Storie fiorentine: l’intervento della 639 Crew, l’attività della Street Levels Gallery e un nuovo festival

Interviste, Recensioni

Un’idea geniale o, come l’ha meglio definita Matteo Bidini, “uno degli interventi di subvertising più massicci e imponenti mai realizzati a Firenze e, forse, in Italia”. E come gli si può dare torto?

Era il settembre 2016, infatti, quando la 639 crew saliva all’ultimo piano dell’Hotel Majestic di fronte dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella: qui, invertendo l’ordine delle lettere dell’insegna, (ri)scriveva il nome del gruppo nel cielo sopra a Firenze. Ai ragazzi è poi bastato ricollegare la corrente all’impianto generale e tutto l’intervento si è illuminato ininterrottamente per due giorni, almeno prima che qualcuno se ne accorgesse e denunciasse il fatto.

Ma perché parlare oggi di un evento successo nel passato? “Stavo mettendo a posto le foto della prima mostra che abbiamo fatto, proprio nel 2016, alla Street Levels Gallery e questa ha davvero del geniale”, mi risponde sempre Matteo Bidini, che della Street Levels Gallery è uno dei fondatori.

 

La mostra si intitolava “Unity wanted” e metteva insieme alcuni artisti, fiorentini e non (Mr Wany, Zed1, Hogre, Guerrilla SPAM, CLET, Hopnn, Bue2530, Ninjaz, Fone, URTO, Ache77, Exit Enter, Jamesboy, Stelleconfuse, ZeuS OczB, Lupen 639, Blub Lartesanuotare, Moradi Il Sedicente), sul delicato tema della “ricerca dell’unità”, senza tuttavia dimenticare che gli artisti esposti erano accomunati dall’essere “uniti nella ricerca”.

“Quell’intervento – prosegue Matteo a proposito dell’operazione della 639 crew – è stato realizzato quando a Firenze c’era molta repressione: dal 2016, infatti, le pene si sono inasprite a causa dell’entrata in vigore di una normativa restrittiva sull’argomento dei graffiti. Una situazione che è andata peggiorando da quando, nel 2017, sono stati concessi alla città i muri liberi: il loro contraltare è infatti stata una repressione ancora più forte”.

Quello della 639 crew si è quindi posto come un intervento che è andato a toccare un tema caro alla scena artistica locale e che, per questo, non poteva passare inosservato proprio dalla Street Levels Gallery. Ma chi sono i ragazzi della galleria? E qual è la sua mission?

Nata nel 2013 come coworking di artisti, nel tempo è diventata la prima galleria nel suo genere a Firenze: a metà strada con l’hub creativo, la Street Levels Gallery si incarica infatti di indagare e fare informazione sui vari livelli d’interazione dell’arte con la strada e con il pubblico, oltre a diventare un punto d’incontro e di ritrovo per tutti i giovani creativi fiorentini.

“A differenza di tanti altri esperimenti di questo tipo – mi racconta Matteo Bidini – quello che noi facciamo nasce da un’esigenza: Firenze è una città che è rimasta indietro sul versante dell’arte urbana a causa del peso della Storia. Insomma, pare che oltre al Rinascimento non esista nient’altro, ma non è così! Firenze ha un movimento giovanile legato all’arte urbana e al writing molto forte e per essere una città piccola è veramente europea e sai perché? Perché la creatività nasce dalla noia”.

I ragazzi della Street Levels Gallery sono gli stessi del collettivo Progeas Family, “un gruppo di compagni universitari (di Progettazione e Gestione di Eventi Artistici e Culturali), diventati amici, poi colleghi, infine famiglia”. Dopo avere organizzato festival, jam ed eventi dal 2013, quest’anno gestiscono la direzione artistica della prima edizione di un nuovo festival, il cui nome verrà presto annunciato.

dallo svolgimento estivo, il festival seguirà alcune linee guida: tenere vivo il legame storico/culturale con la città ed il territorio di Firenze, stimolare la curiosità, l’interesse e divulgare qualcosa di potenzialmente sconosciuto al pubblico, essere ampiamente interpretabile e declinabile per le realtà che comporranno l’offerta culturale e di intrattenimento e, infine, essere in grado di creare HYPE e fare in modo che il pubblico lo ricordi.

Per tutto il resto, stay tuned!

 

 

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