi dice – ma non si trattava certo solo di mettere assieme gli artisti in un unico posto: c’erano tante variabili imprevedibili, come fare arrivare tutte le persone nello stesso momento e nello stesso luogo, acquistare il materiale in zone dove non esistono negozi di bombolette e vernici, coordinare le persone del COPINH, gli autisti e sperare in un meteo clemente”.

Ma la fortuna, si sa, aiuta gli audaci e, nonostante qualche peripezia, nell’aprile del 2016 tutto è pronto: Simone e i tre artisti partono per un lungo viaggio che parte da LLano Grande. Qui vengono realizzati due murales alla casa comunal, ma a La Ceibita, nella seconda comunità in cui avrebbero dovuto dipingere un’altra casa comunal, la polizia non gli dà il via libera. Il motivo è semplice: la famiglia che ospitava la troup faceva parte proprio del COPINH. Nonostante le prime tensioni, la polizia decide di non fare nulla e viene realizzato uno stencil di Berta Caceres nella casa della famiglia appartenente al COPINH.

Il viaggio prosegue, grazie all’aiuto delle comunità locali, toccando Rio Blanco (la più militarizzata e, quindi, la più conflittuale di queste zone), Las Delicias e Las Mesitas. In tutte queste aree viene lasciata all’artista grande libertà decisionale. “Sull’iconografia – mi dice Simone – non ho messo becco, volevo che ci fosse la più totale libertà degli artisti nella decisione del soggetto”. E così è stato: StinkFish è rimasto coerente a quello che fa di solito, realizzando stencil tratti da  foto scattate a  persone comuni che attraggono la sua attenzione in giro per il mondo. Mazatl, invece, che è solito dipingere animali, ha fatto una ricerca e ha realizzato animali che sono in pericolo di estinzione a causa della costruzione delle dighe, mentre Kill Joy si è data alla decorazione vegetale. Così facendo le opere realizzate sono state in totale 10, cui bisogna aggiungere lo stencil di Berta.

E adesso? “C’è l’idea di proseguire con una seconda edizione del progetto in un altro paese, probabilemente El Salvador, e con nuovi artisti – ammette Simone – ma l’obiettivo che ora sto perseguendo è quello di vendere online le serigrafie ispirate ad alcune opere realizzate. A dire la verità ce ne sono già alcune pronte per essere vendute”.

Quali? Partiamo dalla prima opera di Stinkfish, quella che raffigura una ragazza ritratta di profilo, ispirata al murales realizzato nella comunità de Las Delicias, di 71×71 cm; per cominciare ve ne sono 2 versioni che differiscono per numero di colori. Una versione a 9 colori in carta bianca, edizione di 150 unità (€ 220), una a 12 colori in carta bianca, edizione di 150 unità (€ 260). La seconda opera di Stinkfish, che rappresenta una ragazza raffigurata frontalmente ispirata al murales realizzato nella comunità di Llano Grande,, è di 70×100 cm, le cui serigrafie saranno pronte verso fine gennaio. Anche di questa ci saranno inizialmente due versioni, con specificità uguali alla prima opera. “Per quanto riguarda il giaguaro di Mazatl – mi dice Simone – questo sarà di 54×74 cm ed è a 5 colori. Sarà una edizione di 150 unità, per un costo di € 150. Infine, ci sarà anche una serigrafia dell’artista Kill Joy, dimensione di 54×74 cm a 5 colori, con edizione di 150 e al prezzo di € 150 euro, prevista per il 2018.

Il 10% del fatturato, infine, sarà donato al COPINH il quale potrà utilizzare il denaro nella maniera che riterrà più opportuna a seconda delle sue esigenze. “Per quanto riguarda il resto, tolte le tasse, tutti i costi e una percentuale per l’investimento in progetti futuri- chiosa Simone – sarà per me e per gli artisti nella volontà di rendere Cuma Project sostenibile nel tempo e poter continuare a realizzare progetti simili nel futuro”. Trovate tutte le informazioni qui.

 

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