Murales e diritto d’autore: il caso di Kiv

Interviste

Era marzo 2014 quando Navigli Lombardi in collaborazione con l’associazione Evoluzioni Urbane commissionava a sette artisti italiani e a uno americano la realizzazione di otto murales sui ponti tra via Pavia – via Borsi e via Lagrange – via Gola sul Naviglio Pavese. Otto pezzi, che non sono passati inosservati né alla cittadinanza né, soprattutto, ai band.

Poco tempo dopo, infatti, il pezzo di Kiv (al secolo Andrea Marrapodi) viene usato come fondale per una foto che pubblicizza un’automobile: si tratta della Nuova Citroën C1. La foto inizia a circolare sui social, specie su Facebook, con questa dicitura: “A spasso per Milano con Paper Project e Nuova Citroën C1. Allacciate le cinture, si parte!”.

“Immagina il mio stupore – mi dice Kiv – quando mia moglie mi ha mandato la foto in questione: il mio pezzo era stato usato per scopi commerciali”. Uno stupore che in questi anni non si è mai fermato e che, anzi, ha portato Kiv a riaprire la questione in questo periodo.  Pochi giorni fa, infatti, sui suoi profili social è riapparsa la foto “incriminata” con questo lancio: “This is the advertising by Citroën in front of my wall. They used my creation but they never gave me money… This is Italy…do you think I have to call a lawyer?”. Questa è la pubblicità di Citroën davanti al mio muro. Hanno usato la mia creazione, ma non mi hanno mai dato dei soldi…. Questa è l’Italia…. pensate che dovrei chiamare un avvocato?

Ebbene, l’avvocato l’ho chiamato io: Francesca Benatti è avvocato del Foro di Bologna specializzato in diritto dell’arte e si occupa di diritto d’autore sin dai tempi del suo dottorato di ricerca in proprietà intellettuale e concorrenza.  Francesca mi ha chiarito alcuni punti e mi ha dato le giuste chiavi di lettura per riuscire a districarmi in un microcosmo legislativo non facile e di certo carente sul tema della Street Art.

“Partiamo da un presupposto – inizia a spiegarmi – ossia che esistono due grandi branche che studiano il diritto d’autore: quella rappresentata dagli ordinamenti statunitensi e anglosassoni e quella rappresentata dagli ordinamenti continentali. L’Italia, assieme a Francia, Spagna, Germania e molti altri Paesi, rientra in questa seconda categoria che meglio tutela il diritto d’autore”. In che senso? “Ti faccio un esempio – prosegue – mentre in America un artista che voglia fare valere il copyright deve avere registrato la sua opera (anche nel caso dei murales), in Italia, Francia e Germania il diritto d’autore nasce direttamente con la creazione dell’opera stessa”.

E allora come fa un artista a fare valere il diritto d’autore in sede legale? “Anche in questa circostanza – mi risponde Francesca – è bene fare un distinguo. Partiamo dal caso più semplice (che poi è anche quello di Kiv, ndr): l’opera realizzata da un artista su commissione. In questa eventualità, si deve ricostruire la volontà delle parti in merito al trasferimento  dei diritti d’autore: se è stato stipulato un contratto chechiarisce questo aspetto, allora la partita è chiusa. Se questo contratto non esiste, invece, l’interpretazione  della volontà delle parti si complica. Un aiuto può derivare dal principio del diritto d’autore secondo cui la proprietà dell’opera è separata dai diritti di sfruttamento dell’opera stessa. Mi spiego: se acquisto un quadro, acquisto un bene materiale ma  non i diritti d’autore. La cessione dell’esemplare, dunque, è indipendente dalla cessione dei diritti d’autore”.

Quindi il fatto di pagare un’opera non vuole dire che i diritti d’autore siano stati trasferiti? “Esatto – prosegue Francesca – perché il pagamento, per esempio, può avvenire per coprire i costi dei materiali con cui l’artista realizza l’opera, situazione, questa, che non incide sui diritti d’autore”.

E se invece l’opera è illegale? “Anche qui – ammette Francesca – è bene interpretare la legge. Quest’ultima dice che affinché un’opera possa essere tutelata essa deve essere creata, ossia estrinsecata non in forma di idea, e possedere carattere creativo, cioè essere originale e nuova, diversa dalle opere preesistenti. Se ne deduce che la liceità non è un requisito richiesto dal legislatore per tutelare un’opera. La liceità, piuttosto, incide sul piano del diritto penale perché questo va a valutare la condotta di una persona: storico, in questo senso, è stato il caso di Domenico Frode Melillo e Manu Invisible alla Corte di Cassazione”.

Ma allora a chi si trova nella stessa situazione di Kiv cosa conviene fare? “In quel caso – chiosa Francesca – il fatto che un’opera sia stata usata in uno spot televisivo senza che sia stato chiesto il consenso  dell’autore e per di più senza la citazione del suo nome viola la legge sul diritto d’autore: in particolare  le norme sul diritto di riproduzione e sul diritto di paternità dell’opera. In generale, tuttavia, mi sento di fare una riflessione: quando si parla di sfruttamento del diritto d’autore bisogna che siano gli artisti stessi a contestare per primi la violazione e non altre persone. Questo errore lo si è commesso già al decennale della mostra Street Art Sweet Art del Pac, dove si era fatto un sondaggio popolare per decidere se tenere o meno il murales di Blu e di Ericailcane. Non c’è niente di più sbagliato. Per la legge, infatti, ciò che conta sono i titolari dei diritti: il proprietario del muro, il committente e l’artista. Il primo che si deve muovere è l’artista e se lui non dice nulla è inutile che si facciano sondaggi o vox populi”.

Annunci

Un pensiero su “Murales e diritto d’autore: il caso di Kiv

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...